Soltanto arrivando al nucleo, si può comprendere la difficoltà di penetrare più strati. Soltanto arrivando al cuore, si accoglie il respiro della vita.

E’ così che Giusy D’Arrigo riesce a superare la materia brulla e renderla lucente, geniale, effervescente. Non sono semplici tele, quelle della D’Arrigo, ma sono miscelate a metalli, pigmenti, smalti e terre: il percorso dell’artista è netto a va avanti a capitoli: i primi paesaggi e le tele cercano altro, e trovano una via più consona.

Nel 2006, la scomparsa del fratello Angelo, campione mondiale di deltaplano, la spinge verso forme ancora più rarefatte. Nascono così queste ultime opere racchiuse nella mostra “Quintessenza. Tra Venus et Kosmos”, antologica che si inaugura domani alle 18, presso la galleria Li.Art a Palermo. Interverrà il critico d’arte Francesca Mezzatesta che ha curato il testo in catalogo. Esposizione promossa dalla Città di Palermo, dal Club Palermo Cibele Kiwanis International, Accademia di Sicilia e Zonta Club Palermo Triscele.

Nelle opere di Giusy D’Arrigo, il pensiero si fa colore, e il colore pensiero: per questo motivo molti suoi lavori sono oggetto di studio da parte di un pool di neurologi che fa capo a Fabrizio Vinci. La stessa artista promuove il progetto artistico “NethArs”, all’interno del più ampio programma “Connessus”: sculture di ampie dimensioni, in granito, pietra e bronzo dorato, montate su una struttura portante in acciaio. Le sculture e le tele denunciano la loro origine materica, cangiante, che fa largo uso di materiali duttili. La superficie lignea si fonde con il metallo, per dare vita a cosmogonie e cosmografie che incitano alla vita. Dal figurativismo del femmineo della prima ora, dal paesaggismo delicato, si passa ora ad arabeschi cromatici, motus impetuosi, vortici e spirali complesse, lave vulcaniche che emergono spesso da paesaggi incontaminati, gli stessi che amava tanto il fratello scomparso.

Ingresso libero.