Matteo Renzi sbatte la porta e se ne va dal Pd. La scelta in realtà era maturata già da qualche giorno ma nonostante la notizia fosse arrivata (ed era certa) i renziani di Sicilia smentivano. E non erano smentite di circostanza. Anche a loro sembrava una follia l’addio proprio in questo momento, subito dopo la formazione del Conte bis. Invece il buon Matteo (che Dio li abbia in gloria i Mattei della politica italiana degli anni 2000 altrimenti di cosa scriveremmo?) ha deciso di lanciare l’ennesima sfida: da rottamatore degli altri a rottamatore di se stesso e della sua corrente. In fondo nel partito democratico era sempre stato considerato un corpo estraneo. Lui e le sue politiche, mal tollerate quando erano vincenti, bistrattate quando sono finite in minoranza. La scelta, però, ha una sua logica anche se bisogna cercarla ben bene per trovarla.

La logica è presto detta: in un partito, il Pd, che sembra appiattirsi sulle posizioni 5 stelle (ad eccezione forse dell’autorete sui migranti) deputati e senatori renziani avrebbero dovuto adeguarsi alle indicazioni di partito. Con un gruppo autonomo, invece, potrà trattare sui singoli argomenti. Un tentativo di far da ago della bilancia visti i risicati numeri della maggioranza in Parlamento. Certo sarà una sfida complessa anche perché gli storici amici come Guerini e Lotti si son fatta la loro di corrente.

Ma cosa succede, dunque, ai renziani di Sicilia? Il Senatore Davide Faraone ormai ex segretario del partito nell’isola resta fedelissimo e va con Renzi. la cosa era scontata ma lui ha scelto di formalizzarla con un post ‘emozionale’ su facebook “Ne ho sbagliate tantissime nella mia vita, ma ho sempre fatto ciò che il mio cuore mi diceva di fare. Gioia e determinazione hanno contraddistinto ogni mia azione. Magari, avessi percorso altre strade che sapevo essere meno tortuose, sarei comunque arrivato, avrei faticato meno, ma avrei camminato senza sorriso.
In tanti mi avete espresso dubbi e perplessità, tanti altri, apprezzamenti, ascolto tutti, ma ho fatto una scelta anche questa volta dettata dal cuore e per le mie idee. Nessun calcolo, nessuna comodità, sto facendo solo quello che sento di fare. Troverò il modo di spiegare più avanti le ragioni politiche della mia scelta con maggiori approfondimenti, sono momenti frenetici, intanto ai miei amici, a chi mi vuole bene, a chi sa quanto odi ipocrisie e falsità, basta sapere che così sono felice”.

Ciò vale anche per l’altra senatrice eletta in Sicilia Valeria Sudano. Certo avranno difficoltà a spiegarsi con gli amici di sempre, appunto Lotti e Guerini, ma i rapporti personali in politica capita che si debbano mettere da parte.

Alla Camera, invece, la situazione è molto diversa. Quattro gli eletti in Sicilia ed una era una ‘intrusa’ ovvero Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore, eletta nelle fila Pd ma andata via molto presto. Intrusa lo era nel senso che la sua candidatura era stata voluta proprio dai renziani, faraone in testa, ed aveva creato molti dissapori. Adesso che Renzi esce dal Pd, cotanta figlia di cotanto padre potrebbe scegliere di tornare nella nuova casa del buon Matteo

Gli altri tre, invece, sono a maggioranza destinati a rimare. Rimane l’altro ex segretario del Pd siciliano Fausto Raciti che di corrente è orlandiano quindi perché non dovrebbe restare. Rimane, e questo è un po’ più sorprendente ma in fondo non troppo, anche l’ex amico politico di Davide Faraone ovvero l’avvocato Carmelo Miceli. Sorprendente se fosse avvenuto un anno fa ma in fondo non troppo oggi visto che alla corrente Lotti – Guerini aveva aderito già da un po’ di tempo.

Resta il dubbio su una casella, quella occupata dall’ex rettore di Messina Pietro Navarra. Andrà con Renzi o resterà con Lotti ? Una riserva che potrebbe sciogliersi già in giornata almeno informalmente.

E in assemblea regionale siciliana? Al momento la scelta di Renzi non farà gioco. Il livello locale non sarà coinvolto dalla diaspora in questa fase. Ma quando toccherà anche ai deputati siciliani c’è da scommettere su Luca Sammartino che probabilmente seguirà Renzi ma potrebbe essere il solo a fare questa scelta anche se i renziani all’Ars sono formalmente tre. Nessuno si è espresso ma a parte Sammartino, la cui posizione appare abbastanza chiara agli analisti, il silenzio di Michele Catanzaro e Francesco De Domenico potrebbe significare altro.

Dissente pubblicamente dalla scelta di Renzi Nello Dipasquale e la sua è una opinione rilevante in questa fase e nell’intera area renziana oltre che nel determinare gli equilibri eventuali all’Ars

Comunque lasciare le cose come stanno, forse, è la scelta migliore per il momento.