Gli aumenti dei carburanti registrati negli ultimi giorni non sarebbero il risultato di dinamiche speculative, ma l’effetto diretto delle tensioni che attraversano il mercato energetico internazionale. È questa la posizione espressa da Riccardo Di Benedetto, presidente della provincia di Agrigento e regionale della FIGISC – Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti di Confcommercio, che interviene per analizzare l’andamento dei prezzi alla pompa e le prospettive per il settore nelle prossime settimane.
Crescita non è fenomeno improvviso
Secondo Di Benedetto, la crescita dei prezzi di benzina e gasolio non rappresenta un fenomeno improvviso. Al contrario, si tratta di un incremento progressivo che si è sviluppato nel corso degli ultimi giorni. Una dinamica che, spiega il presidente provinciale della FIGISC, segue da vicino l’andamento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali e l’evoluzione di un contesto geopolitico particolarmente complesso.
Alla base dei rincari vi sono diversi fattori concomitanti. In primo luogo il forte aumento del prezzo del greggio, che ha registrato un’impennata significativa, incidendo direttamente sui costi di approvvigionamento delle compagnie petrolifere e, di conseguenza, sui prezzi praticati negli impianti di distribuzione. A questo si aggiunge l’apprezzamento del dollaro, valuta di riferimento nelle transazioni energetiche internazionali, che rende più onerose le importazioni per i Paesi dell’area euro.
Rifornimenti più difficili e carburanti diminuiscono
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la disponibilità del prodotto. Secondo quanto evidenziato da Di Benedetto, alcune navi ferme nello stretto non starebbero garantendo il regolare rifornimento dei depositi, determinando una contrazione delle scorte e una crescente tensione sul mercato dell’offerta. Una situazione che si riflette in modo particolare in Sicilia, dove la raffineria Isab di Priolo, interessata da un recente cambio societario, avrebbe attraversato ulteriori difficoltà operative, mentre gli impianti della Sonatrach di Augusta e i depositi di Palermo registrerebbe disponibilità ridotte di carburante.
Alla luce di questi elementi, il presidente provinciale della FIGISC di Confcommercio Agrigento sottolinea come gli aumenti risultino tecnicamente giustificati dalle condizioni del mercato, pur restando estremamente gravosi per cittadini e imprese. In alcuni casi, osserva, il settore avrebbe addirittura ritardato l’adeguamento dei prezzi, continuando per alcuni giorni a vendere carburante a listini precedenti nonostante l’aumento dei costi di approvvigionamento.
I prezzi saliranno ancora
Per quanto riguarda le prospettive a breve termine, Di Benedetto non esclude ulteriori rialzi. Secondo le stime della federazione dei gestori, potrebbe verificarsi un ulteriore incremento, con un picco atteso entro la fine della settimana. Un eventuale raffreddamento dei prezzi, sottolinea, dipenderà soprattutto dall’evoluzione dello scenario internazionale.
Particolarmente significativa appare inoltre la nuova dinamica che si sta registrando tra benzina e gasolio. Con l’equiparazione delle accise introdotta dal Governo a partire dal primo gennaio, i due carburanti avevano inizialmente raggiunto livelli di prezzo quasi analoghi. Oggi, tuttavia, il mercato sta mostrando una tendenza diversa. Il principale fattore di pressione riguarda infatti il gasolio, la cui domanda resta molto elevata a fronte di una disponibilità più limitata. Questo squilibrio sta spingendo il prezzo del diesel a crescere più rapidamente rispetto a quello della benzina, determinando una situazione che negli ultimi anni si era verificata raramente: la benzina risulta infatti meno cara del gasolio.
Rischio aumenti anche dei generi alimentari al supermercato
Le conseguenze del caro carburanti rischiano ora di riflettere sull’intera economia reale. Secondo le stime della FIGISC Confcommercio Agrigento, l’aumento dei prezzi alla pompa potrebbe comportare un incremento dei costi di trasporto, con inevitabili ripercussioni sui prezzi dei beni di consumo e sull’andamento generale dell’inflazione. Il rincaro dell’energia, inoltre, non riguarda soltanto i carburanti tradizionali: anche il costo dell’energia elettrica starebbe registrando un aumento significativo, con possibili effetti indiretti persino sul settore della mobilità elettrica.
A pesare sul quadro complessivo resta infine l’incertezza geopolitica internazionale. Le tensioni in corso nell’area mediorientale, osserva Di Benedetto, stanno contribuendo ad alimentare l’instabilità dei mercati energetici e potrebbero determinare ulteriori ripercussioni qualora il conflitto dovesse aggravarsi o estendersi. Uno scenario che, secondo il presidente provinciale della FIGISC Confcommercio Agrigento, rischierebbe di spingere l’economia globale verso una fase sempre più condizionata dalle dinamiche belliche, con conseguenze dirette sui prezzi dell’energia e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Taglio accise insufficiente, servono interventi mirati
Proprio per questo motivo la federazione dei gestori di carburanti rinnova l’appello alle istituzioni affinché vengano valutati interventi mirati sul fronte fiscale. In un contesto caratterizzato da forti pressioni sui mercati energetici, conclude Di Benedetto, diventa infatti essenziale intervenire sulla componente delle accise, che incide in modo significativo sul prezzo finale dei carburanti, al fine di attenuare l’impatto dei rincari su cittadini, imprese e sull’intero sistema economico, anche se purtroppo la cosiddetta sterilizzazione delle accise, il meccanismo fiscale volto a neutralizzare l’impatto degli aumenti del prezzo del petrolio sul costo finale dei carburanti alla pompa, ad oggi purtroppo, non sembra prendere piede.






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