È un pentimento profondo quello di Filippo Bisconti, l’ex boss del mandamento di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo, che ha deciso di collaborare con la giustizia. Bisconti ha già riempito pagine e pagine di verbali, contribuendo all’arresto di numerose personalità legate al mondo di Cosa nostra. Da quando gli venne imposto di andare a chiedere il pizzo a un ambulante che vendeva pane, iniziò la sua opera di pentimento.

“A me della mafia non è mai fregato nulla  – si legge tra le dichiarazioni contenute nei verbali pubblicati dal Giornale di Sicilia -. Non sono contento di quello che ho fatto e di questa Cosa nostra”

Filippo Bisconti, architetto di professione, non ha esitato a pentirsi dopo il suo arresto del dicembre scorso. Adesso è coinvolto nell’inchiesta “Cupola 2.0” che ha bloccato il tentativo di ricostituzione della Commissione provinciale di Cosa nostra. Tantativo che venne fatto nel corso di un summit di mafia il 28 maggio 2018 al quale lo stesso Bisconti si rifiutò di partecipare. “Ho fatto di tutto per non andarci2, dice ai magistrati.

Sia Bisconti, sia Colletti, capo del mandamento di Villabate anch’esso pentito, sarebbero entrati in Cosa nostra con poca convinzione. Non sarebbero stati inoltre dei capi mandamento modello. “Non ho mai dato un centesimo per i detenuti”, dice, confermando di aver violato la regola della mafia di dare sostentamento alle famiglie dei detenuti.

“Io non sono contento di quello che ho fatto e non sono contento di questa Cosa nostra, quindi ho sempre fatto di tutto per prendere le distanze”, si legge ancora nei verbali di Bisconti che sarebbe entrato in Cosa nostra solo per acquisire una certa autorità. “Ecco perché io ho fatto di tutto per entrare in Cosa nostra, perché potessi dire la mia con una certa autorità… È stata una sorta di rivalsa”.

Eppure Bisconti risulta essere affiliato dal dalla fine del 1997  alla mafia di Belmonte Mezzagno. In carcere fino al 2006. Da qual momento in poi ha raccontato di essersi disinteressato dagli affari della criminalità ma è stato poi coinvolto come capo mandamento da Nino Spera. Venne arrestato nuovamente ed esce nel 2010. Nel 2012 diventa capofamiglia.

La svolta sarebbe arrivata quando gli sarebbe stato chiesto di estorcere “100 euro a un ambulante che vendeva il pane” e lui avrebbe risposto: “Ma state scherzando? A uno che va a guadagnarsi il pane e va a guadagnare 30, 40, 50 euro al giorno, gli vado a proporre questa cosa?”.