L’industria in Sicilia registra un balzo in avanti storico, superando la media nazionale con una crescita del valore aggiunto del 39,3% tra il 2015 e il 2024. È questo il dato faro emerso dal Rapporto Act Tank Sicilia 2026 realizzato da TEHA Group – The European House Ambrosetti, presentato durante la quarta edizione del Forum ospitato nella prestigiosa cornice di Castello Utveggio, a Palermo. Un’occasione cruciale per fare il punto sulle prospettive economiche dell’Isola, sul ruolo degli investimenti industriali e sulle politiche necessarie per consolidare la crescita.

“La Sicilia deve passare dai volumi ai valori — ha dichiarato fermamente l’assessore Tamajo —. Non possiamo continuare a misurare la crescita economica soltanto attraverso la quantità delle merci movimentate, il numero delle imprese o l’ammontare degli investimenti. Dobbiamo interrogarci sul valore che siamo capaci di produrre, sulla ricchezza che rimane nel territorio e sulla qualità dell’occupazione che riusciamo a generare. È questa la vera sfida della politica industriale siciliana: trasformare la crescita in sviluppo strutturale, aumentando la produttività, il contenuto tecnologico delle nostre produzioni e la capacità competitiva delle imprese”.

I numeri del cambiamento: PIL a 111 miliardi e il boom della meccatronica

I dati macroeconomici presentati al Forum restituiscono l’immagine di un’Isola in forte movimento. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) siciliano ha raggiunto i 111,7 miliardi di euro nel 2024, registrando una crescita reale del 9,3% rispetto al 2019. Oltre al balzo del 39,3% del valore aggiunto industriale nell’ultimo decennio, a fare la voce grossa è il comparto della meccatronica e dell’ICT, capace da solo di generare 2,6 miliardi di euro di valore aggiunto.

“Sono indicatori significativi — ha commentato Tamajo — ma il nostro compito è fare in modo che questi risultati diventino la base di un’economia più solida, diversificata e capace di competere. Questa crescita del valore aggiunto industriale rappresenta un segnale chiaro delle nostre potenzialità, ma ci richiama anche a una responsabilità precisa: trasformare questa spinta in sviluppo diffuso e occupazione stabile”.

Catania locomotiva dell’Isola, ma lo sviluppo deve essere diffuso

Il Rapporto Ambrosetti mette in luce una forte polarizzazione geografica dello sviluppo, con l’area etnea a fare da traino. Il territorio di Catania da solo concentra il 26,8% del valore aggiunto industriale regionale, confermandosi un polo produttivo di assoluto rilievo, specialmente nell’alta tecnologia.

“La Sicilia sta dimostrando di avere capacità industriali importanti, soprattutto in settori strategici come la microelettronica — ha evidenziato l’assessore —. Il territorio di Catania rappresenta un esempio lampante delle potenzialità della nostra economia. Ma dobbiamo lavorare affinché questa crescita non rimanga circoscritta ad alcune realtà territoriali e coinvolga progressivamente l’intero tessuto produttivo dell’Isola”.

La mappa dei fondi: oltre 2,3 miliardi di risorse extraregionali

Per tradurre le parole in fatti, l’assessorato alle Attività produttive ha messo sul piatto una programmazione imponente, che dispone di oltre 2,3 miliardi di euro di risorse extraregionali provenienti da programmi europei e nazionali. Una pioggia di fondi che Tamajo intende blindare contro la vecchia logica dei finanziamenti “a pioggia”.

La ripartizione dei macro-interventi prevede:

  • 1,78 miliardi di euro destinati direttamente agli investimenti per le imprese;
  • 235,4 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo;
  • 209 milioni di euro per le infrastrutture produttive;
  • 50 milioni di euro per favorire l’aggregazione imprenditoriale;
  • Quasi 30 milioni di euro per l’internazionalizzazione del brand Sicilia.

Entrando nel dettaglio dei singoli strumenti finanziari già programmati, l’assessore ha snocciolato i capitoli di spesa principali: 315 milioni di euro per le tecnologie strategiche attraverso il programma Step; 300 milioni di cofinanziamento regionale per il colossale progetto di STMicroelectronics a Catania; 180 milioni per la misura Ripresa Sicilia; 167 milioni destinati alla sezione speciale regionale del Fondo di garanzia per le PMI e 107 milioni per l’avviso Più Artigianato.

“Dietro queste cifre c’è una precisa impostazione: non sostenere soltanto la dimensione quantitativa della nostra economia, ma intervenire sulla qualità dei processi produttivi, sull’innovazione e sulla capacità delle imprese di creare valore aggiunto”, ha precisato Tamajo.

Grandi multinazionali e PMI locali: la sfida delle filiere e della tecnologia

Il tema del rapporto tra grandi investimenti internazionali e indotto locale è stato al centro del panel pomeridiano “Visione globale, impatto locale: storie di multinazionali che credono nell’Italia e nei suoi territori”. Secondo l’esponente della giunta Schifani, la presenza dei grandi gruppi industriali non deve trasformarsi in una cattedrale nel deserto, ma deve diventare un’opportunità d’oro per il tessuto artigianale e delle piccole imprese siciliane.

“Non basta attrarre colossi industriali. Occorre costruire attorno a questi investimenti una rete di imprese siciliane capace di partecipare alla produzione, sviluppare competenze e generare valore aggiunto sul territorio. Non possiamo accontentarci di esportare maggiori quantità di prodotti se una parte rilevante del loro valore viene generata altrove. Vale per l’agroalimentare, per la manifattura e per la logistica. La Sicilia movimenta milioni di tonnellate di merci attraverso i propri porti, ma la questione vera è quanta economia riusciamo a costruire attorno a quei flussi”.

Un passaggio cruciale è stato dedicato anche alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, con il rischio che la transizione tecnologica tagli fuori i più piccoli. Per evitare questo divario, la Regione ha stanziato 126,1 milioni per la ricerca collaborativa, 109,3 milioni per le infrastrutture di ricerca, 62,6 milioni per l’avviamento delle start-up e 24,1 milioni per la digitalizzazione delle imprese.

“Essere al centro del Mediterraneo è una possibilità, non un risultato”

In chiusura del suo intervento a Castello Utveggio, l’assessore Tamajo ha lanciato una sfida geopolitica e generazionale, legando lo sviluppo industriale alla lotta contro la fuga dei cervelli dall’Isola.

“Essere al centro del Mediterraneo non significa automaticamente essere centrali nei processi economici. La posizione geografica rappresenta una possibilità, non un risultato acquisito. Dobbiamo costruire le condizioni affinché la Sicilia non sia soltanto un territorio attraversato da merci, energia e capitali, ma un luogo nel quale questi flussi generino produzione, conoscenza e occupazione qualificata. Il nostro obiettivo è una Sicilia capace di trattenere competenze, creare lavoro qualificato e offrire prospettive concrete alle nuove generazioni. Passare dai volumi ai valori significa esattamente questo: non fermarsi a quanto cresce la nostra economia, ma comprendere come cresce, per chi cresce e soprattutto quanto di questa crescita rimane ai siciliani”.