Grazie ad una legge approvata dall’Ars sale di oltre 4 milioni e 370 mila la spesa che i comuni siciliani dovrà affrontare per potersi permettere il pagamento delle squadre assessoriali. Salgono di altre 355 unità gli assessori che gli enti locali della Sicilia dovranno nominare, resta invariato, invece, lo spazio riservato alle donne.

Tutti d’accordo i parlamentari siciliani nell’approvazione della legge sulle giunte locali, il testo è stato ratificato all’unanimità. Una legge fortemente voluta dall’Anci e che ha scavalcato altre riforme che da molto tempo attendono il pronunciamento da parte dell’Assemblea, una tra tutti quella degli Ato.

Come riporta il Giornale di Sicilia, con la nuova normativa, varia e di molto, la tabella dei costi della politica. Palermo, per esempio, dagli attuali 8, potrà nominare 11 assessori. La spesa da 36.488 aumenterà fino a 50.180 euro al mese, in un anno 602 mila euro.

Catania, comune sull’orlo del dissesto finanziario, da 8 assessori ne potrà arruolare adesso 10, arrivando a spendere in un anno 406 mila euro. Gli altri 7 capoluoghi dell’Isola la spesa mensile per i 7 assessori finora è stata di circa 18.928 euro e salirà adesso fino a 24.336.

Saranno i comuni a doversi fare carico di queste ulteriori spese per pagare le indennità degli assessori aggiunti. La Regione, infatti, non sborserà un euro. “Significa che ogni sindaco deve ritagliare da altre voci di bilancio i soldi necessari a pagare gli stipendi ai nuovi assessori – ha spiegato l’assessore alla Funzione Pubblica, Bernadette Grasso – A meno che non voglia rinunciare alle nuove nomine: visto che la legge parla di facoltà e non di obbligo”.

L’Ars ha anche soppresso l’articolo che avrebbe garantito più spazio alle donne, la decisione ha generato un vespaio di polemiche. “Si conferma la propensione all’inciviltà di buona parte del Parlamento siciliano – hanno detto Mima Argurio ed Elvira Morana della Cgil -, che nel segreto dell’urna fa quadrato per garantire il potere in mano agli uomini”.