“Non voglio sbagliare di un millesimo di secondo quest’anno. L’anno scorso ci sono state tante polemiche e non possiamo e non dobbiamo fare polemiche sulla memoria. Giovanni Falcone è nostro, di tutti noi”.

Così Maria Falcone sola sul palco allestito davanti all’Alberto Falcone ha scelto di presentare personalmente la parte finale delle manifestazioni quella che si conclude con la lettura dei nomi delle vittime prima dell’orario esatto della strage e del silenzio fuori ordinanza suionato a tromba. Dopo aver rinunciato al corteo lasciando campo libero aglio antagonisti, un altor paso per cercare di spegnere ogni rischio di polemica “Oggi ci sono soltanto io perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca” ha aggiunto la sorella del magistrato ucciso e presidente della Fondazione Falcone.

Il ricordo nel 34esimo anniversario

“Grazie alla mia città, oggi come 34anni fa ricordiamo la morte di Giovanni, Francesca e dei ragazzi della scorta e poi di Paolo e dei suoi ragazzi. Dietro di me ci sono soltanto i ragazzi che hanno letto i nomi delle vittime. Sono ragazzi che vengono da varie parti d’Italia e sono la dimostrazione che, davanti alle cause importanti, tutti gli italiani devono essere d’accordo” ha aggiungo Maria Falcone, parlando dal palco allestito sotto l’albero in via Notarbartolo a Palermo, in occasione del 34esimo anniversario dalla strage di Capaci.

“Quest’anno – ha proseguito – siamo stati precisi rispettando quell’orario tremendo che 34 anni fa ci ha levato tanti palermitani. La memoria non deve essere sterile ma deve essere un continuo ricordo alla città a non fermarsi, mai dire abbiamo vinto, perché purtroppo la mafia spesso risorge dalle sue stesse ceneri. La mafia a poco a poco aspetta che tutto si plachi attorno per ricominciare a pretendere il pizzo, creare disordini e infiltrarsi in quelle che sono le istituzioni sane del paese, contaminandole”, ha concluso Falcone.