• A Casa Minutella dibattito su Il sistema, il libro con la testimonianza di Luca Palamara.
  • Ospiti: il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti; il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché; gli ex magistrati Antonio Ingroia e Leonardo Agueci.

Il sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura è il titolo del libro di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, edito da Rizzoli, in cui viene raccontato il sistema che ha pesantemente influenzato la politica recente italiana.

Del contenuto si è parlato a Casa Minutella, il talk show condotto da Massimo Minutella su BlogSicilia.it.

Ospiti: il direttore del Giornale e autore del libro, Alessandro Sallusti; il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Micciché; gli ex magistrati Antonio Ingroia e Leonardo Agueci.

SALLUSTI

«C’è una grande attenzione al tema, superiore a quella prevista della gente – ha detto il direttore del Giornale – il libro è già in fase di ristampa. Questo significa che l’argomento va oltre l’interesse della categoria, degli addetti ai lavori. In Italia c’è la voglia di capire cosa ci sia in quel mondo. Il ritorno mediatico, però, è stato molto limitato perché anche l’informazione fa parte di quel sistema».

Sallusti ha svelato di essere stato sorpreso, sentendo Luca Palamara, della «ferocia interna con cui il sistema si difendeva e andava a punire i traditori. Palamara ha detto che la maggioranza dei magistrati, leggendo il libro, avrebbe detto: ‘Quello è un marziano… Non è vero… Non è così…’. Perché ci sono decine di persone che ogni giorno fanno il lavoro lavoro e poi tornano a casa. Palamara, però, dice che qualsiasi magistrato con ambizioni di certo tipo doveva passare da lì. È la cupola che è stata infettata dal metodo, non la giustizia nel suo complesso».

Sallusti ha sottolineato che «chi voleva fare di testa sua (come Luigi De Magistris e Antonio Ingroia), sono finiti come sappiamo. Chi si ribellava, veniva fatto fuori con molta ferocia. Pensavo ci fosse più libertà e autonomia».

Il direttore del Giornale ha anche detto: «Non credo che in questo libro ci siano scoop. Qualsiasi collega della cronaca giudiziaria, più o meno, conosce quegli episodi. Cosa c’è di nuovo? Palamara ha messo in fila tutte le cose successe tra il 2008 e il 2019 con un linguaggio comprensibile anche da un lettore non esperto e non interessato di per sé alla magistratura. Questo libro ha un merito: avere preso quelle cose e messe a disposizione dell’opinione pubblica. Oggi anche il mio vicino di casa sa cos’è successo a Ingroia».

Cos’ha spinto Palamara a rivelare il sistema? «Il tentativo di farlo passare come l’unico responsabile. Non era da solo. Erano tutti insieme».

Infine, l’amarezza di Sallusti: «La legge non è uguale per tutti. Le leggi in alcuni casi si applicano, in altre si interpretano».

INGROIA

L’ex magistrato Antonio Ingroia ha affermato: «Palamara ha detto molte verità ma in maniera tardiva perché faceva parte del sistema che denuncia. Quello che è grave è il silenzio delle Istituzioni giudiziarie e politiche. Palamara, infatti, ha denunciato cose gravissime. O sono vere o sono false. O Palamara deve occuparsi di un lungo elenco di calunnie o qualcuno deve verificare queste cose. Palamara fa riferimento anche a scelte politiche, di governo. Il problema è la continuità di questo sistema, che non è riguarda tutta la magistratura, ma una sua parte che ha esercitato il potere in maniera attigua a quello politico».

Ingroia ha aggiunto: «Il libro di Sallusti ha un merito: avere reso nota la testimonianza di Palamara, come una sorta di ‘pentito’ dello Stato, complice, massimo artefice che racconta, dall’interno ciò che si sospettava dall’esterno. Il libro dà la possibilità al lettore di spiegare cosa sia il sistema. Il problema, poi, non è la responsabilità personale dei magistrati ma il sistema che seleziona i magistrati congeniali ed espelle quelli che non lo sono. Quindi, occorre una riforma della giustizia seria e si dovrebbe accedere al Consiglio  Superiore della Magistratura (CSM) senza passare dalle correnti ma per sorteggio».

«Cosa viene fuori da questa storia? – ha concluso Ingroia – C’è la questione delle carriere che arrivano a luoghi apicali con la possibiltà di condizionare. Un magistrato, però, non deve essere omogeneo rispetto alla politica. Bisogna recidere il legame di contiguità tra la magistratura e la politica, trovando il modo per evitare che questo tipo di sistema continui a perpetuare».

AGUECI

Leonardo Agueci, ex magistrato antimafia, che ha ammesso di non avere ancora letto il libro, ha affermato: «Palamare descrive un un gruppo di magistrati che ha gestito in modo distorto e discutibile il governo del CSM che dovrebbe preoccuparsi di garantire l’indipendenza dei magistrati. In questi anni, però, è stato uno strumento di pressione e di condizionamento dell’indipendenza».

Agueci ha raccontato di avere fondato, insieme ad altri, tra cui Giovanni Falcone, una corrente, Movimento per la Giustizia, nel 1988: «L’ho fatto perché credevo in certe cose e ho sempre cercato di restare fedele e non ho mai avuto un condizionamento politico. Mi è capitato mai di subire pressioni? Solo una volta, quando lavoravo alla Procura di Roma negli anni 90. Mi occupavo di un processo con implicazioni politiche e un collega mi consigliò di trattarlo in un modo per non dare fastidio. Quel collega, poi, fece politica…».

Per Agueci, comunque, il libro di Sallusti rappresenta «un’occasione» per riformare la Giustizia e si considera «ottimista perché conosco i magistrati italiani».

MICCICHÈ

Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha affermato: «L’operazione di Sallusti è pericolossima. Io credo nelle istituzioni. Tuttavia, così com’è stata distrutta l’istituzione della politica a causa del populismo, se lo stesso meccanismo dovesse arrivare nella Giustizia, allora questa perderebbe di credibilità e diventerebbe un problema per lo Stato. Non avere fiducia sulla Giustizia è la fine e questo libro non dà, purtroppo, alcuna possibilità in tal senso. Quindi, dobbiamo stare attenti. Ma se ci fosse la garanzia che la sua immagine non venisse distrutta, allora sarei più contento. Come fare? La magistratura deve porre delle misure a tutto questo, mettendosi davanti a una telecamera e tirando fuori tutto quello che si sa su questo sistema».

Micciché ha poi detto: «Ogni magistrato iscritto a quelle correnti citate nel libro deve ritenersi colpevole». Il libro, comunque, può essere «un’occasione per la magistratura per ripristinare la credibilità», ad esempio tornando su processi che sono stati «certamente condizionati, anche nel livello esageratissimo della sentenza. Non ci dovrebbe essere qualcuno che si debba porre il problema?».