Palermo

Liberi consorzi e Città metropolitane non esistono più, commissariare le ex province e riportarle al voto popolare

“Dopo il referendum respinto dagli italiani, sulle modifiche costituzionali proposte dal governo Renzi, che prevedeva l’abolizione delle Province e a seguire la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittima della legge Delrio in quanto incostituzionale, serve con urgenza un impegno politico per mettere ordine alla materia a cominciare dall’elezione diretta dei rappresentanti istituzionali”. Lo dice Salvatore Giuseppe Sangiorgi, presidente del Comitato Nazionale Pro Province.

L’appello a Musumeci, commissariare le Città Metropolitane

Prosegue Sangiorgi: “Seguendo il principio che le sentenze si commentano, ma non si disattendono e si applicano, facciamo appello al Presidente Musumeci e alle forze politiche presenti all’Assemblea Regionale Siciliana per adottare i provvedimenti necessari per procedere al commissariamento delle tre Città Metropolitane”.

Un passaggio inevitabile

Il presidente del Comitato Nazionale Pro Province spiega il perché dell’appello: “Un passaggio inevitabile e non rinviabile, che non può essere ostacolato minimamente dalle manovre di palazzo, perché la guida di un ente non può essere affidata a politici di fatto delegittimati a svolgere il ruolo, perché privi del requisite più importante l’investitura popolare, come sancito dall’Alta Corte”.

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Uso improprio e arbitrario del potere

Conclude Sangiorgi: “I siciliani, prima ancora di rispettare le regole hanno assoluto bisogno di credere nelle istituzioni e nell’autorevolezza dei loro rappresentanti nell’assunzione delle responsabilità, anziché assistere quotidianamente all’uso improprio ed arbitrario del potere, facendo sistematicamente forzature sulle leggi, con il rischio di mettere in discussione lo stato di diritto e il rapporto di fiducia tra eletti ed elettori del nostro Paese”.

Province al voto in tutta Italia ma non in Sicilia

Si sono svolte ieri le elezioni dei 31 Presidenti di Provincia e 75 Consigli Provinciali votati con il sistema elettorale di secondo livello da 68.499 sindaci e consiglieri comunali di oltre 5.500 Comuni, in rappresentanza di oltre 32 milioni e 500 mila cittadine e cittadini.

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Elezioni di secondo grado

Si tratta di elezioni di secondo grado, secondo quanto stabilito dalla legge 56/14 di riforma delle Province: elettori ed eletti sono infatti i sindaci e i consiglieri comunali, cui è affidata la responsabilità di votare per conto delle comunità e dei cittadini amministrati. Le Province in cui è votato anche per l’elezione del Presidente sono: Ancona, Alessandria, Ascoli Piceno, Avellino, Belluno, Bergamo, Biella, Caserta, Chieti, Crotone, Fermo, Ferrara, Forlì-Cesena, Grosseto, Imperia, Latina, L’Aquila, Lecco, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Parma, Pavia, Perugia, Pescara, Ravenna, Rovigo, Terni, Treviso, Verbano Cusio Ossola, Viterbo.

All’appello manca la Sicilia

Come ampiamente risaputo manca all’appello la Sicilia. All’Ars nei giorni scorsi è andata in scena l’ennesima storia dei “franchi tiratori” della maggioranza. Con un asse inedito tra Pd e Lega è stato deciso di rinviare tutto ma questa volta si punta a non farle tenere affatto. Lo scopo della politica siciliana è quello di ridar vita agli organi di secondo livello e indire elezioni ordinarie. Insomma far tornare alle urne i siciliani per eleggere le Province.

Il “duello” a Casa Minutella

Per rendere ancor più cristallino il quadro di una politica siciliana fortemente divisa sul tema basta guardare quanto accaduto nel corso della trasmissione di BlogSicilia “Casa Minutella”. Di fronte l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e il sottosegretario sempre alle Infrastrutture Giancarlo Cancellieri. Il primo ha attaccato Pd e 5 Stelle per aver dato vita nel 2014 ad una riforma che ha abolito le Province, condannandole però ad un limbo e ad una serie di disservizi a catena che hanno complicato tutto. Il secondo ha risposto per le rime, evidenziando che l’attuale governo Musumeci è al governo da 4 anni e in questo lungo lasso di tempo non ha mai messo mano alla riforma.

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