Si chiama Giacomo Causarano, è l’ennesimo funzionario regionale che finisce indagato nell’inchiesta sulla mazzetta all’assessorato regionale all’energia. E’ accusato di aver favorito gli affari di Francesco Paolo Arata, l’ex consulente per il programma del ministro Salvini che secondo la procura era in società con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto ai clan. Per Causarano sono scattati questa mattina gli arresti domiciliari

Complessivamente gli investigatori della Dia di Trapani hanno notificato oggi due provvedimenti di domiciliari, il secondo riguarda l’imprenditore milanese Antonello Barbieri.

COLPO DI SCENA NELL’INCHIESTA, NICASTRI COLLABORA CON I MAGISTRATI

L’accusa mossa dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo nei confronti di Causarano è di corruzione per aver indirizzato le scelte regionali in alcune pratiche relative agli affari di Arata e Nicastri.

L’inchiesta, nei mesi scorsi, ha portato all’arresto anche dei figli di Arata e Nicastri, Paolo e Manlio, e di un altro funzionario regionale, Alberto Tinnirello. Una tranche dell’indagine, che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri per l’approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci, è stata trasmessa a Roma per competenza.

Secondo gli investigatori Causarano sarebbe stato il trait d’union tra Nicastri e Tinnirello, il funzionario che firmava le autorizzazioni necessarie all’imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano. Il progetto era ottenere l’Autorizzazione Unica da parte della Regione. La mazzetta pattuita sarebbe stata di 500mila euro.

I primi centomila sarebbero già stati consegnati, il resto doveva essere versato alla firma dell’autorizzazione. Gli impianti dovevano essere costruiti a Francoforte e Calatafimi. In realtà Nicastri avrebbe avuto intenzione di vendere il progetto, con tutte le autorizzazioni ottenute, a grosse imprese: affare che avrebbe portato al “re dell’eolico” tra 10 e 15 milioni.

Diversa la posizione di Barbieri accusato di intestazione fittizia di beni e società, autoriciclaggio e, anche lui, di corruzione, le medesime accuse che vengono mosse proprio ad Arata e Nicastri che restano. Sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro.

Nell’inchiesta sono già indagati anche Salvatore Pampalone dirigente regionale della Commissione Valutazione Impatto Ambientale, il presidente della Commissione Alberto Fonte e Vincenzo Palizzolo, capo di Gabinetto dell’assessorato regionale al Territorio.

I tre funzionari rispondono di abuso d’ufficio. Avrebbero fornito informazioni sullo stato della pratica degli Arata e di Nicastri, socio occulto del professore, pendente in assessorato, suggerendo le scorciatoie per evitare le lungaggini del provvedimento burocratico della Valutazione di Impatto Ambientale.

i tre nomi erano emersi nella medesima giornata dell’arreso di Arata che corrispondeva anche con il secondo arresto di Nicastri già imputato in altra vicenda ma sempre legata agli affari nell’eolio apparentemente leciti ma che secondo l’accusa erano condotti anche con il supporto e nell’interesse di Cosa Nostra trapanese

Arata era finito in carcere proprio per gli affari con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto uomo vicino all’entourage del super latitante Matteo Messina Denaro ormai ritenuto una vera e propria primula rossa.