Un miliardo e mezzo di euro. A tanto ammonta il budget che potrà essere attivato nei prossimi anni in Sicilia per contrastare il dissesto idrogeologico. Ce lo racconta l’Ingegner Sergio Tumminello, Direttore della struttura Commissariale contro il dissesto idrogeologico della Sicilia, alla guida della quale c’è il Presidente della Regione.

Ospite di Talk Sicilia Tumminello tira un bilancio delle attività parla del futuro e spiega il funzionamento della struttura che, di fatto, è quotidianamente in contatto con i sindaci  per sostenerli nella predisposizione dei progetti e nel caricamento nel sistema on line, uno strumento attraverso il quale la struttura può poi intervenire con finanziamenti e gestione delle procedure.

Un territorio fragile, quello siciliano, nel quale la prevenzione è l’unica vera arma a disposizione per evitare frane, smottamenti, danni e perfino vittime che in passato si sono registrate. Ma nonostante la mole di risorse, l’entità della fragilità del territorio e le esigenze di messa in sicurezza restano una enorme montagan da scalare

Non più una emergenza ma un rischio costante da gestire anche a causa dei cambiamenti climatici

Non più un’emergenza sporadica, ma una complessa e rischiosa sfida quotidiana. In Sicilia il contrasto al dissesto idrogeologico, all’erosione costiera e alle frane passa da una cabina di regia strategica che muove cifre da capogiro e gestisce centinaia di cantieri. Per fare il punto sui piani in atto e sulle strategie future, abbiamo rivolto alcune domande all’ingegnere Sergio Tumminello, direttore della struttura commissariale per il contrasto al dissesto idrogeologico nell’Isola.

Dalle emergenze alla quotidianità: la nascita della struttura

La struttura commissariale ha radici ormai consolidate, nate per rispondere a criticità strutturali della nostra isola. “La struttura nasce originariamente nel 2010 per rispondere alle emergenze legate al dissesto idrogeologico di quel periodo” spiega l’ingegner Tumminello. “Successivamente, nel 2014, il governo nazionale ha emanato una legge che ha istituito queste strutture anche nelle altre regioni, nominando il presidente pro tempore della Regione come Commissario di Governo. I commissari si avvalgono poi di direttori che, come bracci operativi, portano avanti quotidianamente le attività dell’ufficio”.

Un ruolo che nel corso degli anni è diventato sempre più centrale a causa dell’estremizzazione dei fenomeni atmosferici. “Oggi la nostra struttura in Sicilia rappresenta una realtà di fondamentale importanza. Il dissesto idrogeologico, l’erosione costiera e le frane non costituiscono più eventi eccezionali, ma fanno purtroppo parte della quotidianità. Una situazione che negli ultimi anni si è ulteriormente aggravata a causa degli effetti del cambiamento climatico. Si parla sempre più spesso di ‘bombe d’acqua’ capaci di causare enormi devastazioni; fenomeni che colpiscono anche la Sicilia, come dimostra il recente evento straordinario che ha provocato ingenti danni sulla costa ionica e nella parte orientale dell’isola. Di conseguenza, la nostra è oggi una struttura cruciale che, lavorando a latere dei vari dipartimenti regionali, realizza i progetti necessari a contrastare il dissesto”.

Una filiera completa: un miliardo e mezzo di budget per i prossimi anni

Il cuore operativo della struttura copre l’intero ciclo di vita di un’opera pubblica, dalla ricerca dei fondi fino alla consegna dei lavori. “La nostra è una filiera completa” sottolinea il direttore. “Oggi la struttura opera partendo dalle esigenze manifestate dal territorio: individua i finanziamenti e gestisce i progetti. In alcuni casi si tratta di progetti comunali che vengono da noi revisionati, mentre in altri vengono elaborati direttamente dalla nostra struttura. Successivamente ci occupiamo della validazione e dell’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie, accelerando l’iter burocratico grazie alle prerogative della struttura commissariale. Infine, bandiamo le gare d’appalto, ne seguiamo lo svolgimento e apriamo i cantieri”.

I numeri restituiscono la fotografia di una macchina che viaggia a pieno regime: “Attualmente gestiamo una media di circa 250-300 cantieri aperti, di cui seguiamo costantemente l’andamento dei lavori fino al collaudo finale e alla messa in sicurezza dell’area. Il nostro campo d’azione spazia dal dissesto idrogeologico, con interventi su frane e alluvioni, fino alla tutela dall’erosione costiera. In questo momento possiamo contare su diverse linee di finanziamento provenienti dal Ministero, dalla Presidenza del Consiglio e dai fondi di coesione. Disponiamo di un budget complessivo di circa un miliardo e mezzo di euro da sviluppare nei prossimi anni, che ci permetterà di avviare opere cruciali per mitigare i rischi e mettere in sicurezza moltissimi territori”.

I dati del bilancio e il modello promosso dal “Sole 24 Ore”

Un’efficienza che è stata certificata anche dalle più autorevoli testate economiche nazionali, a dispetto dei cliché sui ritardi della burocrazia siciliana. I dati riferiti al periodo tra novembre 2022 e luglio 2026 parlano chiaro: 191 contratti stipulati, 132 aggiudicazioni effettuate e importi di aggiudicazione per 271 milioni di euro. Le somme finanziate ammontano a 368 milioni di euro, di cui 324 milioni già impegnati per 37 interventi, ai quali si sommano gli ultimi stanziamenti ricevuti (30 milioni dall’Autorità di Bacino e 18 milioni dal Ministero dell’Ambiente).

