La Fabi UniCredit di Palermo lancia l’allarme sulla tenuta operativa della rete cittadina dopo le uscite anticipate previste dall’accordo del 20 aprile 2026 sugli esodi incentivati. L’intesa, firmata da tutte le organizzazioni sindacali e che prevede fino a 1.130 adesioni, è giudicata “positiva” dal Sindacato, ma gli effetti sulla piazza di Palermo sono definiti “critici e ormai insostenibili”.

Organici delle agenzie ridotti al minimo

“Dagli inizi di giugno numerosi lavoratori anche a Palermo hanno lasciato la banca in anticipo rispetto alle tempistiche originarie, anche per la facoltà aziendale di anticipare o posticipare le uscite fino a 12 mesi – affermano in una nota Giuseppe Angelini, Calogero Li Puma, Giuseppe Marino e Gabriele Urzì,  dirigenti sindacali della Fabi Unicredit Palermo, la sigla maggiormente rappresentativa nel Gruppo UniCredit.

Le uscite già perfezionate e in corso di definizione sono oltre trenta e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Filiali in sofferenza, con organici ridotti al minimo e carichi di lavoro non più sostenibili, uffici centrali depotenziati con attività rallentate e rischio di accumulo di arretrati e presidi territoriali indeboliti proprio mentre la banca richiede maggiore efficienza e qualità del servizio. Registriamo inoltre un aumento dei reclami della clientela, dovuto non alla scarsa professionalità del personale ma all’impossibilità oggettiva di garantire standard adeguati”.

Le richieste della Fabi

“Chiediamo l’attivazione immediata dei percorsi di nuova occupazione previsti dagli accordi, l’inserimento tempestivo di nuove risorse sulla piazza di Palermo, in numero adeguato e con profili coerenti con le esigenze operative e un confronto urgente per monitorare l’impatto delle uscite e garantire condizioni di lavoro sostenibili per chi resta. Gli impegni dell’Azienda sulla nuova occupazione vanno rispettati con immediatezza, affinché la rete e gli uffici di Palermo tornino ad avere organici adeguati e coerenti con le esigenze operative”.