Le città, come qualunque altra istituzione umana, tende per natura al cambiamento. Ma è compito della politica quello di vigilare sulle forze promotrici dei mutamenti in atto, assicurandosi che nessuno venga lasciato indietro.
È un rovente pomeriggio d’estate tra le arterie nevralgiche del centro storico palermitano. Sciami di turisti affollano le centinaia di locali addetti al food and beverage, che nei periodi di picco produttivo trasformano i luoghi che abitano in delle vere e proprie friggitorie a cielo aperto, con buona pace di chi ricorda una Palermo non certo migliore, ma diversa. Ben inteso, questo è un problema non solo limitato al capoluogo siciliano, ma di portata nazionale.
Dappertutto in Italia le città si stanno riplasmando sotto il peso dell’eccessiva turistificazione. Ma non è irrazionale sollevare dubbi sull’operato delle amministrazioni locali che hanno permesso si arrivasse al punto di saturazione. Per quanto concerne Palermo, la situazione attuale è il risultato di quei processi ascrivibili sotto il termine ombrello di “Orlandizzazione” del centro storico, le cui principali conseguenze sono: la scomparsa degli esercizi storici gestiti dagli abitanti originari, il sistematico allontanamento di tali abitanti che lasciano spazio ai Bed and breakfast e le case vacanza, l’estrema dipendenza del tessuto produttivo dai flussi turistici in entrata. È chiaro che a subire tali conseguenze siano in primis le fasce più deboli della popolazione, oltre che gli appartenenti alle minoranze che popolano i quartieri storici del centro. Il colmo, per un’amministrazione progressista come quella del precedente sindaco Leoluca Orlando, oggi parlamentare europeo tra le fila dei Greens, i verdi.
Per non rischiare di essere tacciati di disonestà intellettuale bisogna riconoscere i meriti del processo di “pedonalizzazione” avviati dall’ex primo cittadino, che infatti è stato rinforzato dagli interventi dell’attuale amministrazione. A maggio 2025 è stata istituita una zona pedonale temporanea che coinvolge l’asse di via Sant’Agostino, via Porta Carini, piazza Saponeria e alcune strade limitrofe. A seguire, a giugno 2025, è partita la sperimentazione della pedonalizzazione di Piazza Caracciolo, cuore della Vucciria, con validità fino al 31 dicembre 2025. Ma, come si è cercato di dimostrare, la pedonalizzazione è solo un aspetto del cambiamento in atto. Le librerie storiche di Corso Vittorio, una volta integrate nel rituale comunitario del “ritorno a scuola”, quando ci si recava a comprare i libri di testo per l’anno venturo, sono state sostituite quasi interamente da locali di fast food dalla dubbia capacità manufatturiera, all’interno dei quali raramente vi si trova un palermitano. Persino i bazar gestiti dai migranti di origine Tamil che proliferavano in via Maqueda sono stati rimpiazzati dai soliti punti ristoro, in barba agli slogan sull’integrazione promossi dall’amministrazione precedente.
La città presenta un paradosso evidente: mentre la popolazione residente continua a diminuire, il turismo cresce in modo esponenziale. Dal 2011 al 2023, Palermo ha perso oltre 27.000 abitanti, passando da 657.561 a 630.427 residenti, con un calo del 4,1%. Questo declino demografico ha subito un’accelerazione proprio negli anni del boom di visitatori. Parallelamente, gli arrivi turistici hanno registrato una crescita straordinaria: nel 2023 sono stati registrati 836.292 arrivi con un aumento del 15,8% rispetto al 2022. Com’era facile prevedere, l’impatto di tale fenomeno sul mercato immobiliare è stato devastante. I dati raccolti mostrano un quadro allarmante in termini di speculazione immobiliare e displacement sociale. Il centro storico della città ha registrato un aumento vertiginoso dei canoni di locazione, che ha reso praticamente inaccessibile l’abitare per le famiglie originarie del luogo. I prezzi degli affitti mensili sono schizzati da 9€/m² nel settembre 2022 a 12,3€/m² nell’agosto 2025, segnando un incremento del 36,7% in soli tre anni.
Come spesso accade a queste latitudini, il dramma si arricchisce del gusto di paradosso: quello dei 50.000 immobili sfitti nell’area urbana in questione, che vengono lasciati vuoti in quanto ritenuti “opportunità per il turismo”. Circostanza questa difficile da digerire, considerata l’emergenza abitativa in essere nel capoluogo.
Come si ha avuto modo di chiarire in precedenza, nel contesto delle società umane il cambiamento è non solo inevitabile, ma anche necessario. Il punto è lasciare che questo avvenga secondo le condizioni imposte dalla collettività. Agli abitanti del centro, particolarmente legati al proprio folclore, non resta che affidarsi ancora una volta a San Giuseppe, santo patrocinatore delle Vampe di Borgo Vecchio e, forse soprattutto, protettore delle abitazioni. Chissà che non possa davvero illuminare i promotori politici della Palermo del futuro.
Elio Ficarra ex consigliere comunale di Palermo






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