La Giunta regionale ha approvato il Defr 2021-2023. Si tratta del Documento di economia e finanza che nasce in un contesto scosso dagli effetti della crisi economia del posto Covid19. La Sicilia si trova infatti in un momento delicato, caratterizzato dall’emergenza lavoro, dalla richiesta dell’autonomia finanziaria e quella degli investimenti. Ed è proprio sul piano degli investimenti infrastrutturali che il Documento mostra, ancora una volta, il divario tra Nord e Sud del Paese, accentuato ancore di più dalla pandemia.

Attraverso le elaborazioni effettuate dal Servizio Statistica, si prevede a fine anno 2020 una perdita di prodotto del 7,8% a fronte di una riduzione leggermente peggiore a livello nazionale (-8,3% secondo le più recenti stime dell’Istat), capace di provocare un arretramento che si aggiunge al mancato recupero della flessione indotta dalla precedente crisi. Il Servizio Statistica ha simulato la durata di un mese di blocco per tutti i comparti coinvolti nel lockdown. In Sicilia, la chiusura ha riguardato il 44,2% delle unità locali, il 37,1% degli addetti e il 32,8% del fatturato sul totale delle attività economiche rilevate (percentuali minori rispetto all’Italia). Nel 2017 questa parte del sistema produttivo ha realizzato, secondo i dati Istat, circa 33,2 miliardi di euro di fatturato; lo stesso importo rapportato a un mese dà una perdita di 2,8 miliardi.

In conferenza stampa questa mattina erano presenti i dirigenti generali della Ragioneria, Ignazio Tozzo dell’Arit, l’Autorità per l’innovazione tecnologica, Vincenzo Falgares e il responsabile del Servizio Statistica, Giuseppe Nobile.

L’assessore all’Economia Gaetano Armao però è speranzoso. “Ci sono comunque tutte le premesse- commenta l’assessore regionale – perché la Sicilia possa tornare a crescere utilizzando gli investimenti europei, quelli statali e soprattutto lo strumento della fiscalità di sviluppo, ritornando a investire in infrastrutture materiali, strade e autostrade, ma anche digitale e immateriali”. Armao ha sottolineato come la Regione ha dimostrato di credere in questa prospettiva di ricostruzione a partire dalle isorse convogliate dalla legge di stabilità per il 2020 e dal pieno impiego delle risorse europee. “Ci vuole uno sforzo straordinario per ripensare il futuro della nostra Regione – – prosegue l’esponente del governo Musumeci – dopo la crisi, uno sforzo che unisca le migliori energie, l’innovazione, la resilienza, la capacità di credere in un futuro che tragga forza da un passato straordinario, come sempre la Sicilia ha dimostrato di saper fare, con i suoi valori, con un’inappagata voglia di riscatto”.

Il Defr 2021-2023 contiene un elemento di novità: l’approvazione ministeriale delle Zone Economiche Speciali (ZES) che consentono nuovi insediamenti produttivi su circa 5.600 mila ettari della Sicilia, tra aree portuali, retroportuali e aree di sviluppo industriale. Le ZES serviranno ad attrarre in Sicilia capitali, attività, persone, lavoro e nuove imprese per lo sviluppo. Esse godranno di notevoli incentivi fiscali, credito d’imposta per gli investimenti fino a 50 milioni di euro e di un consistente regime di semplificazioni stabilite da appositi protocolli e convenzioni.

Interventi anche per il turismo per il rafforzamento del brand Sicilia. L’attività riguarderà in particolare la valorizzazione dei Siti Unesco, siti monumentali e archeologici, Parchi e Riserve, Borghi. Nel settore delle infrastrutture si pensa al Piano regionale del trasporto pubblico locale.

È in fase di redazione è il Piano territoriale regionale, strumento di programmazione delle risorse e di pianificazione urbanistica delle Città Metropolitane, dei Liberi Consorzi e dei Comuni. Più in generale, in materia urbanistica è stato predisposto dal Governo un disegno di legge che intende riformare l’attuale normativa per incentivare lo sviluppo del territorio senza ulteriore consumo di suolo, puntando sulla riqualificazione dell’esistente e promuovendo le iniziative volte alla tutela del rischio sismico ed idrogeologico.

Il documento contiene, inoltre, interventi nei settori dell’energia, che prevedono un percorso verso l’autonomia nel settore energetico, e del sistema regionale di gestione dei rifiuti, per cui è necessario procedere alla riforma della Legge regionale non ancora pienamente attuata

Attenzione anche alla scuola e alla semplificazione amministrativa con una riforma dell’Amministrazione. A tale riforma farà seguito un Testo unico che raccoglierà le leggi regionali relative all’azione amministrativa, per facilitare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. C’è infine Agenda digitale, che l’amministrazione regionale reputa un “fiore all’occhiello”. Il documento punta al miglioramento dell’offerta di servizi digitali al territorio, per favorire e portare a compimento i processi di trasformazione digitale già avviati sia nella pubblica amministrazione regionale e locale, che nella società civile e nelle imprese. “Accanto a questa situazione preoccupante – ha spiegato l’assessore – ci sono dati positivi che dimostrano che la Sicilia quando utilizza bene le risorse europee può arrivare a risposte significative. E’ quello che accaduto sul fronte dell’agenda digitale per il quale prevediamo di rafforzare ulteriormente gli investimenti”.