Ad uno dei capi dell’organizzazione degli spaccaossa Domenico Schillaci e a Giovanna Lentini, fermati ieri nel corso dell’operazione di polizia, guardia di finanza e polizia penitenziaria sono stati sequestrati beni per 500 mila euro.

I sigilli disposti d’urgenza sono scattati il nuovissimo al Bar Dolcevita di Domenico Schillaci in via Filippo Brunelleschi con sala biliardo e slot machine. Il centro scommesse che si trova dentro il bar, anche se intestato ad un’altra persona, la Porsche Macan e T-Max nella disponibilità di Schillaci. E ancora un gommone Icon 23s con motore fuoribordo Envinrude da 150 cavalli di Schillaci e conti correnti e polizze assicurative di sempre del proprietario del bar e della moglie.

A Giovanna Lentini, la società di disbrigo pratiche assicurative, un’autovettura, conti correnti, polizze assicurative ed altre disponibilità finanziarie. Le indagini tecniche ed i paralleli accertamenti patrimoniali svolti hanno svelato come parte dei proventi illeciti derivanti dei reati commessi nella truffa alle assicurazioni venissero riciclati in strutture societarie e beni mobili di lusso facenti capo al “vampiro” Schillaci ed al suo braccio destro e custode della cassa del gruppo criminale e della “contabilità” Giovanna Lentini.

E’ stata evidenziata una forte sperequazione fra redditi leciti e reale tenore di vita. A fronte degli “spiccioli” alle vittime, i due indagati, negli ultimi 5 anni non hanno mai dichiarato redditi idonei nemmeno a garantire il minimo sostentamento quotidiano (nel 2017, Schillaci ha dichiarato redditi per 109 euro), ma avevano accantonato beni di elevato valore e reimpiegato i proventi illeciti nelle loro società.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati inoltre contanti “ingiustificati” pe roltre 21 mila euro, insieme a assegni, libretti postali; numerose carte di debito prepagate; farmaci e presidi sanitari trafugati presso i nosocomi cittadini; telefoni cellulari e pc.