Il Comune di Palermo si è “dimenticato” degli obblighi che derivano dagli accordi con lo Stato per evitare il dissesto e ora deve correre ai ripari. Non è stata adottata, entro il 31 dicembre come previsto proprio da quegli accordi, la delibera di allineamento delle addizionali Irpef ed ora l’aumento delle tasse per i cittadini palermitani sembra inevitabile.
La direttiva del sindaco alla Mandalà
L’intera vicenda è riassunta in poche righe scritte dal sindaco di Palermo Roberto Lagalla alla dirigente dell’Area Entrate e Tributi Comunali Maria Mandalà. Poche righe nelle quali si da una disposizione perentoria emanata proprio il 31 dicembre nell’ultimo giorno dell’anno: “La S.V. dovrà senza indugio predisporre gli atti necessari all’incremento dell’addizionale
IRPEF per l’anno 2026 di un ulteriore 0,374% siccome richiesto dal Ministero da sottoporre al Consiglio comunale. L’aliquota della addizionale per l’anno 2026 sarà dunque fissata nella misura del 1,404%”.
L’accordo che evita il dissesto
Tutto nasce dall’accordo del 30 gennaio 2023, il così detto “Patto per Palermo” che rimise in riga i conti con un contributo statale ma anche con una serie di impegni assunti dall’amministrazione comunale. Fra questi impegni c’era l’innalzamento delle aliquote dell’addizionale Irpef comunale e dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. Due balzelli (il secondo incide, sia pure in misura minima, anche sul caro voli) che l’amministrazione di Palermo ha sempre detto di voler evitare utilizzando altre risorse per il riallineamento delle entrate ai parametri stabiliti in quell’accordo
Si poteva evitare?
Nel corso del 2025 si è sempre creduto, dunque, che questo aumento si sarebbe potuto evitare in forza dei rapporti dell’amministrazione comunale con il governo centrale e con il Ministero dell’Interno. A marzo scorso il Consiglio comunale aveva attivato la facoltà di rimodulare l’accordo. Per farlo il Comune avrebbe dovuto provvedere a reperire il quarto di sua competenza (Il 25% della quota annua di ripiano del debito, detto in parole povere) attraverso altre risorse. Insomma trovare i soldi per sterilizzare l’aumento dell’Irpef.
Ma quella facoltà è rimasta al palo. I soldi non si sono trovati e nel frattempo i mesi sono trascorsi fino ad arrivare alla fine dell’anno.
La dimenticanza
Qui scatta il vero problema. Di fatto l’amministrazione ha “dimenticato” che il 31 dicembre 2025 era il termine ultimo per trovare la copertura o attivare l’aumento dell’Irpef. Non è stato fatto né questo né quello e ora il comune, di fatto, è inadempiente rispetto all’accordo del 30 gennaio 2023.
La pezza
Ecco perché scatta la “pezza” dell’ultima ora. Con la direttiva il sindaco punta a portare in Consiglio comunale il provvedimento che chiede alla dirigente di predisporre con urgenza e deliberare, così, l’aumento dell’Irfpef entro il 28 febbraio insieme alla chiusura del bilancio 2025. Un allineamento che arriva in ritardo rispetto ai termini dell’accordo ma prima che questo ritardo possa portare ad invalidare l’accordo stesso.
Opposizioni all’attacco
Nell giornata di ieri (31 dicembre 2025) era stata convocata d’urgenza la Commissione Bilancio che, però, ha potuto solo prendere atto che al delibera non è arrivata in Consiglio comunale per tempo nonostante l’allarme del ragione generale. Basile aveva scritto su questo il 18 dicembre.
A confermalo il Consigliere del gruppo misto Carmelo Miceli “Si tratta di un fallimento per la giunta Lagalla che non ha saputo farsi valere con il governo nazionale e, nelle more di una modifica all’accordo con lo Stato più volte sbandierata, non ha ritenuto di mettere al sicuro i conti. Non portare in Consiglio la delibera è un atto di irresponsabilità politica. La direttiva del sindaco emanata nell’ultimo giorno per poter varare l’aumento Irpef, è da considerarsi tardiva. Ora bisogna correre a mettere le pezze entro il 28 febbraio ma il Comune è già inadempiente”.
Evitato il rischio di un disastroso contenzioso con lo Stato, dunque, ma non l’aumento delle tasse per i palermitani






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