“Nella riforma edilizia targata governo Musumeci c’è un condono”. Insiste il deputato 5 stelle Giampiero Trizzino, per anni in Commissione ambiente. Trizzino lo fa con un video messaggio su Facebook nel quale torna sulla polemica scoppiata qualche giorno fa quando si parlò prima di una norma inserita in finanziaria e poi di un condono camuffato dentro la riforma che deve servire ad adeguare  la legge regionale 16/2016 alla sentenza della Corte Costituzionale che ne ha cancellato tre commi ritenuti incostituzionali. L’attacco è ad un passaggio del Ddl 669/140/453.

“Il condono è presente all’articolo 18 della Riforma – continua Trizzino che spiega – sostanzialmente si vuole aprire la maglia del terzo condono edilizio nazionale, cioè quello del 2003 e allargarlo a tutti gli immobili che stanno all’interno di aree soggette ai così detti vincoli relativi cioè paesaggistici, idrogeologici e vari altri”.

Trizzino fa un esempio “Un immobile totalmente abusivo all’interno di un parco o di una riserva con condono nazionale verrebbe abbattuto ma qualora dovesse passare la norma siciliana potrebbe essere sanato attraverso un parere positivo da parte dell’autorità competente”.

“Si creerebbe una aberrazione giuridica, una differenza fra la Sicilia e le altre Regioni che avrebbe effetti anche sulla norma penale che è competenza esclusiva dello Stato. La Regione va a scavalcare le funzioni propria dello Stato e crea una norma incostituzionale oltre a creare diseguaglianza fra cittadini”.

Sulla medesima lunghezza d’onda anche le associazioni ambientaliste “L’art. 18 è palesemente incostituzionale poiché rappresenta, sotto le mentite spoglie di una interpretazione autentica, l’ampliamento del condono edilizio del 2003 agli immobili ricadenti in aree vincolate, esplicitamente esclusi da quella che, non a caso, venne chiamata la “mini sanatoria” edilizia” sostiene Legambiente.

“Si tratta di una vecchia storia. La Regione Siciliana – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – ci aveva già provato con il governo Crocetta quando, sulla base di un parere molto discutibile del CGA, emanò nel 2014 una circolare con la quale s’invitavano gli enti onerati di esaminare le domande di condono a farlo anche in riferimento agli immobili ricadenti in aree vincolate. Istanze fino a quel momento tutte rigettate perché esplicitamente escluse dal condono nazionale”.

“Chiediamo all’assessore Cordaro di ritirare immediatamente l’art.18 dal Ddl in discussione, così da evitare inutili scontri che porterebbero inevitabilmente alla cancellazione della norma. Provare a far passare l’idea che la Regione siciliana, – conclude Zanna – in fase di recepimento del condono, intendeva fare proprio del condono nazionale la sola riapertura dei termini ma non i limiti stringenti imposti dalla stessa legge, può forse servire a illudere per qualche mese gli abusivi ma non potrà mai superare il vaglio costituzionale che Legambiente chiederebbe con forza all’indomani di una eventuale approvazione”.

Cordaro ha già risposto a questa polemica una prima volta sostenendo che “l’inedificabilità relativa non esiste: esiste solo ed esclusivamente, come categoria giuridica, il concetto di inedificabilità assoluta. L’articolo 18 del Ddl di riordino in materia edilizia, presentato in commissione Ambiente dal governo, recepisce plurime sentenze delle Sezioni riunite del Cga (una per tutte la 291 del 2010) e trasforma in norma la circolare 2 del 2014 dell’allora assessore di Crocetta Mariella Lo Bello. Qualora  vi siano dei vincoli relativi è già possibile in Sicilia, in forza delle sentenze del Cga e della circolare di cui sopra, costruire previo parere positivo delle autorità che tutelano il vincolo, siano esse la Soprintendenza, il Genio civile o il Corpo forestale. Ancora oggi -sostiene l’assessore – in Sicilia molte amministrazioni ci chiedono chiarezza attraverso una norma che recepisca quanto stabilito dalla Giurisprudenza di legittimità. Nessuna sanatoria potrà mai vedere la luce durante il governo Musumeci – conclude l’assessore Cordaro – si tratta soltanto di una norma che fa chiarezza in una situazione confusa in sede amministrativa”.

Ma 5 stelle e ambientalisti insistono e vogliono cassare l’articolo “Si tratta di una norma pericolosa – conclude Trizzino – e oggi inizia la discussione all’Ars. I 5 stelle hanno presentato un emendamento soppressivo per eliminare questa norma dalla riforma”