Un cantiere da oltre 26 milioni di euro per rifare il look all’ospedale Ingrassia di Palermo, ma con uno spettro pesantissimo: la chiusura temporanea dei reparti chiave per almeno tre anni. La sanità palermitana si prepara a vivere una delle sue fasi più delicate. Se da un lato il progetto di ammodernamento strutturale, tecnologico e impiantistico approvato dalla Regione rappresenta una svolta attesa, dall’altro l’imminente avvio dei lavori sta provocando una durissima polemica che unisce sindacati e sindaci del comprensorio, terrorizzati dal rischio di un blackout assistenziale.
A lanciare l’ultimo disperato allarme sono la Cisl Fp e la Cisl Medici Palermo Trapani, che chiedono un tavolo di confronto urgente all’assessore regionale alla Salute, al direttore generale dell’Asp di Palermo e ai responsabili delle strutture coinvolte. L’obiettivo è chiaro: serve subito un piano transitorio per evitare che il trasferimento delle attività si trasformi in una paralisi.

Cantiere da luglio 2027: tre anni ad alta tensione

I dettagli tecnici dell’operazione iniziano a delinearsi con precisione. L’avvio ufficiale dei lavori all’interno del presidio di corso Calatafimi è previsto per luglio 2027. Da quel momento, secondo il cronoprogramma stimato, la struttura sarà parzialmente o totalmente indisponibile per almeno tre anni, il tempo necessario per completare l’adeguamento antisismico, impiantistico e architettonico dell’edificio.

Un triennio di stop o forte ridimensionamento che preoccupa la politica locale: ben nove sindaci dei Comuni della provincia (tra cui Altofonte e i centri del Corleonese e della prima cintura) hanno già preso carta e penna scrivendo al presidente della Regione, Renato Schifani, per chiedere tutele e scongiurare lo smantellamento dei servizi di prossimità.

I numeri del potenziale disastro: a rischio 133 posti letto e il Pronto Soccorso

La preoccupazione non è campionaria, ma si basa su dati assistenziali imponenti che l’Infrastruttura dell’Asp gestisce quotidianamente. Sotto i ferri dei muratori finiranno infatti reparti strategici, e il timore dei sindacati (esposto anche dalle sigle Cimo, Aaroi Emac e Fp Cgil nei giorni scorsi) riguarda la sorte di:

  • 133 posti letto complessivi (di cui 123 ordinari e 10 di day hospital) che rischierebbero di essere congelati;
  • Oltre 28.000 accessi all’anno al Pronto Soccorso (una media di circa 79 pazienti al giorno);
  • I servizi di Anestesia e Rianimazione e l’Utic (Unità di Terapia Intensiva Coronarica), pilastri della rete tempo-dipendente per infarti e traumi complessi.

“La ristrutturazione dell’ospedale Ingrassia non può trasformarsi in una emergenza nell’emergenza”, dichiarano in una nota congiunta Gaetano Mazzola, segretario generale aggiunto della Cisl Fp Palermo Trapani, e Giorgia Vitello, segretaria generale Cisl Medici Palermo Trapani. Il timore principale è che l’utenza rimasta senza un punto di riferimento nella zona occidentale della città finisca per riversarsi in massa sui già asfittici pronto soccorso di Villa Sofia, del Civico o del Policlinico.

La trincea della Cisl: “No alla frammentazione, si parta dai dati assistenziali”

Per evitare l’effetto domino, la Cisl avanza richieste tassative. In primo luogo, stop all’ipotesi di “spezzatino” dei reparti: per tutta la durata della ristrutturazione, le attività e le risorse umane dell’Ingrassia devono essere mantenute nella stessa area territoriale. Tra le ipotesi transitorie circolate negli ambienti sanitari — ma ancora non ufficializzate — si è persino paventata l’installazione di strutture temporanee o il ricorso a ospedali da campo per mantenere attivi i servizi di prima emergenza.

“Il rischio concreto – affermano Mazzola e Vitello – è quello di scaricare le conseguenze della riorganizzazione sugli altri presidi. Prima di decidere come riorganizzare l’offerta bisogna analizzare criticamente i dati di attività dell’Ingrassia e rapportarli ai reali bisogni di salute della popolazione. Solo così si potranno assumere decisioni funzionali e sostenibili”.

La difesa del personale e delle competenze

Accanto al diritto alla salute dei cittadini, c’è la trincea sindacale a difesa dei posti di lavoro e delle professionalità interne. La Cisl ha già chiarito che non accetterà passivamente trasferimenti selvaggi che possano disperdere il patrimonio di competenze costruito negli anni all’interno del nosocomio di Corso Calatafimi.

I vertici dell’Asp di Palermo hanno provato a rassicurare i sindacati spiegando che “i disagi saranno limitati”, ma la tensione resta altissima. Con la data di inizio del cantiere ormai fissata al 2027 e le prime barricate già erette da sindaci e sigle dei lavoratori, la palla passa all’assessorato di Piazza Ottavio Ziino: la gestione del “caso Ingrassia” sarà il vero banco di prova per la tenuta dell’intera rete ospedaliera palermitana