Reddito e pensione di cittadinanza nel Palermitano restano una enorme roccaforte per migliaia di famiglie. Roccaforte di sicurezza economica e di “salvataggio” dalla povertà in una terra che non offre grandi opportunità occupazionali. I numeri del primo semestre del 2022 confermano indubbiamente che Palermo e provincia è uno dei territori nell’intero panorama nazionale che sfrutta questo sussidio statale che viene garantito a chi non lavora ed ha firmato il cosiddetto “patto per il lavoro”, vale a dire la messa a disposizione con il centro per l’impiego per trovare un’utile collocazione nel mercato del lavoro.

Numeri impressionanti

I numeri restano senza dubbio impressionanti. Nei primi sei mesi di quest’anno i richiedenti di reddito e pensione di cittadinanza sono stati ben 47.312, ciò significa il 5,3 per cento della quota nazionale. Proporzionalmente c’è stata una crescita rispetto proprio alla statistica nazionale quando lo scorso anno ci si fermava al 4,4 per cento.

I confronti in Sicilia

Palermo resta di gran lunga la provincia che in Sicilia detiene il maggior numero di richiedenti del sussidio. A inseguire c’è Catania che però si ferma a poco meno di 38 mila richieste, per il resto ci si attesta nella forbice compresa tra i 13 mila e i 4 mila richiedenti.

Curiosità

Una curiosità: con i suoi numeri Palermo surclassa intere regioni, come ad esempio la Toscana che in tutto ha registrato 30 mila richiedenti, l’Emilia Romagna, il Veneto e anche il Piemonte. Abbiamo citato solo le regioni più grandi, inutile elencare quelle piccole dove fisiologicamente Palermo presenta numeri ben più elevati. Altra curiosità: tra le province Palermo è dietro solo a Napoli e Roma sempre in riferimento al numero dei richiedenti.

La piaga delle truffe

Chiaramente nella logica dei grandi numeri si celano inevitabilmente anche i “furbetti”. Nel palermitano, purtroppo, le truffe scoperte sono state numerose. In questi giorni attorno al sussidio sono montate le polemiche e le proteste. Inps e ministero della Giustizia hanno siglato un protocollo che consente, dallo scorso 1 giugno, lo scambio di informazioni utili ai fini dei controlli sulla concessione e sulla revoca del Reddito di cittadinanza. Da qui la revoca di migliaia di Rdc relativamente a condanne con sentenza passata in giudicato da meno di 10 anni. È stato solo allo scadere di questa mensilità che però la norma ha preso effettivamente corpo con la revoca di decine di migliaia di Rdc. Ad opporsi è l’organizzazione regionale Antudo che tramite l’associazione Yairaiha onlus ha avviato ormai da un anno sportelli per le famiglie dei detenuti in diverse città della Sicilia: “Norma ingiusta e vendicativa da parte dello Stato” è stato detto.

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