• Depurazione acque reflue, la sentenza di condanna della corte di Giustizia Europea
  • Depurazione acque reflue, molti comuni siciliani inadempienti
  • Depurazione acque reflue, al via progettazione nei comuni di Carini, Cinisi e Terrasini

Inizierà a prendere forma già dai prossimi giorni, con un Masterplan degli interventi, il nuovo schema fognario depurativo per la gestione delle acque reflue per gli agglomerati siciliani di Carini, Cinisi e Terrasini, che si trovano oggi in infrazione comunitaria.

La Struttura del Commissario Unico per la Depurazione Maurizio Giugni ha consegnato formalmente oggi al raggruppamento affidatario (“PROG.IN s.r.l. – AREAENGINEERING s.r.l. – BIOSURVEY s.r.l. – STUDIO ALTIERI S.p.A.”) le attività di indagine e progettazione del costo di circa un milione di euro per l’intervento integrato di Carini, Cinisi e Terrasini. Presenti alla consegna, avvenuta lunedì, il sub Commissario per la Depurazione Riccardo Costanza, i primi cittadini dei comuni di Carini, Terrasini, Isola delle Femmine e Capaci, il Presidente di AMAP e il Responsabile Unico del Procedimento Francesco Morga di Sogesid.

Partendo dalla base di un Documento di indirizzo alla progettazione e dello studio di fattibilità tecnico-economica già realizzati, l’intervento, dal costo complessivo stimato in circa 28 milioni, consentirà di poter superare le condizioni che hanno portato gli agglomerati di Carini, Cinisi e Terrasini ad essere inclusi nelle sentenze di condanna della Corte di Giustizia Europea C-251/17 e C-85/13 per il mancato rispetto della Direttiva Comunitaria sulle acque reflue.

L’affidamento, oltre ai servizi di ingegneria, prevede indagini a supporto della progettazione. In particolare, sono previste indagini geologiche, geotecniche e topografiche, batimetriche, sedimentologiche ed ambientali sia a terra che a mare, al fine di studiare la compatibilità del progetto con il contesto ambientale.

Inoltre, sarà condotto un approfondimento sul riutilizzo della risorsa idrica in uscita dal futuro impianto di depurazione per perseguire gli usi durevoli e sostenibili in alternativa allo scarico a mare e/o in acque superficiali, nonché l’impatto antropico sull’equilibrio dell’ecosistema del Golfo di Carini dello scarico a mare delle acque trattate, in uscita dal futuro impianto, con particolare riferimento alla salvaguardia delle specie prioritari presenti nel Golfo.

“L’intervento – afferma il Commissario Giugni – consentirà di dare una risposta all’infrazione comunitaria sulle acque reflue dei Comuni di Carini, Cinisi e Terrasini. Parte l’iter progettuale di un sistema di opere complesso e dal grande rilievo per un territorio che ha oltre 150.000 abitanti equivalenti, oggi serviti solo in parte, e prospettive di sviluppo importanti”.

“Il Masterplan permetterà di recepire le istanze delle amministrazioni comunali – spiega il sub Commissario Riccardo Costanza – a cui chiediamo anche di valutare l’opportunità di sfruttare le acque reflue trattate ai fini di un riuso”.

La sentenza

La Corte di giustizia Ue ha imposto all’Italia una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di oltre 100 centri urbani o aree sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue.

L’Italia era già stata condannata dalla Corte nel 2012 e deferita per la seconda volta dalla Commissione europea per una procedura di infrazione cominciata nel 2004.

A oltre sei anni di distanza dalla prima sentenza, nel novembre del 2018,  fa notare la Corte, il numero degli agglomerati non conformi si è ridotto da 109 a 74, ma è comunque grande il ritardo nel seguire le disposizioni Ue, che si applicano dal 31 dicembre 2000. Inoltre l’Italia è già stata condannata dalla Corte per la gestione inadeguata delle acque di scarico urbane e ha in corso due procedura di infrazione per lo stesso motivo, una delle quali ha portato a una prima sentenza nel 2014.

Per questi motivi i giudici hanno stabilito che il nostro paese dovrà versare nel bilancio dell’Ue una somma forfettaria di 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’applicazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012.

Dei 74 siti non in regola molti sono in Sicilia.