Sarebbe stato un incidente la morte di Simona Cinà annegata dopo un malore provocato. A nove mesi dalla tragedia va verso l’archiviazione l’indagine della procura di Termini Imerese sulla ventenne pallavolista di Capaci, morta in piscina a Bagheria il 2 agosto scorso durante una festa di laurea. “Attendiamo le determinazioni della procura – sottolinea Antonio Ingroia, avvocato della famiglia Cinà – Ma è chiaro che se sarà così siamo pronti ad opporci”.

Gli esami tossicologici hanno evidenziato che la giovane non aveva assunto stupefacenti ma durante la festa, come succede aveva bevuto, come accertato durante l’esame. Sul corpo non sono stati trovati segni di violenza. Gli ematomi sullo sterno per i medici legali sono dovuti ai maldestri tentativi di rianimazione degli amici, mentre il segno nero sulla nuca è dovuto alla testa rimasta sei giorni con quella parte appoggiata ad una lastra di acciaio.

La concentrazione di alcol, unita alla poca propensione della ragazza a bere, avrebbero prodotto un’evidente alterazione psico fisica. Gli specialisti ne sono convinti: hanno ponderato inserendo il peso della vittima e la sua scarsa abitudine al bere. Simona era un’atleta di beach volley professionista, classificata intorno al 250esimo posto nel ranking mondiale, conduceva una vita sana e non era abituata a bere alcolici. Questo, secondo i medici, potrebbe aver amplificato l’effetto dell’alcol, causandole un malore mentre era in acqua.

Resta il dubbio di come la giovane sia annegata nella piscina della villa senza che nessuno se ne accorgesse, se non dopo diversi minuti quando era ormai priva di vita sul fondo della vasca. Secondo i familiari è impossibile che nessuno l’abbia vista cadere in piscina. Ma la tesi degli inquirenti è che la ragazza fosse già in acqua appoggiata a uno dei bordi quando si è sentita male. In questo modo sarebbe finita sul fondo senza che il rumore o gli schizzi di chi cade in piscina allertassero i presenti.

Senza contare, poi, che la giovane è stata trovata in un angolo poco illuminato, alle 4,10 di notte al termine di una festa di laurea. I carabinieri hanno ascoltato le testimonianze dei circa 30 ragazzi: tutti hanno confermato di non aver visto Simona cadere in acqua e di non essersi resi conto che stava morendo sul fondo della piscina. L’unico che se n’è accorto è stato uno dei festeggiati mentre raccoglieva bottiglie e bicchieri vuoi lasciati sul bordo della vasca. È lui che si è gettato in acqua per tentare di salvarla e sempre lui con l’aiuto di un paio di amici ha provato a rianimarla.