• Arrivano due super consulenti nominati dalla procura di Palermo sull’inchiesta dei dati falsi del Covid
  • Le memorie difensive degli indagati usate per accusare gli indagati dai pm
  • Sentito il dirigente Scondotto che comunicava i dati dei colleghi del Servizio 4

Continua a lavorare la procura di Palermo sull’inchiesta dei dati falsi dell’emergenza Covid da parte della Regione. Arrivano due “super consulenti” che hanno il compito di esaminare le carte e la documentazione dei dati della pandemia, considerati falsi e modificati ad arte dai pm che stanno lavorano a nuovi accertamenti che potrebbero far allargare l’inchiesta.

Due consulenti spulciano le carte

I pm Andrea Fusco e Maria Pia Ticino, come riporta La Repubblica, hanno chiamato i due super consulenti Patrizio Pezzotti e Antonino Di Bella, dell’Istituto superiore di sanità. “Due dei massimi esperti in materia di monitoraggio dell’epidemia — scrive la procura — Pezzotti fa anche parte della cabina di regia istituita presso l’istituto di sanità, che si occupa di elaborare i dati provenienti dalle Regioni al fine di decidere in quali fasce di rischio essere vadano posizionate”. I due esperti avranno il compito di elaborare e analizzare tutte le carte e i monitoraggi relativi alle comunicazioni tra i dipartimenti, che poi andavano a finire nel bollettino giornaliero comunicato dal Ministero della salute. Quei numeri, poi, decidevano le sorti della Sicilia, le fasce dei colori e le restrizioni.

Le accuse dalle memorie difensive

Ma c’è di più perché la procura di Palermo, dopo che l’inchiesta è stata trasferita da Trapani, ha anche iniziato a leggere le memorie difensive degli indagati. Da queste i pm potrebbero trarre ulteriori accuse agli indagati. “Le tre memorie contengono una ricostruzione di tutte le falle del sistema di monitoraggio siciliano e del caos che regnava nell’assessorato alla Sanità. In particolare – scrive l’accusa – quella della Di Liberti ha ben spiegato quale era la realtà che attraverso le sue falsificazioni ha cercato di coprire, una realtà che era in parte attribuibile alla sua stessa responsabilità”. Gli indagati sostengono di aver “corretto i dati in modo da renderli il più possibile aderenti alla realtà”. Si sarebbe cercato, dunque, di mettere ordine. Non la pensano così i pm. “Gli indagati hanno in mala fede alterato dati che andavano comunicati così come si presentavano. Quelli che pervenivano non erano infatti dati falsi, ma al più intempestivi. Dalle telefonate intercettate — conclude la procura — non emerge la volontà di correzione volta al perseguimento di una rappresentazione veritiera dei dati, ma solo quella di avere a disposizione un risultato ‘ gradito'”.

Sentito il dirigente Scondotto

I pm sentono anche i vari personaggi che potrebbero rivelare altri particolari sull’inchiesta. Uno di questi è dottore Salvatore Scondotto, a capo del Servizio 9 “Sorveglianza ed epidemiologia valutativa”. Come riporta La Repubblica il dirigente avrebbe aggiunto particolari utili. “Nella redazione dei Forms che ogni mercoledì inviavo all’Istituto superiore di sanità il dato sui tamponi processati lo traevo dalla “Piattaforma integrata sorveglianza Covid-19 sezione dati aggregati”, la traevo cioè dai dati inseriti dai miei colleghi del Servizio 4. Davo per reali questi dati — ha precisato il dottore Scondotto — dando per scontato che venissero immessi in maniera veritiera dai miei colleghi”.