Una pellicola avvincente ed emozionante, basata su una storia vera che certamente saprà conquistare gli spettatori.

BlogSicilia vi porta al cinema. Grazie alla partnership tra la nostra testata giornalistica e Blu&Blu Network, metteremo a disposizione dei nostri lettori 30 inviti gratuiti, ciascuno valido per due persone,
per l’anteprima del film “Il diritto di opporsi” (Warner Bros) che si terrà il 28 gennaio alle 20.30 al cinema Arlecchino di Palermo.

I lettori potranno prenotarsi registrandosi a questo link.

Il film sarà nelle sale dal 30 gennaio.

Michael B. Jordan e i premi Oscar Jamie Foxx (“Ray”, “Baby Driver – Il genio della fuga”, “Django: Unchained”) e Brie Larson (“Room”, “Short Term 12” e “Captain Marvel”), sono i protagonisti de “Il diritto di opporsi”, un dramma illuminante che porta sul grande schermo una delle storie più importanti del nostro tempo.

Il premiato regista Destin Daniel Cretton (“Il castello di vetro”, “Short Term 12”) ha diretto il film da una sceneggiatura che ha co-scritto, tratta dal pluripremiato best-seller di memorie ad opera di Bryan Stevenson.

“Il diritto di opporsi” si basa sulla vera storia, potente e stimolante, del giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan) e la sua storica battaglia per la giustizia. Dopo essersi laureato ad Harvard, Bryan avrebbe potuto scegliere fin da subito di svolgere dei lavori redditizi.

Al contrario, si dirige in Alabama con l’intento di difendere delle persone condannate ingiustamente, o che non avevano una rappresentanza adeguata, con il sostegno dell’attivista locale Eva Ansley (Larson). Uno dei suoi primi casi, nonché il più controverso, è quello di Walter McMillian (Foxx), che nel 1987 viene condannato a morte per il famoso omicidio di una ragazza di 18 anni, nonostante la preponderanza di prove che dimostrano la sua innocenza, e il fatto che l’unica testimonianza contro di lui è quella di un criminale con un movente per mentire.

Negli anni che seguono, Bryan si ritroverà in un labirinto di manovre legali e politiche, di razzismo palese e sfacciato, mentre combatte per Walter, e altri come lui, con le probabilità – e il sistema – contro.

Fanno parte del cast principale anche Rob Morgan (“Mudbound”) nei panni di Herbert Richardson, un detenuto che si trova nel braccio della morte in balia del proprio destino; Tim Blake Nelson (“Wormwood”) nel ruolo di Ralph Myers, la cui cruciale testimonianza contro Walter McMillian verrà messa in discussione; Rafe Spall (“La grande scommessa”) è Tommy Chapman, il procuratore distrettuale che si batte per la colpevolezza e la condanna di Walter; O’ Shea Jackson Jr. (“Straight Outta Compton”) nei panni di Anthony Ray Hinton, un altro detenuto condannato a morte ingiustamente, la cui causa viene presa in carico da Bryan, e Karan Kendrick (“Il coraggio della verità”) nel ruolo della moglie di Walter, Minnie McMillian, che è sempre rimasta al fianco di suo marito.

Il film è prodotto dal due volte candidato all’Oscar Gil Netter (“La vita di Pi”, “The Blind Side”), Asher Goldstein (“Short Term 12”) e Michael B. Jordan, mentre Bryan Stevenson, Mike Drake, Niija Kuykendall, Gabriel Hammond, Daniel Hammond, Scott Budnick, Jeff Skoll e Charles D. King sono i produttori esecutivi.

Cretton ha scritto la sceneggiatura con Andrew Lanham (“Il castello di vetro”), basata sul libro di Stevenson Just Mercy: A Story of Justice and Redemption. Pubblicato nel 2014 da Spiegel & Grau, è stato per 180 settimane nella lista dei best seller del New York Times, e nel complesso è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno da numerosi top outlets, tra cui TIMEMagazine. Per la sua opera, Stevenson si è aggiudicato inoltre la Andrew Carnegie Medal for Excellence, un NAACP Image Award e il Dayton Literary Peace Prize per la Nonfiction.

