“Questa riforma non è un vangelo, non è immutabile. Pensavo che il lungo esame in commissione fosse bastato a trovare una sintesi. Così non è stato, per questo mi ero permesso di invitare tutti i gruppi parlamentari a un confronto istituzionale che potesse essere preliminare al dibattito d’aula, per abbreviare i tempi”.

L’ha detto il presidente della Regione Nello Musumeci, intervenendo in aula nel corso della seduta dedicata all’avvio dell’esame del ddl di riforma del settore dei rifiuti. “Questo ddl si offre al confronto in aula con tutti i gruppi parlamentari – ha aggiunto Musumeci – tutto quello che c’è da migliorare potrà essere migliorato, non siamo affezionati a nessuna norma in particolare. Ci auguriamo che restino gli otto Ambiti di natura pubblica e la parte che tutela i lavoratori, sia gli operatori che gli amministrativi”.

Quanto ai contenuti della riforma, Musumeci ha detto: “C’è da capire se vi è davvero la volontà di realizzare impianti pubblici in Sicilia: vogliamo sottrarre la gestione dei rifiuti al controllo totale da parte dei privati, che devono si poter lavorare, ma sotto il costante controllo della Regione e con un adeguato bilanciamento con strutture pubbliche. Vogliamo tagliare le unghie alla criminalità organizzata che, è stato dimostrato, ha forti interessi nel settore. Questo – ha aggiunto il presidente della Regione – è lo sfondo sul quale si costruisce la nostra riforma”.

Musumeci ha, di fatto, anticipato la mossa delle opposizioni pronte a chiedere di rinviare in Commissione l’intero disegno di legge. Una idea nata in casa 5 stelle ma sposata dal Pd e che ha creato qualche preoccupazione visto che i numeri avrebbero potuto permettere all’opposizione  compatta di portare a termine questo blitz.

Il perché della richiesta di stop è sì politico ma anche tecnico ed i 5 stelle lo hanno spiegato in conferenza stampa con attenzione ai particolari. La riforma avrebbe più di un vulnus che rischia di paralizzare perfino il piano dei rifiuti.

Da un lato la norma prevede la nascita di 9 Ada al posto delle 18 Srr, strutture che coincidono con i territori delle ex province e già questa sarebbe una scelta insensata visto che province come Enna e Caltanissetta non possono dar vita ciascuna ad un impianto e Cozzovuturo, l’impianto ennese, è in grado di trattare i rifiuti di entrambe le province e forse anche di parte di una terza. gli ambiti territoriali secondo una scelta’ politica’ sarebbero, dunque, privi di logicità. Ma la cosa che preoccupa di più è la decisione di sottoporre il piano rifiuti in approvazione al parere delle Ada, le nascenti strutture che dovrebbero essere costituire in 180 giorni. Un percorso che rischia di bloccare il piano rifiuti. “Se non si è riusciti a fare le Srr in 5 anni perché si dovrebbe riuscire a fare le Ada in sei mesi?” si chiedono in casa 5 stelle.

C’è poi il grande tema del personale che rischia di restare incastrato in un limbo fra le vecchie e le nuove struttura d’ambito come già avvenuto fra Ato ed Srr, passaggio mai completato, e adesso nel passaggio verso le Ada.

Ma secondo la coalizione di Governo tutte queste sono solo scuse per nascondere un tema di natura politica. La riforma si può modificare, ribadisce il Presidente della Regione e dunque i problemi tecnici si possono risolvere. Bastano gli emendamenti correttivi, dicono dalla coalizione ma i 5 stelle sottolineano come alcune delle proposte in questione sono già state bocciate.

Il clima è caldo come forse mai prima d’ora in questa legislatura ma governo e maggioranza superano subito questo primo “ostacolo d’aula” bocciando una votazione per “alzata e seduta” la proposta di rinvio in commissione: “35 voti contrari e 27 a favore”, ha detto il presidente di turno Roberto Di Mauro subito dopo il voto.

“Questa riforma è contorta, non risolve i problemi del settore, ci sono norme che sono fuori dal mondo. In commissione fino ad ora ogni volta che abbiamo esposto il nostro punto di vista è stata fatta prevalere la forza dei numeri”, aveva detto Anthony Barbagallo, parlamentare regionale del Pd, intervenendo a sostegno della proposta di del capogruppo M5S Francesco Cappello. Contraria al rinvio, il presidente della commissione Ambiente Giusy Savarino. “Ci siamo confrontati a lungo su questo ddl, oggi abbiamo celebrato la ventinovesima seduta di commissione dedicata a questa riforma. Siamo stati disponibili a confrontarci su tutto, abbiamo lavorato seguendo le indicazioni del Governo nazionale, della Corte dei Conti e dell’Autorità Anticorruzione”. L’aula ha dunque iniziato la discussione generale della riforma.

