La Regione Siciliana concede altri quindici giorni di tempo per consentire al pubblico di presentare osservazioni sul progetto del termovalorizzatore di Catania. L’iniziativa, partita dall’Ufficio speciale per la valorizzazione energetica a seguito delle integrazioni documentali depositate il 2 settembre, punta a garantire “la più ampia partecipazione” all’iter autorizzativo. La mossa della Regione, limitata al solo impianto etneo, non spegne però le polemiche esplose in queste ore con gli ambientalisti.

Il fronte del “No”: anomalie e rischi per la salute

I due impianti gemelli, progettati per trattare 300 mila tonnellate di rifiuti all’anno ciascuno, sono finiti nel mirino di un duro appello congiunto inviato all’Assessorato Regionale all’Ambiente. Secondo i critici, le Conferenze dei Servizi sul Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) avrebbero fatto emergere lacune documentali e vulnerabilità ingegneristiche insuperabili, come la mancanza di impianti idonei per gestire i residui pericolosi e l’assenza di dati chiari sui rifiuti in ingresso.

Le associazioni chiedono lo stop immediato dei procedimenti o, in subordine, l’avvio di un’inchiesta pubblica.

Palermo e il caso Bellolampo

Sul versante palermitano, la scelta di localizzare l’impianto a Bellolampo viene contestata per tre motivi principali:

  • Traffico e smog: I camion dei rifiuti arriveranno da quattro province (Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta), aggravando l’inquinamento in un’area già critica per i livelli di biossido di azoto.
  • Pericolo geotecnico: Il piano di reimmettere il percolato trattato nella discarica esistente rischia di destabilizzare il sito e accumulare metalli pesanti, PFAS e diossine.
  • Rischio esplosione: Una nota dei Vigili del Fuoco ha segnalato la totale assenza della valutazione del rischio di esplosione (ATEX) per il metano e le polveri combustibili, chiedendo verifiche sulla normativa sui rischi di incidenti rilevanti (“Seveso III”).

Il nodo Catania: il vincolo cancellato “nottetempo”

Anche sul progetto etneo i dubbi rimangono alti. Gli ambientalisti segnalano il superamento delle soglie di accettabilità del rischio sanitario per i residenti e la mancanza di studi sull’impatto delle emissioni rispetto al vicino aeroporto di Fontanarossa.

A far discutere è anche la modifica del Piano Paesaggistico di Catania, che ha eliminato il vincolo di tutela che bloccava l’opera. Una decisione definita “anomala”, poiché assunta dal Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali scavalcando l’apposito Osservatorio del Paesaggio.

La proroga di 15 giorni concessa dalla Regione permetterà adesso un ulteriore round di osservazioni, ma la battaglia legale e politica sui termovalorizzatori siciliani sembra appena iniziata.

Gli attacchi non fermerannogli impianti

Ma gli attacchi ambientalisti non fermeranno l’iter degli impianti che prosegue a spron battuto guardando al 2028, anno in cui gli impianti dovrebbero entrare in funzione risolvendo, finalmente, l’eterna emergenza rifiuti siciliana