L’affermazione prenderà di sorpresa molti siciliani ma l’acqua che esce dai rubinetti in Sicilia, a Palermo come altrove, è buona da bere ed ha perfino qualità superiori ad alcune acque minerali imbottigliate.
Quasi da non crederci visto che i siciliani non solo non la bevono ma comprano talmente tanta acqua imbottigliata da produrre, solo a Palermo, ogni giorno plastica sufficiente a coprire un intero campo di calcio. Abitudini da cambiare assolutamente, per l’economia, per l’ambiente, per la crisi idrica. Per mille buoni motivi
Di questo abbiamo parlato con il Presidente dell’Associazione Neu [nòi], da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente e nella promozione di uno stile di vita sostenibile, che da oggi con la campagna di informazione e sensibilizzazione H2Oh! La verità sull’acqua pubblica a Palermo, chiama all’azione cittadini e istituzioni per promuovere un consumo idrico più consapevole in risposta alla crescente siccità, all’inquinamento e alla crisi climatica, proponendo il rilancio dell’uso dell’acqua pubblica come alternativa valida ed ecologica alle bottiglie di plastica.

Michelangelo Pavia Presidente Associazione Neu [nòi]
“Giustissimo. Partiamo proprio da questo dato: in Italia l’acqua è buona: è buona per analisi, quindi è buona dal punto di vista scientifico, è buona per normativa, per cui chi si occupa della distribuzione dell’acqua è obbligato a fornire acqua potabile con determinati parametri. E a Palermo l’Amap che fornisce in tutte le nostre case acqua potabile, acqua buona, non fa differenza. Si tratta di acqua che possiamo bere risparmiando plastica e inquinamento”.
Non beviamo acqua che potremmo consumare
“Noi, però, non lo facciamo perché c’è una sfiducia generale. Ma questo avviene sul piano nazionale nonostante, paradossalmente, siamo lo Stato in Europa con l’acqua più buona ma, per sfiducia, siamo anche tra i consumatori più assidui di acqua in bottiglia. E’ una cosa che non si spiega se non con l’influenza commerciale che ha la pubblicità delle acque in bottiglia che cavalca la sfiducia nelle istituzioni che in Italia è diffusa su tutti gli argomenti.
L’obiettivo del progetto
“L’obiettivo del progetto è diffondere il più possibile il cambiamento, quindi passare dall’acqua comprata all’acqua del rubinetto e farlo attraverso, appunto, diverse metodologie. Da un lato l’apporto scientifico: noi faremo analizzare l’acqua alle fontanelle pubbliche, negli appartamenti sia prima che dopo il filtro, sia con che senza la cisterna. Tutto per avere conferma di dati che in realtà abbiamo già perché abbiamo intervistato chi analizza l’acqua quotidianamente e ci dice che l’acqua è buona.
La seconda parte del progetto passa dalle scuole: andremo negli istituti scolastici per sfatare alcuni miti che fanno nascere la sfiducia, come quello sui calcoli renali che sarebbero favoriti dal consumo dell’acqua del rubinetto ma anche il mito delle tubature che sono vecchie cosa che non incide suòlla qualità dell’acqua.
Il danno ambientale
C’è poi la storia del danno ambientale dovuto al consumo di plastica. Solo a Palermo ogni giorno si usano bottiglie in plastica sufficienti a coprire un campo di calcio. “Questo è un dato parametrico cioè noi abbiamo il dato nazionale e abbiamo in base al numero di abitanti di Palermo fatto la stima palermitana arrivando a questo dato quindi 220.000 bottiglie al giorno; 80 milioni di bottiglie in un anno che spalmate su un campo da calcio ogni giorno portano questo tipo di risultato. Un danno che va dai costi della RAP che deve fare una raccolta più intensa, ai costi dello smaltimento, fin al danno dovuto al fatto che il riciclo comunque in generale non è mai al 100%. Anche a livello europeo siamo sotto un 20% di plastica realmente riciclata”.
