“Quanto successo due giorni fa a Giuseppe Antoci è un segnale inquietante ma non imprevedibile. La mafia non è agricola o rurale ma non ha mai abbandonato le campagne. E’ proprio lì che è forte ed è lì che sta tornando governando il processo di industrializzazione della filiera agricola e quello della contraffazione alimentare. Non è un caso se i grandi latitanti si rifugiano sempre nelle campagne e lì vengono trovati, sia pure con enormi difficoltà, dalle forze dell’ordine”.

E’ durissima la valutazione dell’ex assessore regionale all’agricoltura, l’Avvocato Nino Caleca, legale di peso che esercita in Sicilia e che nella mafia si è imbattuto decine se non centinaia di volte per motivi professionali.

“Negli anni è stato fatto un errore di prospettiva imperdonabile – dice Caleca a BlogSicilia – quello di considerare che la mafia avesse abbandonato le campagne. Ma non è mai stato così. Quella di oggi è una mafia assolutamente diversa da quella dei pascoli o dalla mafia rurale di una volta. ma esercita un controllo forte innestandosi nei moderni processi”.

Dunque, secondo lei, il governo della Regione sta sbagliando nelle sue strategie indirizzate all’agricoltura?

Crocetta e Antoci hanno imboccato la strada giusta. Quello che stanno facendo è certamente un primo passo ma non basta. Il vero grande problema è che gli uffici che gestiscono i contributi del Psr Sicilia, in pratica i contributi europei per l’agricoltura che vengono sempre spesi per intero (contrariamente a tutte le altre linee di intervento comunitario ndr) non hanno idea di dove finiscano realmente i soldi. Ci sono contributi anche da 1 milioni o da un milione e mezzo elargiti senza controlli ‘sociali’ pur se nel rispetto delle procedure”.

Ma come può accadere una cosa del genere?

“Perché in agricoltura non sono previsti controlli che si attuano, invece, i settori considerati a rischio di infiltrazione e questo è un altro grave errore che bisogna correggere. Il Psr 2014/2020 vale 2 miliardi e 200 milioni, non possiamo correre il rischio di far circolare questi soldi senza opportune verifiche sociali. Dobbiamo far uscire l’agricoltura da questo ‘cono d’ombra’ che le permette di non essere sfiorata dalle politiche antimafia. Non è pensabile che interi container di grani adulterati come quelli che sono stati intercettati di recente dall’agenzia delle dogane, possano essere acquistati da singoli soggetti. C’è chiaramente la criminalità organizzata dietro queste operazioni, una criminalità che controlla tutta la filiera e incide sulla grande distribuzione dei prodotti agricoli, sui mercati”.

Una situazione incredibile, ma come è possibile tutto ciò?

Mancano gli strumenti normativi che permettano questo genere di controlli. L’errore è sempre lo stesso ed è stato compiuto a partire dagli anni ’70 quando si è ritenuto, erroneamente, che la mafia avesse abbandonato le campagne”

Come intervenire oggi approfittando anche del clamore dovuto all’attentato. forse è proprio questo il momento di avviare una operazione di rimodulazione normativa se non rastrellamenti come suggerisce il Presidente Crocetta

“La ricetta per me è chiara, servono cinque azioni precise per la legalità. In primo luogo introdurre il rating di legalità anche nel settore agricolo. attualmente non è applicabile perché i limiti sono troppo alti. Bisogna abbassarli a 200 mila euro. Secondo punto introdurre la certificazione informativa antimafia anche per le imprese agricole. Terzo rilevante intervento è l’introduzione dei controlli sociali e non solo numerici sulle aziende agricole che ricevono contributi del Psr. Ma perché tutto questo sia efficace bisogna poi affidare alla Direzione Distrettuale Antimafia la competenza delle indagini sulla rete agroalimentare per evitare che le indagini si fermino ai singoli episodi che vengono scoperti ma garantendo, in questo modo, che le inchieste si mettano in relazione fra loro risalendo all’organizzazione che sta dietro a tutto questo. Infine ma non  ultimo il punto cinque: il Consiglio dei Ministri deve inserire il settore merceologico e la catena dell’industria agroalimentare fra i settori a rischio infiltrazione mafiosa“.

La proposta di Caleca è forte ma ragionata e parte da una visione di insieme maturata in base alla conoscenza del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata in genere e dalla conoscenza del settore agroalimentare maturata durante la sua esperienza da assessore  e l’agguato ad Antoci manda un segnale che non può certo essere ignorato ne trattato soltanto come un episodio di criminalità comune o legato a una mafia dei pascoli o rurale che non esiste più perché si è evoluta e alle campagne torna con una idea ‘moderna’ di gestione criminale di un settore in crescita.

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