Il pizzo a tappeto a Sferracavallo è anomalo. Non si è mai visto nulla di simile a Palermo. Cinque sei negozi taglieggiati in modo eclatante e in modo plateale cercando di creare più clamore possibile. E in più oltre alle bottiglie e ai pizzini con le richieste delle somme da pagare, non per tutti uguali, un altro biglietto perso ( o lasciato volontariamente) con la lista degli altri esercenti taglieggiati o da taglieggiare.

Le indagini su quanto successo a Sferracavallo e Isola delle Femmine vanno avanti. Due uomini incappucciati hanno lasciato davanti a cinque attività commerciali della borgata altrettante bottiglie piene di benzina e un biglietto attaccato con lo scotch sul quale era indicata la richiesta di pizzo: “euro 5 mila”. In altro caso la richiesta era di 10 mila. Un’ora più tardi, a pochi chilometri di distanza, le fiamme dolose hanno inghiottito undici imbarcazioni ormeggiate nel rimessaggio della Icon Marine srl. Su questo episodio indagano i carabinieri di Carini.
Tra gli elementi più importanti in mano agli investigatori c’è un pizzino che i due esecutori delle minacce a Sferracavallo.

Il foglio è una lista degli imprenditori nel mirino del racket. Molto più lunga rispetto alle cinque attività colpite qualche giorno fa. A queste se ne aggiunge un’altra sempre a Sferracavallo e tre di Tommaso Natale: un supermercato – a cui era destinata la cifra di diecimila euro, la più alta – una gelateria e un negozio. Che non sarebbero state ancora raggiunte da intimidazioni. Ma non solo. L’appunto conterrebbe una serie di altre indicazioni: la caccia ai presunti esattori è dunque aperta. La Scientifica sta lavorando sulle bottiglie con il liquido infiammabile e il pizzino alla ricerca di possibili tracce o impronte che possano aiutare a comporre il puzzle. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza di bar e ristoranti, al vaglio degli agenti, mostrano le incertezze dei due: controllano più volte le insegne dei locali e addirittura sbagliano a posare una delle bottiglie, ingannati dalla doppia saracinesca di uno dei ristoranti.

Certo la modalità è stata del tutto anomala. Solitamente le richieste arrivano a voce. Qualcuno si avvicina al proprietario o al dipendente e chiede la messa a posto. Un messaggio chiaro che gela il sangue per chi ha un’attività. La bottiglia o l’incendio arriva dopo che l’invito è stato ignorato. Si parla di cambiamenti ai vertici dei mandamenti che sono stati colpiti nelle ultime operazioni. Di giovanissimi che scalpitano o di ritorni eccellenti come quello Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore (detto il Barone) e fratello di Sandro, che a luglio ha finito di scontare la pena di otto anni dopo l’arresto del 2018 per l’inchiesta Cupola 2.0. Chi ha governato fino agli arresti di febbraio – i fratelli Nunzio e Domenico Serio – era diretta espressione di Lo Piccolo. Domenico, detto Mimmo, secondo il racconto del boss Giovanni Cusimano, era stato affiliato a Cosa nostra proprio davanti a Calogero.

Cosa ci sia dietro alle intimidazioni al Bar del Golfo, trattoria Temptation, il ristorante Il Grecale, Il Delfino, un tabacchi di Sferracavallo a un supermercato, una gelateria, un negozio della vicina Tommaso Natale e un altro locale ancora di Sferracavallo è tutto da decifrare. I primi ad essere sconcertati sono i commercianti che in questi mesi invernali a Sferracavallo vivono un periodo di grave difficoltà. “Non riusciamo a comprendere quale strategia c’è dietro una richiesta di pizzo fatta in questo modo – spiegano – Si è creato solo tanto clamore. Si sono accesi i riflettori su questa borgata. Davvero un’azione incomprensibile. Per molti la mafia come l’abbiamo sempre conosciuta a Palermo in tutti questi anni non c’entra. Confidiamo nella magistratura e nelle forze dell’ordine che speriamo davvero in tempi brevi ci restituiscano la serenità”.