Protestano i 5 stelle “La riforma del settore rifiuti proposta dal governo Musumeci non ha né capo né coda, non risolve praticamente nulla, anzi probabilmente peggiorerà la situazione attuale. Sul ddl gravano 700 emendamenti e altri 40 di riscrittura, di iniziativa governativa e con questi presupposti non può essere affrontato dall’aula. L’unica via possibile era far tornare la proposta in commissione Territorio e Ambiente, proposta appena bocciata dall’aula” dicono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle – il capogruppo Francesco Cappello e i componenti della commissione Ambiente, Giampiero Trizzino, Nuccio Di Paola, Stefania Campo e Valentina Palmeri – che oggi sul tema hanno tenuto una conferenza stampa. I deputati spiegano che “proprio per queste ragioni è stato rifiutato il confronto che Musumeci aveva chiesto sulla riforma: un tentativo maldestro e tardivo di discutere in sedi private – una volta scaduto il termine per presentare emendamenti, quindi a giochi chiusi – quel che dev’essere affrontato nella sede istituzionale opportuna, cioè la commissione”.

“L’abnorme quantità di emendamenti – hanno detto i deputati – indica che il governo è confuso, non è d’accordo con sé stesso. Proprio quello che si era proposto come il governo delle riforme, al banco di prova della riforma rifiuti fa flop, con un disegno di legge che sulle questioni principali non fornisce risposte concrete e non supera i problemi che si sono verificati a causa della incompleta applicazione della legge 9/2010. Almeno tre i fronti più critici: il personale (migliaia di impiegati dovranno sottoporsi ad un concorso pubblico), gli impianti (la cui proprietà e il passaggio tra Ato e i nuovi soggetti gestori non viene per niente chiarito) e la spaventosa massa debitoria di 2 miliardi di euro accumulati dai Comuni nei confronti delle ex Ato. La riforma creerebbe ambiti territoriali coincidenti con le province, un retaggio del passato, condannato più volte dalla Corte dei conti e dal ministero dell’Ambiente. Dei nuovi soggetti gestori, le Ada, i tempi di attuazione sono del tutto indefiniti. Infine, e non certo in ordine di importanza, non ci si allinea alle direttive sull’economia circolare, in corso di recepimento a livello nazionale, concependo così una riforma già carente e superata. Ribadiamo quindi che la soluzione più ragionevole era ricominciare da capo, facendo ripartire l’iter dalla commissione”, hanno concluso i deputati.

Duro anche il Presidente dell’Antimafia Claudio Fava “Il Presidente della Regione ha fatto stasera in Aula all’ARS un
intervento degno di un discorso di insediamento, pure dichiarazioni programmatiche, come se non avesse governato già per 24 mesi. Affermare che non si sono costruiti impianti pubblici per la lavorazione dei rifiuti solo per i ritardi accumulati dai precedenti governi è un modo svelto e furbo per tirarsi fuori dall’angolo. Tacendo che la proroga decennale alla Oikos di Proto e l’autorizzazione per espandere di 1,8 milioni di metri cubi gli impianti della Sicula Trasporti portano la firma di questo governo! Occorre un vero e serio Piano dei rifiuti, non un disegno di legge che
è solo una proposta di riorganizzazione della governance, incapace di entrare nel merito dei problemi, anzi del problema: la predominanza e la pervasività dei privati e dei loro business nel ciclo dei rifiuti in Sicilia”.

Alla fine, però un passaggio in Commissione ci sarà. “Propongo di procedere da domani con l’esame in aula dei primi articoli del testo, nel frattempo come già annunciato lavoreremo in commissione alla riscrittura di alcune norme che al momento rischiano di creare dubbi: riuniremo nuovamente la commissione martedì mattina” ha detto Giusi Savarino, presidente della commissione Ambiente intervenendo nel corso del dibattito sulla riforma dei rifiuti. L’aula è dunque stata rinviata a domani alle 16 per l’esame degli articoli più “semplici” del testo, quindi si riunirà la commissione la cui seduta è formalmente fissata per martedì mattina prossimo alle 11.