Questo bilancio d’attività trova riscontro anche a livello nazionale. Per ben due volte nel 2025, Il Sole 24 Ore ha riconosciuto la struttura commissariale siciliana come la prima in Italia per modello organizzativo, produttività e capacità di spesa. Si tratta di un risultato che smentisce la percezione diffusa secondo cui per il territorio non si farebbe nulla.

Ma se l’attività è così intensa, come mai la percezione pubblica è che non sia mai abbastanza? “Il fenomeno è oggettivamente abnorme” replica Tumminello, “di conseguenza gli interventi realizzati sembrano sempre parziali rispetto alle reali necessità. Basti pensare che l’ultimo ciclone in Sicilia ha causato da solo danni per circa un miliardo e mezzo di euro, una cifra equivalente all’intero budget a nostra disposizione per i prossimi anni. La sproporzione nasce proprio da questo. È necessario lavorare senza sosta per tenere il passo con i cambiamenti climatici, che hanno aggravato drasticamente la situazione”.

Da Palermo ai piccoli borghi: gli interventi storici

L’azione della struttura tocca sia la grande area metropolitana sia le realtà più isolate dell’entroterra. “Se guardiamo a Palermo, la città in cui viviamo, abbiamo in corso interventi per quasi 200 milioni di euro” evidenzia l’ingegnere. “Stiamo affrontando criticità storiche: la mitigazione del rischio alluvione a Mondello, la messa in sicurezza dei costoni di Monte Pellegrino per il rischio di caduta massi — che purtroppo in passato ha causato delle vittime — e la gestione del reticolo idrografico del Passo di Rigano per prevenire gli allagamenti urbani”.

“Le risorse, però, non si concentrano solo sui grandi centri. Lo stesso impegno viene riservato ai piccoli borghi, dove finanziamo interventi da 5, 6 o 7 milioni di euro. Il dissesto idrogeologico compromette gravemente anche la viabilità: molte strade vengono chiuse per la caduta di detriti o per l’esondazione di torrenti adiacenti causata dalle bombe d’acqua. Il nostro territorio, come gran parte di quello italiano, è intrinsecamente fragile. Questa vulnerabilità è oggi amplificata dagli incendi: il fuoco priva i versanti della vegetazione che prima frenava le frane e la caduta dei massi. Lasciando i terreni nudi, siamo passati repentinamente da una condizione di relativa tranquillità a una di costante pericolo”.

Come funziona il sistema ReNDiS e il “caso” Niscemi

Un punto cardine del sistema di finanziamento è la trasparenza informatica, un meccanismo rigido che talvolta spiega il perché di mancati interventi apparentemente ingiustificati, come nel caso delle recenti polemiche su Niscemi.

“Per fare chiarezza sul nostro funzionamento” specifica il direttore, “va detto che il Ministero dell’Ambiente e dell’ISPRA hanno istituito a livello nazionale una piattaforma denominata ReNDiS (Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo). I Comuni che necessitano di interventi contro il dissesto idrogeologico hanno l’obbligo di inserire i propri progetti all’interno di questo sistema, anche se si trovano ancora a un livello preliminare. L’ISPRA, di comune accordo con il MASE, ha stabilito che qualsiasi opera finanziata per il contrasto al dissesto idrogeologico debba necessariamente transitare da questa piattaforma”.

È proprio questa mappatura a determinare le priorità: “Una volta convalidati dall’Autorità di Bacino, con cui lavoriamo in stretta sinergia, i progetti acquisiscono un punteggio in base alla classe di rischio. Quando riceviamo le risorse finanziarie abbiamo l’obbligo di destinarle per almeno l’80% seguendo strettamente l’ordine di questa graduatoria. Il rimanente 20% può essere gestito con una flessibilità controllata per urgenze immediate”.

Niscemi, una ferita aperta

Tumminello non si sottrae sulla vicenda della frana di Niscemi intorno alla quale in tanti si sono chiesti come mai la struttura non ha fatto  nulla

Prpoprio sul caso sollevato a Niscemi, Tumminello chiarisce: “Il mancato intervento a Niscemi dipende da un fattore puramente tecnico: dal mio insediamento a oggi, il Comune non aveva inserito alcuna proposta all’interno della piattaforma ReNDiS. L’assenza del Comune sulla piattaforma ci ha impedito di agire. C’è però un’eccezione: abbiamo preso in carico un progetto da 4,5 milioni di euro finanziato con i fondi FSC per la sistemazione della Strada Provinciale 12 e del corso d’acqua adiacente. Su questo fronte ci siamo mossi con grande celerità, affidando proprio in questi giorni la progettazione. Non appena gli studi saranno completati, apriremo il cantiere”.

Alleati dei Comuni: pagamenti record in due settimane

La struttura commissariale non vuole essere un giudice severo, ma un alleato dei territori. Proprio per questo è stato teso un salvagente ai Comuni in affanno. “Fin dal mio insediamento, ho promosso un’attività di sensibilizzazione verso i Comuni, stimolandoli a inserire i loro progetti per consentirci di visionarli e seguirne l’iter. Inoltre, abbiamo istituito uno sportello dedicato che aiuta concretamente le amministrazioni locali nel caricamento dei dati sulla piattaforma”.

La video intervista integrale