Le indagini della Dia hanno fatto luce sulla gestione sulla gestione delle concessioni e sul controllo di alcune attività imprenditoriali nel corso degli anni da parte della famiglia dell’Arenella, in grado di “autorizzare ed indirizzare” l’apertura di imprese commerciali e la gestione del commercio ambulante.

La Dia – nell’ambito dell’operazione – ha proceduto al sequestro preventivo del White club, un pub alla moda che si trova all’Arenella, in via cardinale Guglielmo Massaia, cioè all’interno del rimessaggio “Marina Arenella” di Palermo.

Scotto in un’intercettazione aveva rivelato di aver messo il nipote al White dicendosi però “pentito per come girava il locale”.

“Il carisma di cui godeva Scotto all’interno di Cosa nostra palermitana –affermano gli investigatori della Dia – lo hanno portato a essere influente nei riguardi di altre famiglie mafiose, anche se appartenenti a mandamenti diversi. Le indagini svolte, infatti, hanno permesso di evidenziare gli stretti rapporti intrattenuti con altri uomini d’onore”.

Ecco gli indagati nell’operazione White Shark della Dia. In carcere sono finiti Vito Barbera, 58 anni, Giuseppe Costa, 52 anni, Paolo Galioto, 28 anni, Antonino Scotto, 40 anni, Francesco Paolo Scotto, 72 anni, Gaetano Scotto, 67 anni, Pietro Scotto, 70 anni. Ai domiciliari Antonino Rossi, 36 anni.

Gaetano Scotto è stato detenuto a Rebibbia e venne scarcerato il 21 gennaio 2016. “Al suo rientro all’Arenella ha trovato un intero quartiere ad attenderlo – raccontano gli investigatori dalla Dia – Un quartiere che gli ha mostrato devozione e di rispetto, documentati, ad esempio, nel corso della festa di Sant’Antonio, patrono della borgata marinara dell’Arenella, che si è tenuta il 13 giugno, pochi mesi dopo la sua scarcerazione. Nel corso di un colloquio telefonico con la fidanzata di allora, Giuseppina Marceca, Scotto ha interrotto la conversazione affermando che lo avevano avvisato che per fare passare il Santo ‘aspettassero lui’.

Come se non bastasse, i due fidanzati sono saliti su un peschereccio, a bordo del quale è stata posizionata la ‘vara del Santo’ per essere trasportata via mare secondo le regole della processione che, peraltro, vietano in maniera categorica che sull’imbarcazione possano salire persone diverse dal sacerdote che officia la funzione e dalla banda musicale”.