“Non farò mai il taglio dei vitalizi. Se vogliono il taglio dei vitalizi devono sfiduciarmi, anche se non esiste una sfiducia tecnica del presidente dell’Ars sono pronto a confrontarmi con una sfiducia politica”.

È quanto affermato con decisione dal presidente dell’assemblea regionale Gianfranco Miccichè nel corso di un incontro sulla presentazione dei giardini produttivi a Palazzo dei Normanni.

“Mi sembra un atto di barbarie contro la cultura – motiva il presidente dell’Ars – l’intelligenza, le capacità siciliane; il loro taglio drastico danneggerebbe solo le persone per bene, perché chi ha rubato i soldi li ha già. Mi viene in mente una personalità di alto profilo, di cui non farò il nome, che percepisce un vitalizio di sei mila euro al mese lordi, cioè tre mila netti. Con quello che vuole fare Fico si ridurrebbero a 600 euro. Mi sembra un atto di populismo insopportabile contro chi si è impegnato per la Sicilia. Continuando su questa strada si cimenterà in politica solo chi è disoccupato o i miliardari”.

Subito dopo Miccichè aggiusta il tiro con una nota ufficiale in cui si legge: “Sono disponibile a studiare un taglio dei vitalizi, ma non può essere come quello che Fico ha imposto alla Camera dei Deputati. Ci sono persone perbene che hanno dato il meglio di se stessi per questa regione: se dovesse essere applicato il taglio previsto a livello nazionale, questi ex deputati percepirebbero 600 euro al mese”.

La questione sui vitalizi degli ex deputati siciliani è approdata persino in Conferenza Stato-Regioni per tentare di trovare una soluzione rispetto alla riduzione dei trasferimenti, prevista da una norma della legge di bilancio, per chi non taglia i vitalizi. L’organismo si è riunito il 28 febbraio.

La legge dà tempo ai Consigli regionali fino al 31 marzo per tagliare i vitalizi, altrimenti scatteranno le riduzioni dei fondi statali alle Regioni inadempienti. In alcune Regioni è stato introdotto un contributo di solidarietà a carico degli ex consiglieri che percepiscono il vitalizio, in altre invece tutto è rimasto fermo per timore di ricorsi e contenziosi.

In Sicilia il “caso” è riesploso dopo che il governo Musumeci a fine febbraio ha ha deciso di non impugnare la norma dello Stato, come era stato paventato nei giorni precedenti; passando, così, la palla all’Assemblea regionale, cui spetta l’eventuale delibera sui tagli dei vitalizi, che gravano sul bilancio per circa 18 milioni di euro.

In Consiglio di Presidenza dell’Ars giace una proposta del M5s che si è arenata alla luce dei dubbi, su possibili contenziosi da parte degli ex parlamentari, espressi dall’ufficio legale.

E’ proprio il M5S a replicare a Miccichè: “Miccichè rappresenta il vero volto dell’Assemblea regionale siciliana, anacronistica e irresponsabile. Di fronte alla quotidiana e dilagante difficoltà dei siciliani di pagare le bollette e riempire il frigo, c’è ancora chi vuole salvare la ricchezza dei pochi, fatta di privilegi come il vitalizio. Micciché fa appello alla sfiducia? Ebbene, è evidente che si sta sfiduciando da solo” dice il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Francesco Cappello.

Posizione sottolineata anche dal vice presidente dell’Ars Giancarlo Cancelleri. “Il governo nazionale – spiega Cancelleri – fa sul serio. O le regioni, Sicilia compresa, tagliano questo privilegio medievale o si taglia a monte e il conto è salatissimo. Se entro fine aprile non si procederà alla rimodulazione dei vitalizi sulla base dei contributi effettivamente versati, pagheremo, come disposto dalla legge di stabilità nazionale, un taglio di trasferimenti dallo Stato di 70 milioni di euro. Una vera e propria mazzata per i siciliani a causa dell’ingordigia di una politica che pensa solo a incassare stipendi da nababbo mentre la gente muore di fame. In tutto questo, registriamo ovviamente ancora una volta il colpevole silenzio di Musumeci, autore di questa restaurazione che sta riportando la Sicilia al Medioevo”.