“Anche se tutte le attività parrocchiali sono ferme, liturgia e catechesi innanzitutto, la carità non si ferma, non può fermarsi”. Così il parroco di sant’Ernesto don Carmelo Vicari sintetizza quanto avviene nella sua parrocchia di Palermo. Ed in effetti il video che alcuni volontari della Caritas stanno facendo girare tra i parrocchiani testimonia di una macchina che non si è mai fermata.

Tutti gli spazi disponibili sono stati convertiti, in base alle nuove disposizioni sanitarie, e in essi si svolgono le normali attività, sottoponendole alle misure necessarie.

Così il salone parrocchiale che da oltre un mese non vede bambini e adulti per le attività catechetiche e ricreative sembra adesso un enorme spaccio. Sui tavoli sono ordinatamente distanziate e raggruppate le derrate alimentari che le famiglie tradizionalmente assistite dalla Caritas parrocchiale vengono a prelevare secondo turni predeterminati.

I volontari si alternano con regolarità nella predisposizione delle quantità stabilite.
Ma poi giunge un carico di derrate dal deposito del Banco alimentare di Cinisi ed allora scatta la mobilitazione generale, innanzitutto per scaricare tutto nel più breve tempo possibile. Ed anche le braccia del parroco e del vice parroco, non potendo in questo periodo dare benedizioni ed assoluzioni, si convertono in quelle di magazzinieri e trasportatori.

Ma le urgenze aumentano di giorno in giorno ed ecco che lì dove si faceva il catechismo c’è ora una postazione di segreteria ove vengono raccolte e verificate le richieste giunte dal Comune per le 200 famiglie cui in due giorni occorre consegnare il buono acquisto. Ed anche qui volontari rigorosamente forniti di guanti e mascherine si danno un gran da fare perché il tempo è poco e le richieste sono in aumento.

Le lamentele non esistono anche se qualcuno spererebbe nell’aiuto di braccia di giovani più energiche e muscolose. Sotto la mascherina parlare è difficile e le frasi giungono smozzicate, ma la sensazione che i giovani siano più impauriti degli anziani emerge. Qualcuno va più avanti e abbassata la mascherina dice: “All’inizio pensavo di non dover uscire da casa per alcun motivo. E così ho fatto. Ma poi le telefonate giunte mi hanno fatto cambiare idea. Sfidando il parere di moglie e figli sono qui, sapendo di assumere una piccola dose di rischio. Ma come si fa ad eliminare il rischio in una situazione così complicata? Ancora non sappiamo con certezza nemmeno come si contagia il virus, ma sappiamo con certezza che ci sono persone prive di reddito da oltre un mese che cominciano ad avvertire i morsi della fame”.

Complice le mascherine e la fretta si lavora in un silenzio surreale. Da fuori nessun rumore, né di auto né di persone. Tra un’ora inizieranno a venire le famiglie scaglionate a gruppi per prendere la propria dose di alimenti. Non si può perder tempo.

“Fino ad un mese fa – racconta un altro volontario – il momento della distribuzione era anche una occasione di grande comunicativa e cordialità. Ci raccontavano le loro storie e spesso rimanevano oltre il tempo necessario per chiacchierare con noi. Adesso vengono e vanno via; non hanno paura, ma non vogliono arrecare danno a noi. È il loro modo di aiutarci. Ma va detto che alle famiglie tradizionalmente assistite ogni giorno se ne aggiungono di nuove, anche quelle che meno te l’aspetti. Stiamo facendo fronte a tutte le richieste, finora”.

In un’altra stanza si fa il punto sulla iniziativa volta ad acquistare un ventilatore polmonare presso-volumetrico da donare al presidio ospedaliero Vincenzo Cervello di Palermo.

“L’iniziativa – aggiunge un altro – è partita da noi parrocchiani che l’abbiamo voluta e condivisa col parroco. In pochi giorni abbiamo quasi raggiunto la somma necessaria e la prossima settimana speriamo di consegnare tutto all’ospedale”.

Qualcuno comincia a pensare al domani. Ma il domani comincia, anzi è già cominciato, oggi, ieri e prosegue senza sosta. La Carità non si ferma, perché “Dio è carità e Dio non si ferma mai”, dice il parroco.