Tutti sanno cos’è Google. Pochi sanno cosa è il Google Camp in Sicilia. È un evento di livello mondiale, una sorta di passerella di vip dell’economia e della finanza che trascorrono alcuni giorni nel mese di luglio a Sciacca tra incontri ad alto livello e visite alle bellezze archeologiche, sotto l’egida di Google.

L’emergenza Covid19 ha costretto alla cancellazione dell’appuntamento di quest’anno previsto dal 25 al 30 luglio. Google, ha deciso allora di donare 100.000 euro al Banco Alimentare della Sicilia.

La notizia ha stupito per primi i responsabili dei due Banchi della Sicilia, quello della Sicilia occidentale, che ha il deposito principale a Cinisi, e quello della Sicilia Orientale, che ha il principale deposito a Catania. Ci siamo fatti raccontare per telefono come sono andate le cose da Pietro Maugeri, Presidente del Banco di Catania.

“Qualche giorno prima di Pasqua – inizia – ho ricevuto sulla posta elettronica del Banco una mail dal responsabile Google del sud Europa nella quale si anticipava la decisione di donare una somma di danaro al Banco al fine di sostenere il nostro lavoro che ritenevano particolarmente ben organizzato e molto efficace nella lotta alla povertà alimentare. Devo essere sincero, mi sembrò lì per lì una fake news, o meglio uno scherzo di cattivo gusto, anche perché l’ora di invio era notturna. Dopo compresi che dipendeva dal fuso orario e a quell’ora in America era giorno. Tuttavia la girai al Direttore del Banco, Domenico Messina e dimenticai la vicenda, preso com’ero dalle continue richieste di cibo che giungevano di giorno e non solo. Qualche giorno dopo mi chiamò Domenico e mi disse: ‘Pietro, siediti, perché ti devo dire una cosa incredibile’. Pensai subito a qualche brutta notizia, ma mi rasserenai quando affermò: ‘Quella mail che mi hai girata è vera. Google ci vuole effettivamente dare 100 mila euro’. ‘E chi siamo noi – controbattei – per meritare una attenzione da parte di un colosso come Google?’

Dunque i primi ad essere increduli eravate proprio voi destinatari degli euro? Riprende Maugeri: “Nel corso delle innumerevoli telefonate abbiamo appreso che prima di prendere la decisione i responsabili americani di Google avevano fatto una serie di controlli e verifiche con i loro supporti informatici, a partire dalla qualità della nostra comunicazione sulla attività che noi facciamo. Avevano dedotto che il Banco è molto apprezzato sia sulla varietà dell’aiuto che fornisce alla popolazione, (quantità, tipologia e gradimento dei servizi ai destinatari), sia sulla qualità della comunicazione, Insomma, siamo molto seguiti e apprezzati sui social e il loro giudizio era che siamo una realtà seria”.

La comunicazione telefonica è difficoltosa. In sottofondo si sentono rumori e voci e si comprende che il nostro interlocutore si trova nel pieno dell’attività di distribuzione delle derrate alimentari e il via vai di persone che vengono a prelevare la merce è continuo. Dopo una breve pausa riprende la narrazione: “A questo seguì un dettagliato ma non burocratico scambio di mail volte a descrivere la nostra attività, ci hanno comunicato la cifra che ci avrebbero accreditato sul conto, da dividere con gli amici di Palermo”.

Pietro Maugeri chiede di salutarci perché è in arrivo un tir di prodotti freschi di alcune aziende agricole della piana di Catania e tutti devono dare una mano. Ci invita a chiamare Santo Giordano, il Presidente del Banco di Palermo per il proseguimento della storia.

Prima però gli chiediamo un giudizio su questa vicenda: “Ovviamente siamo grati a Google – riprende – oltre che per il valore della somma, soprattutto perché ha dimostrato nei fatti quello che noi da sempre sosteniamo e ci sforziamo di spiegare: il valore del principio di Sussidiarietà”. Gli chiediamo allora di spiegare meglio.

“Sostenere l’associazionismo, i corpi intermedi, coloro che sul campo fanno assistenza e dimostrano quell’efficacia e efficienza che le istituzioni pubbliche non riescono a raggiungere è per noi fondamentale. Anche in questi momenti difficili il settore pubblico fa fatica, sia perché impastoiato nella burocrazia, sia perché ideologicamente figlio del centralismo”.

