In Sicilia, lo sentiamo dire spesso, soprattutto dagli amministratori, potremmo vivere di turismo e beni culturali. Ovvero dell’indotto economico che i visitatori, attirati dalle nostre bellezze naturalistiche ed artistiche, potrebbero portare nell’Isola.

Ma i rapporti tra i Comuni e la Soprintendenza ai Beni culturali sono spesso difficili. Basti pensare alle diverse visioni della pianificazione urbanistico-edilizia dei rispettivi territori e alla presenza di vincoli di varia natura alla cui cura è preposto proprio l’Ufficio periferico dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali.

Ma, l’ambito di tutela che sta mettendo a dura prova i rapporti tra Soprintendenza e Comuni è quello dei centri storici, classificati zona omogenea “A” dai locali strumenti urbanistici. In questi contesti urbanistici la regolamentazione dell’attività edilizia non ha mai trovato una chiara e compiuta disciplina né nella legislazione regionale né in quella, di rango amministrativo-regolamentare, costituita dalla strumentazione urbanistica.

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