“E’ stato necessario un inseguimento di un’ora e quaranta per fermare il peschereccio carico di sigarette nei pressi della costa tra Trapani e Agrigento.

Abbiamo dovuto utilizzare tre imbarcazioni e una di queste è arrivata al contatto con l’imbarcazione con a bordo i cinque tunisini”.

E’ il racconto del colonnello Cristino Alemanno comandante del gruppo aeronavale della guardia di Finanza di Messina nel corso della conferenza stampa al comando provinciale di Palermo sull’operazione che ha portato al maxi sequestro di sei tonnellate di sigarette di contrabbando nel mar canale di Sicilia.

“L’equipaggio nel corso dell’inseguimento – ha aggiunto il colonnello Cosmo Virgilio comandante del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza – si è  disfatto di tutto. Dei cellulari dei documenti di bordo. I cinque tunisini erano addestrati e hanno cercato in tutti i modi per evitare di essere bloccati. Alla fine hanno tentato anche di affondare la nave. Adesso le indagini sono concentrate nel cercare da dove è partito il peschereccio, probabilmente dalla Tunisia e soprattutto dove era destinato il carico. I cinque arrestati nel corso dei primi interrogatori hanno fatto delle ammissioni che adesso stiamo vagliando”.

Secondo quanto accertato il carico di 600 casse aveva un costo di 700 mila euro. Le sigarette rivendute avrebbero fruttato un milione e mezzo di euro. Le sigarette, Royal, Time e Oris sono prodotte in Ucraina, mentre sono stati trovati anche numerosi pacchi di Camel di quelle che si vendono nei Duty Free degli aeroporti. “E’ stato accertato che le sigarette vendute di contrabbando sono realizzate con tabacco scadente e in alcuni casi dopo le analisi sono risultate contaminate – aggiunge il colonnello Cosmo Virgilio – In numerosi casi non rispettano gli standard previste dalle norme europee”.