Il direttore generale del Policlinico di Palermo Renato Li Donni sarebbe indagato dalla Procura del capoluogo siciliano con l’accusa di falso. Secondo l’accusa mossa dal Pm Luca Battinieri, Li Donni avrebbe confermato alcuni titoli poi prodotti da Giovanni Migliore, nominato dalla Giunta Crocetta direttore generale dell’Azienda ospedaliera Civico di Palermo, consentendogli, dunque, di ottenere quell’incarico.

Il manager del Policlinico era stato convocato per oggi pomeriggio per rendere interrogatorio, ma ha preannunciato che si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere ed è stato autorizzato a non comparire.

Attraverso il proprio legale, Li Donni presenterà una memoria in cui respinge le accuse. Giovanni Migliore non risulta invece iscritto nel registro degli indagati.

Il primo a denunciare irregolarità nei curricula di manager, direttori sanitari ed amministrativi degli ospedali siciliani era stato il Cimo, il sindacato della sanità ma la battaglia si era presto spostata anche su altri fronti e sindacati con Fials denunciarono altre irregolarità nei curricula di altri manager e dirigenti ma molte di quelle battaglie si erano concluse con la riabilitazione dei ‘sospesi’

La nuova indagine nasce da un filone emerso nell’inchiesta su Matteo Tutino, medico personale del governatore Rosario Crocetta e primario di Chirurgia plastica di Villa Sofia rinviato a giudizio con l’ex manager Giacomo Sampieri e altre tre persone per truffa aggravata ai danni del servizio sanitario. In alcune intercettazioni del fascicolo su Tutino ci sono riferimenti a Giovanni Migliore.

A finire sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, il certificato di servizio predisposto dagli uffici del Policlinico e firmato da Renato Li Donni, allora commissario straordinario poi confermato direttore generale. Documento che nel 2014 Migliore ha presentato in assessorato subito dopo la nomina per dimostrare di avere i titoli fino ad allora autocertificati. I dubbi riguardano la natura e la durata degli incarichi ricoperti da Migliore. Per essere scelti alla guida di un’azienda sanitaria occore infatti avere rivestito il ruolo di direttore di struttura complessa per almeno cinque anni nei sette prima della nomina.

Non si tratta dell’unico caso di presunti falsi titoli in sanità su cui indagano gli inquirenti: un’altra indagine è nelle mani del sostituto procuratore Daniela Varone in merito a Giuseppe Noto, l’ex direttore sanitario dell’Asp di Palermo.