Chi studia o lavora in un’altra regione ha tempo fino al 31 dicembre per chiedere di votare dove vive, senza tornare nel Comune di residenza. La domanda va presentata al Comune di domicilio. Vale per eventuali elezioni politiche ed europee e referendum in programma nel 2027.

Il limite da conoscere subito: chi vota fuori sede sceglie tra le liste e i candidati del collegio in cui si trova il domicilio, non di quello di casa. E il meccanismo non vale per le elezioni comunali e regionali.

Cosa prevede la nuova legge sul voto fuori sede

La novità è nell’articolo 8 della legge 9 ottobre 2026, n. 180, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno. Il voto fuori sede, finora concesso con deroghe valide per singole consultazioni, diventa una regola stabile.

Le istruzioni operative sono nella circolare n. 65 del 15 ottobre 2026 del Ministero dell’Interno. Ogni Comune deve istituire un elenco degli elettori fuori sede presso l’ufficio elettorale. Deve anche pubblicare sul sito un avviso con requisiti, termini e modello di domanda.

C’è una condizione che vale per tutti: il Comune di domicilio deve trovarsi in una regione diversa da quella del Comune di iscrizione elettorale. Uno studente di Enna che vive a Catania, quindi, non può usare questa procedura.

Chi può chiedere di votare fuori sede

La circolare indica quattro categorie:

  • studenti e lavoratori domiciliati fuori regione, con una permanenza prevista di almeno nove mesi;
  • chi riceve cure, terapie o trattamenti in una struttura sanitaria fuori regione per almeno tre mesi, purché la data del voto cada in quel periodo;
  • i caregiver familiari che assistono per almeno tre mesi una persona in cura fuori regione;
  • i genitori o i familiari conviventi che accompagnano un minore in cura fuori regione per almeno tre mesi.

Entro quando fare la domanda

I termini cambiano in base alla categoria:

  • studio o lavoro, condizione già in corso: entro il 31 dicembre di ogni anno, per le consultazioni dell’anno successivo;
  • studio o lavoro, condizione nata dopo il 31 dicembre: entro 30 giorni da quando si hanno i requisiti, e comunque non oltre il 45° giorno prima del voto;
  • cure, caregiver, genitori di minori in cura: non oltre il 45° giorno prima del voto.

L’iscrizione dura un anno. Chi vuole votare fuori sede anche l’anno dopo deve ripresentare la domanda.

Quali documenti servono e dove si presenta

La domanda si consegna al Comune di temporaneo domicilio, di persona o per via telematica. Il Viminale ha preparato un modello di domanda in pdf compilabile, che i Comuni possono pubblicare sui loro siti.

Vanno allegati:

  • copia di un documento di riconoscimento valido;
  • un documento che provi la condizione di fuori sede, per esempio il certificato di iscrizione all’università, il contratto o un’attestazione del datore di lavoro, l’attestazione della struttura sanitaria.

In alternativa la condizione si può autocertificare. Le dichiarazioni false restano punibili per legge.

Nel modulo si indicano anche l’indirizzo completo del domicilio e, se possibile, un’email o una PEC. Lì il Comune invierà le comunicazioni.

Come si vota il giorno delle elezioni

Il Comune di domicilio chiede a quello di residenza la conferma del diritto di voto. Poi assegna l’elettore a una sezione ordinaria vicina al domicilio. Entro il decimo giorno prima del voto rilascia un’attestazione di ammissione, anche via email, con numero e indirizzo della sezione.

Al seggio servono tre cose: un documento di riconoscimento, l’attestazione e la tessera elettorale. Se i requisiti mancano, il Comune comunica la non ammissione e l’elettore vota normalmente nel proprio Comune di residenza.

La domanda si può anche revocare, con le stesse modalità e negli stessi termini previsti per presentarla.

Un esempio pratico

Una studentessa residente a Palermo, iscritta da settembre all’università di Bologna, presenta la domanda al Comune di Bologna entro il 31 dicembre 2026. Se viene ammessa, nel 2027 vota in una sezione bolognese e sceglie tra i candidati del collegio emiliano.

Se invece si trasferisce a Bologna a febbraio 2027, ha 30 giorni di tempo dal trasferimento. Il limite resta comunque il 45° giorno prima del voto.

Cosa cambia per la Sicilia

La regola funziona nei due sensi. Vale per i siciliani che studiano o lavorano al Nord e per chi arriva da un’altra regione e vive temporaneamente in Sicilia. Il Comune di Comiso, per esempio, ha già istituito il suo elenco e accetta le domande a mano all’ufficio protocollo o via PEC.

Le elezioni regionali siciliane e le amministrative restano escluse: per quelle bisogna tornare a votare nel Comune di residenza.

Prima di inviare la domanda conviene controllare due cose sul sito del Comune di domicilio: se l’avviso è già pubblicato e a quale indirizzo PEC va spedita.