sabato ospitano a palermo il nobel per la pace

“Fuori gli inquisiti” |Il Diktat dei legali

Sabato ospiteranno a Palermo il premio Nobel per la Pace 2015 ma intanto oggi devono confrontarsi con un’altra vicenda penale che coinvolge un avvocato. I legali di Palermo, impegnati su tutti i fronti della tutela dei diritti, non hanno intenzione di stare in silenzio. al contrario prendono in mano l’immagine della categoria con l’intenzione di difenderla e rilanciare. e cominciano proprio dalla manifestazione ‘Un ramoscello d’ulivo per la Pace’, organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, alla quale sarà presente il Premio Nobel per la Pace 2015, Bâtonnier Mohamed Fadhel Mahfoudh, Presidente dell’Ordine nazionale degli avvocati della Tunisia. La cerimonia, a cui sono stati invitati il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e le più alte cariche istituzionali dell’Avvocatura, oltre al Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Giovanni Ardizzone e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, si terrà al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo a partire dalle ore 10 di sabato. Saranno presenti anche i vertici degli uffici giudiziari di Palermo.

Nel corso della manifestazione sarà consegnato un simbolo di pace dell’Avvocatura al Bâtonnier Mohamed Fadhel Mahfoudh, che di recente è stato insignito della Legion d’Onore di Francia, mentre il sindaco di Palermo gli conferirà la cittadinanza onoraria.

All’inizio della cerimonia saranno invece conferite le medaglie d’oro agli avvocati che hanno raggiunto il prestigioso traguardo di cinquant’anni di professione forense e saranno festeggiati gli avvocati che hanno superato i sessant’anni di attività. Immediatamente dopo, in segno di continuità, presteranno l’impegno solenne, i giovani colleghi iscritti all’Albo degli avvocati nel 2016.

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Una scelta, quella dell’ordine degli avvocati di Palermo, che ha un significato forte, ci spiega il presidente Francesco Greco “L’avvocatura ricopre un ruolo fondamentale in qualsiasi paese democratico o che aspiri ad esserlo. gli avvocati sono i tutori dei diritti del cittadino. gli avvocati tunisini ci ricordano, con le loro scelte che hanno contribuito ad evitare la guerra civile in Tunisia, questo compito fondamentale che non dobbiamo mai tralasciare quando indossiamo un toga. Abbiamo esempi importanti da parte degli avvocati Turchi scesi in piazza insieme ai manifestanti o del presidente degli avvocati Curdi ucciso durante una manifestazione. si tratta di colleghi che hanno speso tutto per ribadire il ruolo degli avvocati come difensori dei diritti e dunque della democrazia”.

Non si tratta, forse, di un ruolo che gli avvocati hanno dimenticato?

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“Assolutamente no. Il 99,9% degli avvocati indossa la toga portando ben salda questa convinzione e svolgendo questa professione con l’orgoglio di essere tutore dei diritti. In una democrazia compiuta questo è un fatto acclarato. in democrazie giovani come quella tunisina, si comincia adesso a riflettere sull’impianto dei diritti del cittadino e gli avvocati sono in prima linea nella costruzione di questo percorso”.

E in Italia?

“In Italia, paese che è stato la patria della giurisprudenza, purtroppo i diritti sono in arretramento. Il legislatore, consapevole delle lungaggini e delle inefficienze giudiziarie, ha scelto la strada più facile ovvero quella dell’abbassamento della soglia dei diritti anzichè quella dell’innalzamento dell’efficienza. Così si pensa ad allungare i tempi di prescrizione anziché accorciare i processi mentre si alzano a livelli intollerabili i diritti per i procedimenti civile. Non è ammissibile una giustizia per censo. purtroppo, però, è questa la strada che stiamo percorrendo perché chiedere sei mila euro solo di diritti per un contenzioso su un appalto pubblico in primo grado e novemila in secondo fa sì che i piccoli imprenditori o i singoli cittadini vengano scoraggiati mentre chi ha facoltà economiche può permettersi la giustizia”.

Dunque la strada imboccata in Italia porta all’abbattimento delle tutele democratiche?

“Quantomeno alla loro compressione. in un paese in cui il 405 delle sentenze viene ribaltato in secondo grado, si pensa di abrogare proprio il secondo grado di giudizio. Questo significa abbattere potenzialmente del 40% il diritto del cittadino ad una sentenza equa. si tratta di una assoluta inciviltà giuridica”.

Proprio in questi giorno assistiamo all’arresto dio avvocati accusati di reati anche gravi. C’è una crisi di credibilità per la categoria?

“Purtroppo anche io noto questa crescita di episodi gravi che riguardano avvocati. Spero che sia solo una coincidenza temporale ma temo che non sia così. Per questo motivo dobbiamo essere assolutamente intransigenti. Tutti gli avvocati che finiscono nelle maglie della giustizia devono essere immediatamente sospesi. Anche per l’avvocato Marcatajo ho subito avviato la procedura. un avvocato indagato non deve indossare la toga ne entrare in un’aula di giustizia se non come imputato per difendersi dalle accuse. Solo a conclusione del processo penale, che noi tutti ci auguriamo lo scagioni, potrà indossare nuovamente la toga”.

Tornando alla cerimonia di sabato, avete scelto di celebrare insieme al premio nobel per la pace anche i vostri decani e i giovani avvocati

“E’ una scelta fortemente simbolica. I giovani che giurano mentre i decani con 50, 60 o anche 70 anni di professione vengono premiati è qualcosa di molto emozionante. Ai giovani dico sempre che non devono mai derogare da legge, rispetto dell’ordine costituito, tutela dei diritti e deontologia perché se una sola volta cedono rispetto a queste regole avranno macchiato per sempre la loro toga. sono concetti che ribadisco anche all’inaugurazione dell’anno giudiziario e lo farò anche il prossimo 30 gennaio. e a proposito di anno giudiziario quest’anno siamo stati invitati dai colleghi tunisini, a febbraio, all’inaugurazione del loro anno giudiziario. Andremo in delegazione perché vogliamo coltivare questo rapporto pensando ad una avvocatura che guardi oltre ai propri confini e punti ad una democrazia compiuta di livello internazionale nella quale si possano tutelare i diritti di tutti”

 

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