«La Commissione Europea discute ma la gente continua a morire in mare. L’Unione Europea deve garantire non solo che chi sbarca sulle nostre coste venga collocato in maniera equa in tutti i Paesi membri ma che dall’Africa si parta in maniera regolare. Il flusso non può essere affidato ai carnefici».

Così, a proposito del tema dei migranti, Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, ospite di Casa Minutella, il talk show condotto da Massimo Minutella su BlogSicilia.it.

Musumeci ha aggiunto che «all’Unione Europea bisogna chiedere di attivare politiche di cooperazione internazionale per evitare che i giovani africani debbano lasciare le proprie terre per cercare un Eldorado che, spesso, non trovano. Bisogna intervenire su tutto quello che lì manca».

PESCATORI SICILIANI

Sul tema dei pescatori siciliani che, spesso, sono bersaglio delle autorità marittime libiche e tunisine, il presidente della Regione ha detto: «Come Stato italiano diamo denaro e compriamo le motovedette. I paesi del Nord Africa non discutono di alte politiche diplomatiche. Ogni qual volta un rappresentante italiano si siede accanto a uno tunisino o libico, ci dicono: ‘Che ci date?’. Ci può stare ma bisogna anche conseguire dei risultati. Come risposta alle motovedette o alle autostrade sistemate non può esserci il mitra contro i nostri pescatori che rivendicano il diritto di pescare nelle acque internazionali. Uno Stato serio come l’Italia deve arrivare a un accordo: ‘Cara Libia, cara Tunisia, per noi il limite delle acque internazionali è a tot miglia, non possiamo rispettare quello che stabiliva Gheddafi: è cambiato il contesto così come le esigente. I nostri pescatori non sono pirati, vanno al largo per portare un pezzo di pane a casa».

MIGRANTI E COVID-19

Musumeci ha ricordato quanto successo lo scorso anno sul tema dei migranti in piena emergenza Covid-19: «Le autorità sanitarie di alcune province dell’Isola denunciarono che i centri di accoglienza dei migranti non garantivano il rispetto delle norme anti Covid-19. In locali con una capienza massima definita di 150 persone, ce n’erano 1.500. In piena pandemia, quindi, non potevo girarmi dall’altra parte e chiesi al Governo centrale di adeguare le strutture alle norme sanitarie o di evitare di accogliere le persone in quelle strutture perché avrebbero commesso una palese violazione delle norme».

«La polemica è nota. Roma fu in dificoltà e raggirò l’ostacolo, dicendo che non potevo occuparmi di migranti ma non l’ho fatto: mi interessai a cittadini sul suolo siciliano che non potevano rispettare le norme anti Covid. Da allora, però, qualcosa è cambiato. Il governo centrale, su nostra richiesta, ha sottoposto i centri di accoglienza a manutenzione. Inoltre, abbiamo chiesto di non far scendere i migranti sulla terraferma per la quarantena ma in posti neutri e così è poi avvenuto con le navi, anche se prima il Ministero ci aveva detto che costavano troppo».

RUGGERO RAZZA

Sul possibile rientro di Ruggero Razza nella Giunta, Musumeci ha detto: «Non c’è un solo motivo affinché egli non accetti la mia sollecitazione a tornare. Si è dimesso un’ora dopo avere ricevuto un avviso di garanzia, nonostante la mia contrarietà e nonostante non si tratta di un reato ma di un ipotesi di reato. Ho chiesto all’assessore Razza di continuare a dare il suo contributo».

RICANDIDATURA

Per Musumeci «il tema per i siciliani non è quello di capire se mi ricandido e se lo faccio con una coalizione o con un’altra. In questo momento è importante capire cosa fare per completare il nostro programma. Io ho bisogno di portare risultato. In base a quale ‘norma’ mi ricandido? Non per la prassi abituale secondo cui ogni presidente uscente si debba ricandidare per la seconda volta. Ma, da buon cittadino di provincia, rivendico il diritto alla ricandidatura per la legge del contadino che dice: chi semina, raccoglia. E dopo la semina c’è il raccolto. Abbiamo, infatti, rimesso in piedi una Regione che non c’era, promulgato leggi fondamentali e triplicato il numero dei cantieri. Legittimo ora pensare a raccogliere tutto quello che abbiamo seminato».

CONVERSIONE DEGLI OSPEDALI

Musumeci ha detto: «Il Covid-19 sta scemando, per fortuna. Ce lo dicono i numeri, anche se continuo a firmare zone rosse in alcuni comuni dell’Isola e questo mi tiene in apprensione. Ho dato, comunque, disposizione al Dipartimento di riconvertire il 50% dei reparti alla condizione originaria. Alla fine di giugno, poi, dopo avere osservato l’andamento epidemiologico, ci sarà i ripristino degli ospedali nella condizione pre-Covid».

«Nel feattempo – ha aggiunto Musumeci – ci sono 79 cantieri in cui si lavora per creare nuovi posti di terapia intensiva e stiamo lavorando con una celerità imprssionante». Tuttavia, per ogni sei posti di terapia intensiva «un medico specialista e in giro non ci sono», dando la colpa alle Facoltà di Medicina con accesso con il numero chiuso.

VACCINAZIONE IN SICILIA

Il presidente della Regione Siciliana ha affermato che «la diffidenza iniziale nei vaccini è stata superata. Stiamo andando avanti. Nell’Isola ci sono 104 hub aperti con personale preparato e anche volontari, che non finirò mai di ringraziare. Quasi 2 milioni e mezzo di siciliani hanno avuto almeno una dose del vaccino. Questo, però, non mi appaga perché ho l’esigenza di mettere tutta la comunità al sicuro e dobbiamo fare appello al senso di responsabilità».

IL FUTURO DELLA SICILIA

Leonardo Sciascia diceva che la Sicilia è irredimibile. Paolo Borsellino, invece, che diventerà bellissima: «Tanto Sciascia quanto Borsellino avevano ragione. Sciascia per l’esaltazione del pessimismo, che si alimentava della cultura della siciliturdine. Borsellino per la cultura dell’ottimismo, che si alimentava nella tradizione della sicilianità. Posso dire che il nostro è un popolo molto rassegnato e chi no lo è, è abituato ad accontarsi dell’esistente, spesso fa finta di voler cambiare ma si accontenta di quello che ha. Ogni giorno devo superare ostacoli per introdurre qualche elemento di novità ma non mi arrendo. Lo giuro sui miei figli e su quelli dei siciliani. Il mio compito è neutralizzare la cultura della rassegnazione e solo i giovani possono cambiare la Sicilia con una nuova cultura, una nuova energia, una nuova mentalità, a patto che si rendano conto che in questa terra non servono i centometristi ma i maratoneti»