Stato di agitazione delle strutture convenzionate della sanità siciliana. Sabato 8 novembre 2025, oltre 250 delegati si sono riuniti a Palermo per l’assemblea regionale intersindacale con l’obiettivo comune di superare la paralisi del sistema sanitario.

Al termine dell’incontro, ospitato all’Astoria Hotel, sono state approvate due mozioni decisive. Da una parte, l’annuncio di una manifestazione pubblica regionale il 26 novembre davanti a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione Siciliana. Dall’altra, una serrata generale delle strutture convenzionate, che potrebbe protrarsi fino a quando il governo regionale non darà risposte concrete.

All’evento hanno preso parte ben 14 sigle, tra cui SIOD, CROAT, CONFCOMM SALUTE, FEDERBIOLOGI e SILAB, portando la voce di migliaia di professionisti del comparto sanitario accreditato e convenzionato. Un fronte ampio e compatto, deciso a denunciare una paralisi gestionale che, secondo i promotori, sta compromettendo la tenuta dell’intero sistema sanitario regionale.

“È il Presidente della Regione che deve assumersi la responsabilità politica di questa paralisi – hanno dichiarato il Dr. Francesco Romano, Segretario Generale del SIOD (Sindacato Italiano Odontoiatria Democratica) e Vito Brancato vice presidente del CROAT –. Le strutture convenzionate non chiedono privilegi ma il rispetto di regole, tempi e tariffe che consentano di garantire ai cittadini le cure e la continuità assistenziale”.

Tariffe ferme e inflazione alle stelle: il sistema non regge più

Il grido d’allarme lanciato dalle categorie sanitarie non riguarda solo i propri diritti contrattuali, ma il diritto dei cittadini ad avere un servizio sanitario efficiente e sostenibile. Il cuore del problema è la mancanza di aggiornamento delle tariffe riconosciute alle strutture convenzionate, spesso ferme da oltre vent’anni. In un contesto economico in cui l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, continuare a lavorare su cifre storiche diventa insostenibile.

“Non possiamo più lavorare su cifre storiche – hanno affermato il Dr. Castellaneta e il Dr. Brancato –. Servono risorse coerenti con le esigenze di oggi, non con quelle di vent’anni fa. Le tariffe devono “riscaldarsi” insieme alla vita reale del sistema sanitario, non restare congelate”.

A questo si aggiunge l’assenza di un meccanismo di adeguamento automatico dei rimborsi alle strutture, che obbliga i professionisti a continui confronti con la burocrazia regionale per far valere diritti basilari. Secondo quanto emerso durante l’assemblea, le sigle sindacali chiedono una programmazione sanitaria fondata su dati reali di fabbisogno, e non su stime obsolete o su logiche di favore.

Odontoiatria convenzionata: un fronte spaccato

Uno dei settori più colpiti da questa situazione è quello dell’odontoiatria convenzionata. In Sicilia operano circa 250 strutture odontoiatriche convenzionate che, però, non sono iscritte ad alcun sindacato. Una frammentazione che secondo i promotori dell’assemblea contribuisce a indebolire la categoria, a scapito della possibilità di ottenere risultati concreti.

“In questo momento – ha aggiunto Romano – solo SIOD e CROAT stanno agendo con senso di responsabilità, competenza e trasparenza nell’interesse dei cittadini e dell’intera categoria. È tempo di abbandonare quei piccoli gruppi autoreferenziali, privi di mentalità sindacale e di visione collettiva, che continuano a tirare acqua al proprio mulino e a diffondere divisioni inutili”.

Non è mancata una critica aperta ad alcune sigle minori che, per interessi personali, hanno scelto di non partecipare all’assemblea. “È una mentalità giurassica – hanno commentato Romano e Brancato – che vive ancora di favoritismi, clientelismi ed egoismi. È la stessa cultura che ha contribuito a ridurre la sanità nelle condizioni attuali. Oggi diciamo basta: bisogna tornare all’essenza del nostro mestiere, che è curare, servire e lottare per ciò che è giusto, nell’interesse dei pazienti e della collettività“.

Sanità in rivolta: il 26 novembre scatta la protesta

Il messaggio lanciato all’unanimità è chiaro: se la politica continuerà a ignorare le richieste di un intero comparto, la protesta andrà avanti. La serrata delle strutture convenzionate rappresenta una misura estrema, ma ritenuta necessaria. Gli operatori sanitari coinvolti non chiedono trattamenti di favore, ma semplicemente che vengano garantite condizioni minime per poter lavorare e offrire un servizio dignitoso ai cittadini. “Non si tratta di una battaglia di parte – concludono il Dr. Romano e il Dr. Brancato – ma di un atto di dignità per la sanità siciliana. Il Presidente Schifani deve intervenire subito: da oggi la responsabilità è tutta nelle sue mani”.

La manifestazione del 26 novembre, con corteo e sit-in davanti alla Presidenza della Regione, sarà il primo atto visibile di una mobilitazione più ampia. Un banco di prova importante per capire se la Regione è disposta ad aprire un confronto reale con il mondo delle professioni sanitarie o se si continuerà a operare nella paralisi.