Nel 2019 aumentano i reati contro l’ambiente: sono 34.648 quelli accertati, alla media di 4 ogni ora, con un incremento del +23.1% rispetto al 2018. Il ciclo del cemento è al primo posto fra le attività ecocriminali, con 11.484 casi denunciati (+74,6% rispetto al 2018). Segue il ciclo di rifiuti, con 9.527 casi (+10,9% rispetto al 2018). La Campania è, come sempre, in testa alle classifiche, con 5.549 reati contro l’ambiente, seguita nel 2019 da Puglia, Sicilia e Calabria. In queste quattro regioni si concentra il 44,4% degli illeciti ambientali accertati. È questa la fotografia scattata dal Rapporto Ecomafia 2020 di Legambiente, presentato questa mattina.

Il rapporto Ecomafia 2020 di Legambiente “mostra che sono aumentati i reati ambientali, ma anche i controlli. E’ diventata una priorità per le pubbliche amministrazioni controllare il territorio. I controlli sono l’elemento che discrimina fra il mondo sano e il mondo che sano non è. Sono un elemento diverso dalla repressione: sono prevenzione, e sono auspicati da tutti i cittadini e gli imprenditori onesti”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), partecipando alla presentazione stamani del rapporto di Legambiente.

“Nel rapporto colgo con piacere l’aumento dell’impegno contro l’abusivismo – ha detto ancora il ministro -, per salvaguardare il mondo dell’edilizia seria”. Per Costa “anche Confindustria ha capito che un disegno di legge come Terra Mia (contro lo smaltimento illegale dei rifiuti, n.d.r.) aiuta le aziende sane contro la concorrenza di quelle mafiose”. Il ministro ha annunciato che a breve saranno presentati i decreti attuativi per il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che coordina le agenzie ambientali regionali e provinciali Arpa e Appa e l’istituto nazionale di ricerca Ispra.

Contro le ecomafie “sono state adottate leggi di contrasto, ma molti provvedimenti sono ancora fermi in parlamento. Sarebbe importante rendere delitti alcuni reati contro l’ambiente che oggi sono solo contravvenzioni. Queste contravvenzioni sono indici importanti del traffico organizzato di rifiuti, ma restano disperse fra le oltre 150 procure cicondariali, non essendo concentrate nelle procure distrettuali”. Lo ha detto stamani il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, intervenendo alla presentazione del rapporto Ecomafia 2020 di Legambiente. Fra questi reati ambientali contravvenzionali il procuratore ha indicato l’inquinamento atmosferico, dove a suo avviso “serve un controllo serio, dato anche il problema del riscaldamento globale”. Cafiero De Raho ha poi auspicato l’innalzamento della soglia sanzionatoria per il traffico internazionale di rifiuti.

Da segnalare anche l’impennata dei reati contro la fauna, 8.088, (+10,9% rispetto al 2018) e quelli connessi agli incendi boschivi, con 3.916 illeciti (+92,5% rispetto al 2018). La Lombardia, da sola, con 88 ordinanze di custodia cautelare, colleziona più arresti per reati ambientali di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia messe insieme, che si fermano a 86.

Il business potenziale complessivo dell’ecomafia è stimato in 19,9 miliardi di euro per il solo 2019, e che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 mld. A spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 371 clan (3 in più rispetto all’anno prima), attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.