I carabinieri del nucleo patrimonio culturale di Palermo hanno scoperto una rete di 20 tombaroli, quasi tutti di Paternò in provincia di Catania che lavorano tutti i giorni per scavare nei siti archeologici della Sicilia.

“Persone espertissime che conoscono tutti su quei luoghi spiega il maggiore Luigi Mancuso comandante del nucleo – Conoscevano le vie di fuga e i tesori che il sottosuolo conserva. Sono i siti di Termini Imerese, Corleone, Petralia a Palermo, Augusta (Sr), Cattolica Eraclea (Ag) e Mussomeli (Cl). Lavoravano in una rete più vasta che riusciva a recuperare reperti archeologici e trasportarli poi a Monaco in Germania per finire nelle case d’asta”. Una vera manna per questi operai che vendevano quanto trovavano a poche decine di euro a chi teneva le fila.

“Erano soprattutto le monete gli oggetti più ricercati – aggiunge il comandante del nucleo – Oggetti che possono valere poche centinaia di euro, fino al milione di euro per gli estimatori e i collezionisti. Monete di età greca soprattutto facilmente trasportabili. Per recuperarle utilizzavano i metal detector che i tombaroli nelle intercettazioni chiamavano canne da pesca”.

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Tutto quello che veniva raccolto veniva portato fuori dall’Italia e venduto a Monaco in Germania grazie all’organizzazione diretta dal siracusano Giovanni Stelo, arrestato nel corso dell’operazione, che poteva contare sull’apporto di Angelo Sichera, finito ai domiciliari e Giuseppe Spinola che ha l’obbligo di dimora a Paternò. L’operazione è solo all’inizio. I pezzi portati a Monaco raggiungevano un’altra destinazione di un altro paese europeo. Ma questo passaggio fa parte della prosecuzione dell’attività del nucleo tutela patrimonio dei carabinieri.

 

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