Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

Tutti i post


Ormai da tempo, per ragioni diverse, sembra che ci sia una crisi politica in Sicilia. Schifani a volte minimizza, spesso rilancia sulle virtù del governo e sui tanti soldi da spendere, ma ogni due settimane la maggioranza si squaglia nel voto assembleare ormai costantemente. Il rimpasto è stato evocato, come se fosse una panacea ad una situazione patologica, da più di un anno, ma il suo esito, molto limitato in qualità e dimensioni, sembra che abbia prodotto, come era facile prevedere, peggioramenti del clima politico. Ormai non è più un problema di voto segreto, tanto che uno dei soggetti politici teoricamente accontentati dal rimpastino, ha votato insieme all’opposizione contro la maggioranza. Sembra che quelle che siano mancanti siano le ragioni dello stare insieme, oltre il potere e le sue forme di rappresentazione. Di fatto manca la politica, la visione di un futuro per questa terra, di cosa debbano vivere i siciliani e quali strumenti abbiano a disposizione per farlo, in uno scenario globale che tenga insieme i problemi del mondo, il nostro rapporto con l’Europa e le nostre specificità mediterranee. Pensiamo solo ad amministrare la cassa, spesso cangiante, del bilancio ed il blocco sociale attaccato alla Regione come le cozze dei laghetti di Ganzirri a Messina. Non è un problema solo siciliano ovviamente, sembra entrata in crisi anche l’asse di governo del Paese, se no non parleremmo, sterilmente, di modificare la legge elettorale.   La verità è che in Sicilia,  prima che in Italia, per consunziine dei rapporti politici e personali, si è già proiettati alle elezioni, ma senza sapere chi votare, quando votare e soprattutto per cosa votare. Sembra che siamo davanti non ad una crisi coalizionale, ma di sistema politico. Un sistema più di potere che di politica, che riduce enormemente la partecipazione, sia del ceto politico che ovviamente dei cittadini siciliani, e quindi crea inevitabilmente scontenti nel Palazzo della politica che al di fuori. Schifani, che vorrebbe ricandidarsi ha già capito che qualcuno, più di uno, stanno dentro la maggioranza lavorando contro di lui, anche se in ordine sparso. Lui sostiene oggi che è un problema di fibrillazione politica derivante dal voto amministrativo dei comuni. E questo è in parte plausibile, visto che nel voto dei comuni solo in rarissimi casi la maggioranza regionale procede insieme. Ed il presidente dice un’altra cosa. Che lui non si farà intimidire da chi aspira a prendere in mano la Sicilia per alcuni, particolari, interessi. Ma quali interessi? Ai siciliani piacerebbe, ne avrebbero forse il diritto, sapere quali. La questione è lasciata nell’ambiguità, come se la già trita questione morale che ha colpito il palazzo della politica siciliana non lo fosse abbastanza. C’è dell’altro marcio in Sicilia, terra di discendenti vichinghi come la Danimarca? Un antico e prestigioso giornale siciliano, a firma del suo più autorevole narratore politico, si è espresso sui retroscena che tra Palermo e Roma danno per scontato un cambio di presidenza, ma la cosa anomala,  rispetto al conformismo dei giornali siciliani, a parte i siti più garibaldini o “buttanissimi”, è che ha parlato di voci, “non controllate e non confermate”, di un nuovo incombente  terremoto giudiziario. Le voci a riguardo si inseguono da tempo tra giornalisti, addetti ai lavori, burocrati regionali informati sui fatti, avventori di alcuni bar e tennisti di noti circoli, ma leggerle sulla carta stampata, seppur riportate con prudenza, rischiano solo di aumentare il toto scommesse delle indagini, e l’ansia dei partecipanti al circo politico. Ora si delinea il perché della ormai famosa profezia di Cateno De Luca su un voto autunnale quest’anno. A luglio nella manovra estiva il governo vorrebbe coprire con una glassa di miliardi la maggioranza, e speriamo gli interessi legittimi, e soprattutto i diritti, come le infernali liste di attesa. Arriveranno prima i famosi, ormai, miliardi di Bonaventura Regione o i militari della polizia giudiziaria? Un clima che sa non di crisi, ma di fine ciclo. Chi sarà il prossimo o i prossimi bersagli? Resisterà la legislatura? C’è addirittura chi parla serenamente di exit strategy. E tutto questo cui prodest? Ad interessi o poteri forti, o ai problemi dei siciliani che sono tutti sul tappeto?

La carenza a volte esiziale dei servizi, dalla salute al trasporto, le crisi dell’agroalimentare, ma soprattutto i due totem preoccupanti degli anziani e dei giovani, i primi, un’enormità, tra poco abbandonati a se stessi, i secondi tra fughe all’estero di chi studia e i barbudos, senza cv ma col kalashnikov, che restano. E su tutto si staglia il freddo dato della povertà nell’isola al 25%, come tra poco sarà la percentuale di chi andrà a votare. La crisi di sistema non è esclusivamente siciliana, solo che in Sicilia c’è sia un difetto di analisi che di idee. Diciamoci la nuda e cruda verità, questo quadro politico si reggeva su due persone, il Vice presidente Sammartino, poi colpito da rinvio a giudizio, e su Totò Cuffaro che oggi ha  patteggiato la sua vicenda giudiziaria con tre anni di servizi sociali e interdizione politica assoluta per evitare il carcere. Senza di loro, ed oggi in forma differente sono impossibilitati, questa maggioranza non sta in piedi, e forse bisognerebbe trarne le conseguenze.

 

 

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.