La Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. I pm ritengono Sempio il responsabile del delitto. Nelle prossime ore è attesa la notifica dell’atto di conclusione delle indagini preliminari, il cosiddetto 415-bis.
Contestualmente, il procuratore Fabio Napoleone ha fatto sapere che gli atti saranno trasmessi alla Procura Generale di Milano per sollecitare l’istanza di revisione del processo nei confronti di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per lo stesso omicidio. È il momento più delicato di una vicenda giudiziaria che dura da diciannove anni.
Il movente e le aggravanti contestate a Sempio
Secondo la ricostruzione dei pm pavesi, Andrea Sempio, all’epoca dei fatti diciannove anni, era uno dei più cari amici del fratello di Chiara Poggi, Marco. Il movente indicato nell’atto di chiusura delle indagini è il rifiuto di un’avance da parte della vittima. Stando all’ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe colpito Chiara Poggi almeno dodici volte, probabilmente con un martello. Le aggravanti contestate sono due: la crudeltà e i motivi abietti.
Sempio, oggi 38 anni, continua a proclamarsi innocente. La sua difesa, affidata agli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, sta lavorando nelle ultime ore per recuperare il podcast sul caso Garlasco che l’indagato stava ascoltando il 14 aprile 2025, giorno in cui una microspia ha captato in auto le frasi poi utilizzate dai pm come indizio del movente.
La posizione della difesa non cambia con la chiusura delle indagini: Sempio nega qualsiasi coinvolgimento.
Il 415-bis e cosa succede adesso
La notifica del 415-bis è l’atto con cui il pm comunica all’indagato la conclusione delle indagini preliminari, elencando le prove raccolte e i reati contestati. Da quel momento l’indagato ha venti giorni per depositare memorie difensive, produrre documenti, chiedere di essere interrogato o presentare nuove investigazioni. Solo dopo questa fase la Procura può decidere se chiedere il rinvio a giudizio.
La revisione di Stasi: cosa prevede la legge
Alberto Stasi, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel novembre 2015 a sedici anni di reclusione, sta scontando la pena. La revisione del processo penale è uno strumento straordinario previsto dall’articolo 629 del codice di procedura penale: può essere richiesta quando emergono nuove prove o fatti nuovi che, se conosciuti al momento del giudizio, avrebbero portato a un’assoluzione o a una condanna meno grave.
Il procuratore Napoleone ha indicato che gli atti dell’inchiesta su Sempio saranno inviati alla Procura Generale di Milano, che è il soggetto istituzionalmente legittimato a presentare l’istanza di revisione nel caso di specie. Non è una certezza di revisione automatica: il percorso prevede una valutazione da parte della Corte d’Appello competente, che dovrà giudicare se i nuovi elementi siano effettivamente incompatibili con la condanna di Stasi.
Cosa dicono le prove dell’inchiesta bis
L’inchiesta bis su Sempio ha prodotto, secondo la Procura di Pavia, un fascicolo che include:
- Le intercettazioni ambientali del 14 aprile 2025, in cui Sempio avrebbe fatto riferimento al movente, ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi e a una telefonata in cui la vittima lo aveva respinto con un “non ci voglio parlare con te”
- Il Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi
- La traccia palmare 33, analizzata con metodologie forensi aggiornate
- Una nuova ricostruzione della scena del crimine
Il presunto falso alibi dello scontrino
Sempio nega di aver mai avuto rapporti o frequentazioni con Chiara Poggi e di aver mai visto i video citati nelle intercettazioni. La difesa ha già segnalato che le trascrizioni delle captazioni sono piene di parti indicate come “non comprensibile” e che l’audio originale non è mai stato consegnato ai legali.






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