La squadra creativa che ha collaborato con Cretton dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Brett Pawlak, la scenografa Sharon Seymour, il montatore Nat Sanders e il compositore Joel P. West, che hanno tutti precedentemente collaborato con il regista ne “Il castello di vetro”. Fa parte del gruppo anche la costumista Francine Jamison-Tanchuck (“Detroit”, “End of Justice – Nessuno è innocente”).

Warner Bros Pictures presenta, “Il diritto di opporsi” in associazione con Endeavor Content/One Community/Participant Media/Macro, una produzione Gil Netter, una produzione Outlier Society.

Michael B. Jordan, che interpreta Bryan ed è uno dei produttori del film, afferma: “Durante tutto il corso della storia, vediamo alti e bassi, prove e tribolazioni mentre Bryan combatte per scagionare Walter e liberarlo dal braccio della morte. Si conoscerà Walter e trasparirà l’umanità di un innocente che è stato condannato ingiustamente, ma apparirà anche il coraggio e la passione di Bryan ed il motivo per cui ha dedicato la sua vita a questa causa, attraverso la sua organizzazione senza scopo di lucro, la Equal Justice Initiative”.
Come mostrato nel film, la EJI ha avuto una nascita molto modesta, ma è cresciuta esponenzialmente nei decenni successivi. “Sono la voce di persone che non possono parlare da sole – continua Jordan – Si alzano in piedi per coloro a cui viene detto di sedersi, e non si ritireranno fino a quando tutte le opzioni non saranno esaurite o fino a quando non si avrà giustizia. Arrivare alla giustizia è l’unica motivazione di Bryan”.
Il regista e co-sceneggiatore del film, Destin Daniel Cretton, aggiunge: “La storia del film inizia più di 30 anni fa, ma Bryan sta ancora combattendo per la stessa causa ogni giorno. Lo fa a lungo termine. Ed è probabilmente la persona più gentile ed empatica che abbia mai incontrato: una combinazione tra una mente geniale e un cuore grande, ed è in qualche modo capace di combinare le due cose per creare una strategia davvero efficace per aiutare le persone bisognose.

“Il lavoro di sempre di Bryan ci fa capire che una persona che scorge un problema e decide di fare qualcosa, può fare la differenza – continua Cretton – E l’ammontare dei cambiamenti che ha realizzato nella sua vita è alquanto irreale. Quindi nel film assistiamo alla genesi di un eroe. Ecco come l’ho percepito”.

Cretton rivela che la lettura del libro Just Mercy lo ha costretto a mettere in discussione la sua solida fiducia nel sistema giudiziario. ” ‘Giustizia per tutti’ è una frase radicata nella mia testa da quando ero bambino. Ma mentre sfogli le pagine del libro di Bryan, appare chiaramente che non c’è giustizia per tutti. C’è giustizia per alcuni e profonda ingiustizia per molti altri”.

A Cretton è stato inizialmente consegnato il libro dal produttore Gil Netter, che aveva acquisito i diritti su Just Mercy ancor prima della sua pubblicazione. Cretton racconta: “Non riuscivo a staccarmene. Le storie sono così commoventi e le persone così ben definite che ti fa dispiacere profondamente per loro. Non mi sono mai sentito così legato a personaggi che vivono una vita drasticamente diversa dalla mia. E c’è qualcosa nel modo in cui Bryan scrive – non solo come scrive, ma il modo in cui parla, il modo in cui vive la sua vita – che è davvero stimolante. Ti fa venire voglia di fare qualcosa. Ed io so fare film, quindi è stato un privilegio per me affrontare la sfida di adattare il suo libro in un film. Ho chiamato immediatamente Gil e gli ho detto che avrei fatto qualsiasi cosa pur di lavorarci”.

Netter ricorda che il libro ha avuto un effetto altrettanto potente su di lui. “Mi sono commosso profondamente e ho pensato che l’adattamento cinematografico del libro di memorie di Bryan avrebbe avuto il potere di aprire gli occhi e i cuori delle persone. La mia missione nella mia azienda è sempre stata quella di realizzare film che mostrassero che fare del bene nel mondo può avere un impatto forte e duraturo. E certamente Bryan ha apportato speranza alle persone che sono state emarginate, non solo per una questione razziale ma anche per povertà. Come dice Bryan, ‘L’opposto della povertà non è la ricchezza, è la giustizia’ “.

