Furto la scorsa notte, alla Gioielli Barone in via Cataldo Parisio, a Palermo. I ladri sono arrivati a bordo di un’auto e avrebbero utilizzato un piede di porco per sollevare la pesante serranda metallica e poi hanno sfondato la porta principale. Sul furto indagano i carabinieri che hanno effettuato un sopralluogo e avviato le indagini per risalire all’identità dei ladri che hanno agito a volto coperto. Il bottino è da quantificare.
I militari dell’Arma hanno acquisito le immagini riprese dalle telecamere installate vicino alla gioielleria per identificare la banda di ladri, di cui potrebbe far parte anche una terza persona rimasta a bordo del mezzo, un’auto o un furgone, per garantire la fuga ai complici e portare al sicuro la refurtiva in attesa di piazzarla o, nel caso di oggetti in oro, o di fondere tutto per ottenere dei piccoli lingotti.
A gennaio il furto con maxi bottino da Bracco
L’ultimo furto in gioielleria, con un maxi bottino di circa 600 mila euro, risale a gennaio scorso. In quell’occasione una banda è riuscita ad accedere all’interno della gioielleria Bracco di via Mariano Stabile, forse passando da un appartamento che si trova proprio sopra l’attività, portando via Rolex, preziosi, orologi, diamanti e altre pietre preziose. Sull’episodio indaga la polizia.
L’assalto in corso dei Mille con zaino da rider e pistola
A febbraio di quest’anno, invece, tre uomini incappucciati avevano pedinato un gioielliere in corso dei Mille, vicino piazza Torrelunga, attendendo che alzasse la saracinesca del suo negozio per poi spingerlo dentro, minacciarlo con una pistola e farsi consegnare gioielli e altro ancora. I rapinatori non avevano messo in conto la reazione della vittima che, nonostante un colpo esploso con l’arma da fuoco, è riuscita a metterli in fuga.
Dopo poche settimane di indagini la polizia è riuscita a individuare uno dei presunti autori dell’assalto, andato in fumo per via della resistenza opposta dal gioielliere. Si trattava di un quarantenne individuato grazie alle telecamere che hanno inquadrato la Lancia Y, di sua proprietà, usata per il colpo e abbandonata subito dopo. In quell’occasione i ladri non erano riusciti a portare via nulla se non la chiave della cassaforte.






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