Se sei latitante da mesi a Palermo hai bisogno di vestiti e della spesa. Pietro Luisi poteva contare su amici e parenti che si sono spesi in questi mesi per cercare di garantire un certo comfort all’uomo che rappresentava per la famiglia il sostentamento.

Gli agenti della squadra mobile hanno accertato che la spesa consegnata a domicilio era stata acquistata con il reddito di cittadinanza della madre ma consegnato nelle mani della fidanzata.

Dopo cinque mesi di ricerche, ha agganciato il filo rosso che ha portato fino al latitante. Il giovane di 29 anni è accusato di avere un ruolo di spicco del mandamento di Brancaccio, era considerato l’uomo della cocaina.

Un latitante che aveva ottimi contatti con le famiglie della ’ ndrangheta. La merce preferita era la cocaina destinata alla Vucciria.

Luisi, 29 anni, si nascondeva in un appartamento di via Rocco Jemma, vicino al Policlinico. I suoi favoreggiatori erano due vecchie conoscenze, Gioacchino Cusimano e il figlio Eros. Proprio mentre era in compagnia di Eros Cusimano, tempo fa Luisi era stato sottoposto a un controllo di polizia.

Quella degli agenti è stata un’indagine vecchio stampo. «È stato un concentrato di appostamenti, attività tecnica, pedinamenti » , spiega Rodolfo Ruperti, il capo della squadra mobile. Gli investigatori della Catturandi, coordinati dal dirigente Gianfranco Minissale, dopo il blitz di luglio al quale sfuggì Luisi, si erano messi sulle sue tracce.

Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i parenti e la fidanzata di Luisi. Una spesa molto consistente in due supermercati è stata l’occasione che ha condotto gli investigatori in via Rocco Jemma. Un carrello riempito due volte e introdotto in un condominio della strada ha fatto intuire alla polizia che lì c’era l’uomo al quale davano la caccia da luglio dopo l’operazione ” Maredolce”.

Luisi era stato abile perché era riuscito a beffare anche i carabinieri che nel blitz “Blanco”, sempre a luglio, avevano arrestato i suoi due fratelli e non lui. Gli investigatori sono entrati nel condominio e hanno seguito l’uomo con il carrello pieno di spesa. Hanno ricostruito che, con molta probabilità, tutti quegli alimenti erano destinati al quarto piano. Ma l’indizio era troppo debole.

Allora sono scattati gli appostamenti giorno e notte. Intanto, dalle ricerche all’anagrafe, sono saltati fuori i nomi dei Cusimano. Su quell’appartamento si sono concentrate le indagini dei poliziotti. Un braccio che ha fatto capolino da una finestra dell’abitazione ha fatto scattare il blitz. Gli altri due abitanti erano al balcone.

Luisi è stato l’uomo di una trattativa, per conto dell’importante famiglia mafiosa di corso dei Mille, con la famiglia Barbaro di Platì. Al centro della trattativa l’importazione a Palermo di una grossa partita di cocaina. Gli investigatori hanno approfittato del portone lasciato semichiuso e sono arrivati fino al piano dei Cusimano. Luisi è stato arrestato insieme ai due inquilini e favoreggiatori della sua latitanza.

Il latitante non ha detto nulla ai poliziotti, ma ieri mattina all’uscita dalla squadra mobile si è rivolto ai suoi familiari in attesa dietro un cordone di agenti e ha detto: «Tutto appò, torno presto ».