“Io faccio l’educatore a scuola e porto materie come lo sviluppo sostenibile. Quando faccio vedere agli studenti le isole di plastica e la loro dimensione rimangono abbastanza sbalorditi. L’isola di plastica nell’Atlantico è grande almeno quanto la Francia. Quindi stiamo nuotando letteralmente nella plastica ed è un obbligo ormai fare qualcosa e quel qualcosa in piccolo può essere usare l’acqua del rubinetto.
Nessun problema legato0 alla crisi idrica
“Cambia veramente poco in relazione alla crisi idrica. L’acqua che beviamo rispetto all’acqua che consumiamo per altri scopi è veramente poca. Dovremmo bere due litri d’acqua al giorno a persona, basti pensare che per farci una doccia ne consumiamo in media 50 litri”.
C’è, poi, un altro tema che non è strettamente legato al progetto ma è molto importante: se l’acqua potabile in casa fosse usata soltanto per usi potabili e scaricassimo, ad esempio nei nostri WC acqua non potabile avremo realmente un risparmio. Quindi in questo possiamo invitare le nostre istituzioni a rinnovare i regolamenti edilizi per le nuove costruzioni, e realizzarle più intelligenti.
Le iniziative del progetto
“Ieri, il 9 maggio alle 14,30 ci siamo trovati su Zoom per con un’altra associazione di Roma che sta portando avanti anche un progetto locale sull’acqua pubblica e coi nostri finanziatori ovvero l’associazione punto Sud, per parlare proprio di come affrontiamo nei vari territori questa questo argomento e come cerchiamo di convincere le persone. Poi ci troveremo invece in presenza a Piazza Maggione il 13 maggio dove faremo un incontro collettivo racconteremo il progetto”.
Gli assaggi ciechi
“Proprio il 13 maggio faremo gli assaggi ciechi. Si tratta di una pratica molto divertente in cui mettiamo dei bicchieri con tre tipi di acqua, tutta acqua potabile, chiedendo alle persone di assaggiare sfidandole a riconoscere quella proveniente dal rubinetto e invitandole a dire, prima di scoprirlo, quale acqua è piaciuta di più. Posso anticiparvi che non la riconosce mai nessuno”
Quindi non c’è neanche un tema sapore
“In realtà il tema esiste. L’acqua appena sgorga dal rubinetto ha un sapore diciamo ferroso che è dato dal cloro, che è un antibatterico, quindi è usato per la nostra salute. Ma è una cosa temporanea. Basta farla evaporare un paio d’ore, magari in frigo e l’acqua diventa quasi irriconoscibile rispetto ad alcune acque minerali. Poi tutte le acque hanno un sapore diverso. C’è qualcuno a cui può non piacere, altri no. Ma a livello globale l’acqua del rubinetto dopo la decantazione diventa molto più buona che all’inizio”.
Anche chimici lavorano al progetto
“Con noi nel progetto collabora Alessio Terenzi che è un docente dell’Università di Palermo del Dipartimento di chimica. Con noi anche il dottor Ferrantelli che è un nefrologo, direttore del reparto di nefrologia dell’ospedale Civico. Entrambi ci aiuteranno a sfatare i miti”.
“L’obiettivo è di raggiungere anche solo il 10% delle persone con cui siamo entrati in contatto convincendole a cambiare abitudini. Per me sarebbe già una piccola rivoluzione perché, per mia esperienza, queste cose hanno bisogno di un tempo un po’ più prolungato quindi se anche solo il 10% delle persone che incontriamo, diciamo 100 persone, cambiano domani abitudini e iniziano a usare l’acqua pubblica, queste 100 persone saranno un modello per quelle che fra cinque, dieci anni diventeranno mille. I cambiamenti culturali hanno bisogno di tempo che, a mio avviso, non si può misurare in un progetto di un anno. Però bisogna essere ostinati e fermi”.






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