L’argomento è quanto mai delicato e complesso e gli chiediamo di approfondirlo: “Parole come decentramento, autonomia e sussidiarietà – riprende – sono scomparsi dal dibattito pubblico, ma soprattutto dai criteri dell’agire delle Pubbliche amministrazioni. Ciascuna di esse privilegia il rapporto diretto con l’assistito. C’è nell’aria una grande voglia di ritorno al centralismo. La punta di questo iceberg è la dialettica, per non dire scontro, che si è innescato fin dai primi giorni tra Governo centrale e Regioni. E questo ha profondi riflessi sul nostro impegno”.

“Perché – chiediamo? “
“Noi da sempre – chiarisce – abbiamo un rapporto diretto con i beneficiari che è mediato dalle centinaia di associazioni, enti, Caritas parrocchiali, ecc. che ritirano la merce nei nostri depositi e la consegnano direttamente a chi ha bisogno, aggiungendo spesso anche un sorriso e una ulteriore mano d’aiuto. Le istituzioni, pretendendo di avere un rapporto diretto con i beneficiari saltano questa mediazione e la quantità di danaro investito si perde in mille rivoli. Tutti gli economisti hanno dimostrato che un euro dato a noi rende di più di dieci euro spesi da loro. Ma sembra che questo argomento non interessi più di tanto. Questa è una battaglia di lungo periodo che continueremo a fare. Ma in questo momento occorre dare risposta ai poveri, il cui numero tende ad aumentare di giorno in giorno”.

Parlare con Santo Giordano in questo momento non è facile. L’appuntamento è all’uscita del deposito degli autobus di Via Roccazzo. “Sono un dipendente dell’Azienda dei trasporti pubblici di Palermo – ci spiega subito – e in questo momento anche noi siamo sotto pressione. Occorre rimodulare interamente il servizio e noi che guidiamo gli autobus siamo il terminale finale e quindi quello più esposto perché a contatto quotidiano con gli utenti”.

Ha concluso l’ultima corsa della giornata “dovendo fare attenzione adesso – ci spiega – non solo al traffico, ma anche a come sono equipaggiati i passeggeri e come si comportano a bordo. Ma, la prego, parliamo di Google – aggiunge -”.

Gli chiediamo allora di parlarci del proseguo della vicenda.
“Per prima cosa, dopo averlo concordato con Google, andremo a Sciacca a dare un segno tangibile della disponibilità del Banco alle strutture caritative che sono convenzionate e alla quali spiegheremo l’iniziativa di Google. Ci vorrà forse una settimana, ma lo faremo certamente e con grande piacere. Ma questo impegno non è riservato solo agli assistiti di quella cittadina. Provvederemo poi, ma da subito, ad un piano di interventi per rendere il nostro magazzino di Cinisi più efficiente”.

Gli chiediamo allora di dirci come vanno le cose in Sicilia occidentale. “In questo periodo – racconta – abbiamo affrontato anche noi una emergenza cui non eravamo preparati. Siamo il magazzino che in Italia ha dato di più rispetto a quanto abbiamo ricevuto. Cioè il nostro deposito è praticamente vuoto, mentre le richieste continuano a giungere. Molta merce l’abbiamo avuta dai privati, anche grazie all’aiuto che la Regione Siciliana ci ha offerto attraverso il Corpo forestale che ha prelevato le derrate dalle aziende e le ha portate ai nostri magazzini di stoccaggio. Ma ciò che abbiamo dato è molto meno di quanto mediamente diamo perché è aumentata di molto la platea degli assistiti”.

Ci chiede una interruzione perché, malgrado l’ora tarda, chiamano dal Comune di Palermo. Conclusa la telefonata ci spiega: “Fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo avuto uno stretto rapporto con tutte le Amministrazioni locali. Abbiamo fornito loro tanta merce e ci hanno sostenuto in tanti modi. Ma non è finita. Abbiamo fatto fronte con la generosità di tanti, ma adesso occorre pianificare l’impegno per il futuro, che non si preannuncia né breve né semplice. Occorre avere infrastrutture e macchinari in grado di movimentare molta più merce e in meno tempo. Quindi faremo anche un budget di investimenti in beni strumentali che rimarranno per il dopo. Ma in definitiva abbiamo bisogno di più alimenti da poter distribuire. Noi che siamo in prima linea abbiamo il fondato convincimento che avremo ancora molto da lavorare”.

E allora gli auguriamo buon lavoro e vista l’ora anche buona notte.