“L’attuale allarmante situazione priva la Città Metropolitana delle risorse proprie con obbligo di riservarne
l’intero ammontare allo Stato (quest’anno di 28 milioni di euro) al punto di non poter garantire la stabilità dell’Ente e per questo si vedrà costretta, alla scadenza dei termini di approvazione del bilancio, a dichiarare il dissesto finanziario con gravi conseguenze sulla cittadinanza”.

Lo hja detto chiaramente alla Corte dei Conti e ora lo scrive in una delibera nella quale comunica al sindaco metropolitano Renato Accorinti l’avvio dello stato di dissesto, il commissario straordinario del Consiglio metropolitano (mai eletto) Filippo Romano.

La delibera che dichiara il dissesto è datata 14 agosto, proprio alla vigilia di Ferragosto ed è assunta con somma urgenza e per questo immediatamente operativa. Romano fa i conti col bilancio della ex Provincia e mostra come le spese incomprimibili ammontino a 81 milioni a fronte dei quali le risorse proprie siano solo di 57 milioni. A creare questa situazione il contributo obbligatorio alla Finanza pubblica, ovvero il prelievo che lo Stato fa forzatamente nei confronti degli Enti locali che per Messina quest’anno ammonta a una cifra fra 25 e 28 milioni di euro, in pratica la somma che causa il dissesto (di questi 2 milioni sono una multa per losforamento del Patto di stabilità avvenuto lo scorso anno, sforamento inevitabile in questa situazione economico-finanziaria)

“La situazione di squilibrio ha reso impossibile sostituire i dirigenti collocati in pensione – scrive Romano nella delibera – a seguito del piano di fuoruscita per il contenimento delle spese, per cui oggi la Città Metropolitana si ritrova con soli due dirigenti e a dover gestire l’ente (oltre tutti i progetti del Masterplan) senza il dirigente Tecnico e il dirigente di Ragioneria. La naturale conseguenza di tale condizione determina seri rischi anche in termini di responsabilità nonché gravi danni ai cittadini con il pregiudizio di vedere compromesso l’intero progetto di sviluppo della Città di Messina e del suo territorio. Il disagio per il nostro Ente si riscontra anche sull’impossibilità di poter accedere a diverse opportunità di finanziamento che si presentano nello scenario dei Fondi PON FESR per l’impossibilità di dichiarare la capacità finanziaria come prescritto nei bandi”.

Di fatto, dunque, per carenza di risorse economiche proprio la Città metropolitana di Messina deve rinunciare anche ai fondi comunitari e a tutti i progetti di sviluppo, anche perchè non ha più dirigenti tecnici in grado di gestire le attività. Insomma non è un problema di costi elevati dell’Ente ma, al contrario, di una precisa opera tesa a privare lo stesso ente di ogni funzionalità penalizzando tutte le attività che sono demandate alla Città Metropolitana. Di fatto a pagare sono sempre e solo i cittadini e il territorio.

“Tale situazione di disagio – aggiunge nella sua delibera – potrebbe compromettere altresì il prosieguo dei fondi correlati al Patto per il Sud qualora non si addivenga a forme di finanziamento diretto agli Enti beneficiari, precludendo, ancora una volta, alle Città Metropolitane di rendersi “Ente Attuatore” così come previsto nelle Direttive del CI.P.E. In considerazione della notevole riduzione dei trasferimenti erariali e regionali. L’Ente ha già provveduto ad una drastica razionalizzazione della spesa garantendo unicamente le spese obbligatorie per legge nonché le funzioni ed i servizi essenziali. Per mantenere gli equilibri di bilancio, sono stati, per esempio, tagliati i fìtti passivi per gli edifici scolastici di competenza, nonostante le serie difficoltà di allocare gli studenti in altri edifici con conseguenti disagi e proteste, con un risparmio per l’Ente di circa un milione e mezzo rispetto all’esercizio 2013″.

Dunque a rischio anche l’uso dei fondi per Patto per Messina e perfino l’avvio dell’anno scolastico nella provincia “La drammatica situazione finanziaria della Città Metropolitana di Messina in atto non permette di redigere uno schema di Bilancio di Previsione 2017 in equilibrio in quanto a fronte di entrate correnti, stimate con criteri prudenziali tenendo conto delle entrate ritenute certe ed attendibili basandosi, con riferimento alle entrate di natura tributaria, agli accertamenti 2016 pari a circa 57 milioni, le spese correnti  di natura incomprimibile risultano pari complessivamente a circa 81 milioni”.

Senza un intervento esterno che porti risorse la Città metropolitana è condannata. E rischia di essere solo la prima delle ex Province a tagliare i servizi che significa niente assistenza ai disabili, niente scuola, niente manutenzione della viabilità secondaria e, in molti comuni minori, problemi anche per acqua e gas. E’ iniziato il tracollo degli enti intermedi perchè le altre ex Province, che siano liberi consorzi o Città metropolitane, non sono in condizioni molto diverse. E la riforma che teoricamente le resuscita politicamente non servirà ad evitarne il dissesto.

LEGGI QUI LA DELIBERA ORIGINALE E INTEGRALE

Leggi anche

Ennesima riforma, resuscitano le Province in Sicilia