Il collega produttore Asher Goldstein concorda: “Francamente, la tematica di questa storia va avanti da molto tempo in questo paese, e ha una clamorosa somiglianza con ciò che ancora accade. Abbiamo pensato che fosse una storia importante da raccontare perché è estremamente rilevante”.

Jamie Foxx, che interpreta Walter McMillian, riflette: “C’era un ‘effetto domino’ razziale iniziato molto tempo fa, che non dobbiamo ancora fermato. Quindi è necessario un film come questo perché, si spera, gli spettatori – neri, bianchi, asiatici, latini, chiunque – dopo aver assistito alla proiezione lasceranno la sala con una consapevolezza diversa e diranno: ‘No, non vogliamo più che ciò accada’”.
“I film hanno un modo straordinario di unirci con persone diverse da noi – aggiunge Brie Larson, che interpreta la collega di Bryan, Eva Ansley, nel film – Quindi l’idea che le persone che forse non hanno familiarità con questo problema o che hanno un’idea preconcetta verso gli uomini e le donne che si trovano nel braccio della morte, potrebbero guardare questo film e avere una nuova visione sul funzionamento del nostro sistema giudiziario, su come può deluderci o supportarci”.

Anche se Just Mercy è diventato un best seller molto acclamato, Bryan Stevenson afferma di essere rimasto sorpreso quando Hollywood l’ha chiamato, ammettendo che all’inizio era titubante della sua trasposizione cinematografica “perché volevo rimanere fedele al libro. Ma una volta che ho avuto modo di trascorrere del tempo con Gil, Destin, Michael B. e Asher, mi sono entusiasmato dell’opportunità di realizzare un film che potesse arrivare ad un pubblico più ampio, e avere un impatto maggiore”.

Stevenson continua: “Voglio che le persone comprendano i problemi di parzialità e ingiustizia del nostro sistema di giustizia penale, un sistema che ti tratta meglio se sei ricco e colpevole, che se sei povero e innocente. A volte penso che le persone credano che non vi sia spazio per la misericordia nella giustizia, o che la misericordia sia disconnessa dalla giustizia. Ho scelto il titolo Just Mercy per descrivere la misericordia che è radicata nella comprensione che tutti possiamo cadere, che tutti abbiamo bisogno della grazia, che tutti abbiamo bisogno della redenzione, che nessuno di noi vuole essere giudicato per la cosa peggiore che non abbiamo commesso. Ed inoltre, volevo comunicare il concetto che la pietà non è ciò che diamo alle persone che riteniamo la meritino; la pietà è ciò che diamo alle persone che pensiamo non la meritino. Richiede una comprensione non solo di chi sono, ma di chi siamo. Quindi mi piace quell’interazione tra “solo” e “misericordia” nel titolo, che ha lo scopo di andare oltre l’idea che non è solo misericordia, ma è proprio misericordia. Volevo che questa idea fosse al centro del progetto”.

I realizzatori condividevano tutti quell’obiettivo e, a tal fine, hanno lavorato a stretto contatto con Stevenson durante lo sviluppo della sceneggiatura. Andrew Lanham, che ha co-scritto la sceneggiatura con Cretton, conferma: “Abbiamo trascorso molto tempo a intervistare lui e il suo staff presso l’EJI. Abbiamo esaminato praticamente ogni bozza della sceneggiatura assieme. L’obiettivo per tutti in ogni momento era: ‘Come possiamo rimanere fedeli non solo alla voce di Bryan ma anche al suo messaggio?’ “.

Lanham prosegue raccontando: “È impossibile interagire con Bryan per più di cinque minuti e non subire un cambiamento. Non importa quali siano le proprie convinzioni: ci sono alcune persone che vengono al mondo per essere anime buone e che possono davvero portare ad una trasformazione. E quando ne incontri una, è un impatto molto forte”.

“Bryan è stata la nostra stella polare in tutto il percorso – afferma Goldstein – Il fatto è che non avremmo potuto girare questo film senza la sua guida, per assicurarci che la storia che stavamo raccontando riflettesse la sua esperienza. Destin è sempre alla ricerca dell’autenticità, e la sua collaborazione con Bryan è stata preziosa, proprio per avvicinarsi il più possibile alla verità, soprattutto perché la storia è raccontata attraverso gli occhi di Bryan”.