Ecco l’intervista al sindaco Leoluca Orlando pubblicata sulle pagine di oggi del Giornale di Sicilia. Tanti i temi affrontati, dalla Tari alla Ztl al rimpasto, al flop del concerto di Capodanno al Cep. 

Il sindaco non accetta alcuna sconfitta anzi rilancia.

Per il 2020 le parole d’ordine di Leoluca Orlando sono queste: «Mettere in sicurezza la visione su Palermo». Ed è una frase che può suonare come una beffa nella città sgarrupata, con i servizi che non funzionano, una maggioranza politica che al Comune sembra perdersi in mille rivoli di rivalità e di interessi, col problema della gestione dei rifiuti da far tremare i polsi, i cantieri che tengono in ostaggio intere zone del centro. Ma lui, il sindaco, nonostante queste zeppe insite, non demorde, invita all’ottimismo e disegna strategie per il futuro.

La città, sindaco, naviga fra grandi problemi. Quest’anno quali idee guideranno l’amministrazione?

«La missione di quest’anno è di mettere a sistema e rafforzare il cambiamento culturale. Avendo come principio quello di essere alternativi agli egoismi».

Intanto c’è il problema dei rifiuti, dei bus che non passano mai, di un bilancio ingessato. Lei cosa intende di preciso con cambio culturale?

«Se dovessi morire oggi potrei dire missione compiuta, ma non completata. Il cambio culturale viene confermato da tutta una serie di segnali. Sono stato alla bocciofila allo Zen che lo scorso settembre ha fatto inchinare la statua di Padre Pio davanti alla stazione dei carabinieri; sono stato al Capodanno al Cep: e anche questo è un segno che costruisce il sogno».

Ma sembra essere stato un flop, pochissime persone sotto il palco.

«Che importanza hanno i numeri? Il punto era dare un segnale di attenzione. L’anno prossimo lo faremo in un altro quartiere e sarà un nuovo tassello di quel mosaico che tende a racchiudere la città in un unico quadro, in una stessa idea di comunità».

Intanto c’è il problema dei bilanci che ogni anno è sempre più difficile chiudere.

«Noi vogliamo dare vita a un tavolo permanente col governo nazionale e i sindaci. Il vero problema siciliano è che dipendiamo dal punto di vista ordinistico dalla Regione, da quello finanziario dallo Stato. Oggi, non essendoci più il commissario dello Stato, non c’è più un tavolo di negoziazione. Ormai si legifera e i Comuni sono costretti a subire. Da presidente dell’Anci Sicilia dico che quest’anno 200 comuni sotto i cinquemila abitanti rischiano di andare in dissesto perché si rischia un taglio dei trasferimenti agli enti locali di altri 40 milioni».

Ieri è stata pubblicata l’ordinanza che avvia dal 10 gennaio la Ztl di notte nel fine settimana. Ma lei aveva promesso che giorno 8 sarebbe stato in Consiglio per un confronto. Ma così si parte male, le minoranze sono già sul piede di guerra.

«Sull’argomento sento il dovere di spiegare al Consiglio le ragioni di una scelta che abbiamo già fatto. E sento il dovere di chiedere alla maggioranza di condividerlo, sperando ovviamente che lo faccia anche la minoranza. Nessuno è contento di questo provvedimento, ma è un punto di mediazione. L’emissione dell’ordinanza è un fatto tecnico degli uffici dopo che la giunta ha approvato la delibera, non c’era una volontà di scavalcare Sala delle Lapidi».

Nuove regole mettono a rischio i finanziamenti milionari del Patto per il Sud, comprese le tre nuove linee di tram…

«Ho ricevuto rassicurazioni, dal ministro della Coesione Provenzano: i finanziamenti saranno garantiti».

Analogo problema per il bando per le periferie.

«È vero, hanno rimesso tutto in discussione con una nuova commissione. Ma Fraccaro, il sottosegretario, mi ha assicurato che il 10 gennaio esamineranno, la parte del bando che riguarda la città e confermeranno le provviste finanziarie».

Parliamo dell’emergenza rifiuti. Quest’anno serviranno 30 milioni per trasportarli fuori Palermo. Dove troverete i soldi?

«Intanto vorrei partire dalla sentenza di assoluzione della Corte dei Conti che ha riconosciuto lo stato di confusione normativa e la strutturalità del problema. Sulla questione di Bellolampo, voglio dire che la settima vasca è di competenza della Regione e i ritardi sono a suo carico, così come le soluzioni. Aggiungo poi che noi intanto siamo arrivati al 25 per cento di raccolta differenziata…».

Veramente i dati dicono che è diminuita…

«No, è il 25 per cento. Quest’anno dovremo raggiungere quota 40 e nel 2021 il 60 per cento. Abbiamo 5 centri di raccolta, arriveremo a 18. I terreni su cui sorgono i Ccr sono comunali ma intendiamo conferirli al capitale di Rap».

Ma insomma, la tassa sui rifiuti aumenterà? Sì o no?

«Nel frattempo è cambiato il mondo. Ora è l’Arera (l’autorità per l’energia, ndr) che deciderà il livello della Tari: è come una camicia di forza».

Ma l’Arera fornirà il quadro di riferimento, criteri generali sulla base di percentuali di differenziata, cicli di spazzamento. Molto dipende ancora dall’amministrazione locale, insomma.

«Allora rispondo che noi siamo comunque per non aumentarla».

Le aziende arrancano. L’altro giorno il presidente di Amat ha presentato un conto salatissimo al Comune.

«A Michele Cimino e agli altri presidenti dico di non fare i tragediatori, anche se lo fanno a fin di bene e a difesa dell’azienda. Il bilancio consolidato è la risposta migliore perché gli allarmi non diventino tragedia. È vero che il trasporto urbano è in difficoltà. Ma, del resto, non è conveniente, tanto è vero che non c’è una sola impresa privata che se ne occupa. Dobbiamo lottare, avendo una visione. Il tram, bike e car sharing vanno nella direzione di alleggerire la città dal traffico privato. Solo così miglioreremo il servizio di mobilità pubblico».

Ci sono lamentele per i tempi di pagamenti dilatati del welfare e delle comunità che attendono i rimborsi.

«Vero, abbiamo avuto ritardi. Abbiamo assegnato un esperto di ragioneria alle Attività sociali. Questo garantirà una conformità delle determine ai criteri finanziari per evitare la navetta tra gli uffici per aggiustare i documenti».

Piuttosto, pare che lascerà l’incarico l’assessore alla Solidarietà sociale…

«No, Peppe Mattina resterà al suo posto. Sgravato da altre deleghe che appesantiscono il suo lavoro».

Aveva parlato di rimpasto entro la fine del 2019. Cosa è successo? Perché ha ritardato?

«Nulla di grave. Procederemo all’innesto di altri 3 assessori. Era stata una legge regionale a limitare a 8 il numero massimo in giunta, con un carico per ogni assessore francamente improbo. È arrivato il momento di alleggerire tutti. Non si tratta di assegnare tre posti, ma di razionalizzare le deleghe. Alla maggioranza e alle forze politiche chiederò di concordare le scelte che farà il sindaco».

Qualche nome?

«Ormai è questione di giorni».

Il profilo di chi sceglierà?

«Efficiente, veloce, volitivo».

Giovani?

«Anche giovanissimi, ma con quelle caratteristiche».