Il racconto coincide con quello del figlio. Marco Ricci, 41 anni, residente a Capaci ha ammesso di avere colpito l’ex moglie Annamaria Scavo, 36 anni, con il taglierino.

Lo ha fatto per difendersi visto che la donna commessa di un negozio di scarpe a  Carini stava aggredendo il figlio e poi anche lui.

Non aveva intenzione di ucciderla. L’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio.

Si attendono i risultati dell’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico sul corpo della 36enne per delineare la dinamica rispetto a quanto già accertato dagli investigatori.

Esame che verrà effettuato. Per ricostruire la dinamica il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ha disposto,
oltre all’autopsia sul corpo, l’esame delle ferite di Ricci e del ragazzo per stabilire se la loro versione dei fatti è
compatibile con la reale dinamica dell’omicidio.

Sia il padre che il figlio ricoverati in ospedale hanno fornito una versione pressoché identica dei fatti.

Secondo quanto da loro raccontato i due sarebbero arrivati sabato pomeriggio nel negozio – a quell’ora ancora chiuso – dove la donna lavorava da anni. Non c’era nessuno.

In un primo momento sarebbe entrato solo l’adolescente. Il padre, sentendolo urlare, avrebbe fatto irruzione nell’attività e avrebbe trovato la ex e il figlio che litigavano. La donna – hanno raccontato ancora – avrebbe tirato fuori un taglierino colpendo sia il giovane che Ricci.

Annamaria Scavo a quel punto l’uomo sarebbe riuscito a disarmare la Scavo, ferendola mortalmente – e forse accidentalmente – alla gola.

Ma sempre secondo quanto da lui dichiarato non voleva ucciderla bensì avrebbe difeso il figlio e se stesso. Una versione ancora al vaglio degli inquirenti. In preda al panico, davanti al figlio sotto shock, Ricci ha chiamato il 118 riferendo che servisse con urgenza un’ambulanza per la ex compagna.

Dopo la telefonata il 41enne si è barricato nel negozio Ferrante, rendendo necessario l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la porta d’ingresso e consentire l’irruzione dei carabinieri. L’uomo e il figlio sono stati portati in ospedale per accertamenti e lì stesso sono stati ascoltati dagli investigatori.

L’uomo è stato poi interrogato dalla Procura così come, davanti a uno psicologo, il ragazzino. Le versioni fornite da entrambi, ancora al vaglio del sostituto procuratore Giulia Beux e dell’aggiunto Annamaria Picozzi (che coordina la sezione che si occupa delle fasce deboli) sembrano coincidere perfettamente. Non si escludono aggiornamenti nel giro delle prossime 24 o al massimo 48 ore, durante le quali i militari della della compagnia di Carini cercheranno di acquisire ulteriori elementi per cristallizzare la scena del delitto, la dinamica e il movente.