Sicilia terra di mafia e di pizzo?. Sì, certamente ma non soltanto. E’ la corruzione la piaga del nuovo millennio. Mani pulite non è servita a evitarla anzi ne ha allargato i confini facendo passare gli eventi corruttivi dalle mani di grandi corrotti e corruttori per arrivare fino ai piccoli gesti quotidiani che influiscono sulle attività anche dell’azienda locale. E come avvenuto in passato per il pizzo le aziende oggi mettono in conto una quota per pagare la corruzione come fosse una spesa ordinaria perché denunciare è quantomeno inutile.

Il dato emerge da uno studio dell’istat che raccoglie una serie di dati ottenuti in anonimato ma anche le statistiche locali a cominciare da quelle dell’ufficio statistico della Regione siciliana. Ne emerge un quadro shock. Per gli imprenditori la via della denuncia della corruzione è inutile e spesso diventa anche pericolosa e c’è perfino chi considera le mazzette come un fenomeno naturale. Ma le domande non sono state poste solo alle aziende ma anche ai cittadini siciliani per comprendere quanto è sviluppato il senso di indignazione nei confronti di corrotti e corruzione.

Ne emerge che il 51,4 degli abitanti dell’Isola crede che ribellarsi alle tangenti sia pericoloso, mentre più di uno su 3,il 33,8 per cento, crede che comunque sia inutile. Quest’ultimo dato lo rivela un articolo del quotidiano La Repubblica oggi in edicola. Un dato di natura culturale, certamente, ma anche effetto degli episodi di cronaca noti. Chi denuncia la corruzione ottiene spesso l’arresto o comunque la persecuzione legale del corrotto o del corruttore ma poi non riesce più a reinserirsi nel circuito produttivo o se riesce a restarvi il suo ruolo è emarginato e relegato a piccole opere. Insomma nessuno gli chiederà una mazzetta e questo lo porterà fuori da molti circuiti di assegnazione delle opere.

Una indagine che conferma l’allarme lanciato dal dossier dell’Anac, l’organismo anti corruzione italiano che assegna proprio alla Sicilia il primato della corruzione. L’analisi nel triennio dell’Anac è fatta solo sui casi noti e dunque perseguiti. In Sicilia se ne sono verificati 28 in tre anni e rappresentano il 18,5% dei casi italiani ma la proporzione ipotizzata fra i casi scoperti e quelli realmente avvenuti è di uno a cinque. C’è decisamente di che preoccuparsi se poi si aggiunge che dalle pagine di BogSicilia un funzionario dell’asp di Palermo in un ragionamento di carattere generale denuncia che il fenomeno è probabilmente ancor più diffuso di così