L’estate del Teatro Massimo di Palermo si apre nel segno di Rossini e di Verdi con il ritorno al Chiostro della Galleria d’Arte Moderna in piazza Sant’Anna, che ha ospitato gli appuntamenti estivi del Teatro Massimo di Palermo anche nella scorsa stagione.

La stagione estiva del Teatro Massimo si apre sabato 29 giugno alle 20.30 con la Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini nel Chiostro della GAM, sede già l’anno scorso dell’opera Don Pasquale. Sul podio sarà Piero Monti, attuale maestro del Coro del Teatro Massimo, che da settembre andrà a ricoprire lo stesso ruolo all’Accademia di Santa Cecilia di Roma e che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo per la versione per soli, coro e orchestra della Petite Messe solennelle. I solisti saranno il soprano Shelley Jackson, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, il tenore Francisco Brito e il basso Emanuele Cordaro.

La Petite Messe Solennelle fu composta nel 1863, quando Rossini si era ritirato dalle scene teatrali ormai da più di trent’anni, e venne eseguita per la prima volta il 14 marzo 1864 nella cappella del palazzo della contessa Louise Pillet-Will. Deve il nome, dove petite e solennelle sembrano un ossimoro, al fatto di essere stata scritta per un organico ridotto e insolito, un coro poco numeroso con quattro solisti e accompagnato da due pianoforti e un armonium, mentre la struttura della messa è solenne, perché vengono messe in musica non solo le cinque parti essenziali dell’ordinario della messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) ma anche l’Offertorio e l’O Salutaris, che Rossini inserisce riprendendo quello già composto per l’undicesimo album dei Péchés de vieillesse. Fu poi lo stesso Rossini, probabilmente per evitare che lo facessero altri, a realizzare la versione per orchestra che verrà eseguita il 29 giugno nel Chiostro della GAM.

Domenica 30 giugno alle ore 20.30 di nuovo l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna per un Verdi Gala. Sul podio salirà Alessandro d’Agostini, che al Teatro Massimo ha da poco diretto Pagliacci. In programma sinfonie e cori dalle opere di Giuseppe Verdi. Si inizia con gli accordi ominosi della Sinfonia da La forza del destino, che annunciano il tragico destino di Alvaro e Leonora. Seguono la sinfonia da Luisa Miller, l’opera tratta dalla tragedia di Schiller, e il preludio da Aida, breve descrizione delle brume sul Nilo. Seguono poi da Nabucco la Sinfonia iniziale, che si apre con i solenni accordi di tromboni e cimbasso, e il Coro con cui si apre l’opera, “Gli arredi festivi”, descrizione del trambusto portato nel tempio di Gerusalemme dall’arrivo delle truppe di Nabucodonosor. Sempre da Nabucco segue poi “Va, pensiero”, il primo e più famoso dei cori verdiani, quello che con la sua mesta riflessione è diventato il simbolo del Risorgimento italiano. Il breve preludio da Attila, opera ambientata a Venezia e composta per il Teatro La Fenice, precede due cori da Macbeth, la prima opera shakespeariana di Verdi. In “Patria oppressa”, come in “Va, pensiero”, il coro degli scozzesi esuli rimpiange la patria perduta e dilaniata dalla guerra, mentre “S’allontanarono!” è uno dei cori delle streghe, personaggi che Verdi caratterizza in modo bizzarro e scatenato. Altra opera dedicata a un popolo oppresso, quello siciliano schiacciato dall’oppressore francese, sono I vespri siciliani. Le pagine conclusive sono dedicate a La traviata, con il preludio, che si apre con il dolente tema che tornerà poi al terzo atto nella camera di Violetta morente, e il coro di zingarelle e matador dalla scena della festa in casa di Flora del secondo atto.